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Ultimo aggiornamento: Lunedì 16 Ottobre 2017
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Titolo pagina: "Be My Eyes", ecco l'app al servizio continuo di ciechi e ipovedenti

Ideata da un cittadino danese, sta rivoluzionando la possibilità di connessione delle persone non vedenti di 150 paesi. Grazie al suo utilizzo sono state già evase oltre 231mila richieste di aiuto in tutto il mondo. Un'app di servizio per migliorare la vita di ciechi e ipovedenti. È "Be My Eyes" , letteralmente "sii i miei occhi", una applicazione gratuita per iPhone e dispositivi Android che permette a chi è affetto da cecità di compiere gesti altrimenti impossibili.

L'app "Be My Eyes".
Testata di recente anche da un giornalista ipovedente del Guardian, "Be My Eyes" è nata il 15 gennaio 2016 da un'idea di Hans Jørgen Wiberg, cittadino danese ipovedente, in forza all'Associazione danese dei ciechi. È stato qui che Wiberg ha iniziato a pensare ad una tecnologia che potesse offrire un aiuto attivo a ciechi e ipovedenti nel compiere i più comuni gesti quotidiani. Dopo una fase di ricerca di soci e fondi durata tre anni, Wiberg è riuscito a realizzare il suo progetto e a lanciare l'app in rete. Si tratta di un software che permette a ciechi e ipovedenti di avere un panorama di ciò che li circonda grazie a una videochiamata con un volontario aderente al programma.

Come funziona "Be My Eyes"?
Il servizio di "Be My Eyes" è totalmente gratuito e attivo senza limiti per 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Per usarlo basta scaricare l'applicazione e fare il log in dal proprio smartphone. Da quel momento all'utente basterà semplicemente toccare un pulsante sul display del proprio dispositivo per richiedere un'assistenza visiva. "Be My Eyes" chiamerà automaticamente un volontario che parla la stessa lingua dell'assistito, e stabilirà una video connessione fra i due usando la fotocamera posteriore del telefonino. A quel punto l'utente potrà fare al volontario domande di qualsiasi genere su ciò che avrà bisogno di sapere: si potrà, ad esempio, chiedere di trovare un oggetto perso, di descrivere un'immagine, di indicare il colore di un indumento, la scadenza di un prodotto alimentare, di controllare se le luci di casa sono spente o accesse, di verificare gli orari di arrivo e partenza di un mezzo pubblico.

I numeri dell'applicazione.
L'applicazione, dicono i suoi sviluppatori, "sfrutta il potere della generosità, della tecnologia e della connessione umana per aiutare gli individui ciechi e ipovedenti a condurre una vita più indipendente". Un concetto che ha già convinto ad aderire al programma ben 507.335 volontari e 35.561 utenti ciechi o ipovedenti, in 150 paesi. Secondo i numeri forniti dalla piattaforma web, l'app ha già permesso di evadere oltre 231mila richieste di aiuto in tutto il mondo. Una diffusione tanto rapida è stata resa possibile anche dalle regole del progetto che prevedono totale libertà e discrezionalità per i volontari. Questi vengono chiamati dall'applicazione in base ai diversi fusi orari e al tipo di lingua parlata (sono 95 quelle selezionabili sull'app). L'utente non dovrà così preoccuparsi di disturbare nessuno anche durante gli orari notturni. La rete di volontari è così ampia che - spiegano i responsabili - se un utente statunitense ha bisogno di un aiuto durante le ore nottu rne, verrà automaticamente connesso con un'assistente in Inghilterra o Australia, paesi anglofoni, ma con fusi orari diversi.

I volontari di "Be my Eyes".
L'oltre mezzo milione di volontari aderenti all'app sono la vera colonna portante dell'intero progetto. Raggiungere un numero così cospicuo di persone e impiegarle in un'attività di servizio gratuito è stato reso possibile soprattutto dalle politiche del progetto che lasciano totale discrezionalità di gestione del proprio impegno. Il setting standard per ricevere chiamate è impostato dalle 7 alle 22 del proprio orario locale e dà comunque la possibilità di rifiutare la chiamata in caso di impossibilità a rispondere. I volontari sono chiamati in modo casuale e se non dovessero essere in grado di rispondere, la piattaforma girerà automaticamente la chiamata al primo collega disponibile. Un sistema, questo, che garantisce che il 90% delle chiamate sia servito entro i 60 secondi.

Sicurezza garantita.
I comportamenti per la tutela della privacy richiesti ai partecipanti di "Be My Eyes" non sono poi così differenti da quelli rivolti a tutte le altre persone. Sconsigliato fornire numeri di carte di credito, password email, numeri di documenti personali, così come è vietato abusare del servizio per scopi non compatibili con le sue finalità. Le regole sull'uso corretto del programma garantiscono entrambe le parti in comunicazione da un potenziale uso illegittimo del servizio. La privacy dell'utente è sempre protetta dall'anonimato: nessun volontario riceve il numero di telefono, il nome, l'indirizzo, l'email, o altre informazioni personali riguardanti coloro che chiedono aiuto. Questi, dal canto loro, dovranno esimersi dal condividere contenuti considerati illegali, sessualmente espliciti, o riportanti messaggi di istigazione all'odio.


Articolo tratto da "Sky Tg24"

10 Luglio 2017

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