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ATRI Onlus - Associazione Toscana Retinopatici ed Ipovedenti

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Ultimo aggiornamento: mercoledì 18 Aprile 2012
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Titolo pagina: «Nessuna truffa. Percepisco la luce ma sono cieco»

DALMINE - «Non ho truffato l'Inps: sono cieco e non ho simulato nulla». Non ci sta alle accuse M. M., il sessantottenne ex camionista di Mariano di Dalmine finito agli arresti domiciliari venerdì con l'accusa di truffa aggravata per essersi finto cieco totale e per aver in questo modo percepito per 15 anni indebitamente pensione e indennità di accompagnamento. Ieri mattina, durante l'interrogatorio di garanzia in Tribunale davanti al giudice delle indagini preliminari Alberto Viti, in quasi un'ora e mezzo ha respinto tutte le accuse che gli venivano mosse.
Il suo difensore, l'avvocato Eugenio Sarai, proprio ieri mattina ha depositato allo stesso gip anche una perizia medico legale, disposta e utilizzata dal Tribunale penale di Bergamo nel 2004, in cui si attesta che effettivamente il sessantottenne è cieco totale, in quanto colpito da una forma degenerativa agli occhi, e nello specifico soffrirebbe di corioretinite atrofica maculare binoculare: riuscirebbe solo a percepire la luce.
L'avvocato ha anche prodotto alcuni certificati medici dell'uomo, risalenti agli anni 2002 e 2003, rilasciati da strutture pubbliche, in cui si attesta l'effettiva cecità. Nello specifico, durante il lungo interrogatorio il sessantottenne - arrivato accompagnato dalla moglie, che lo ha guidato passo passo lungo il percorso fino all'aula d'udienza al secondo piano e lo ha assistito anche al momento di firmare dei documenti - ha dato una giustificazione a tutte le presunte immagini che lo incriminerebbero e che hanno portato il pubblico ministero Franco Bettini a chiedere e ottenere un'ordinanza di custodia cautelare.
Alla base dell'inchiesta ci sarebbe una segnalazione arrivata ai carabinieri ad aprile: i militari poi, anche con l'aiuto di colleghi di altre regioni, hanno tenuto sotto controllo l'ex camionista, filmandolo e fotografandolo al mare, per strada o mentre faceva, per esempio, giardinaggio. Sulla base delle risultanze, il pm aveva ottenuto l'ordinanza.
Ben diversa la versione resa ieri dall'uomo. Ha spiegato M. M. che riuscirebbe a svolgere tutta una serie di attività di routine nella sua casa (tra cui la potatura delle piante, come mostrato dal filmato) e in alcuni altri luoghi solo grazie alla profonda conoscenza dei posti, alla familiarità. Oltre tutto, come ha tenuto a precisare, in quasi tutte le circostanze, pur non comparendo nel video e nelle immagini (comprese quindi quelle che lo ritraggono al mare mentre porta un ombrellone), sarebbe presente e a poca distanza la moglie, per ogni necessità. Nessuna truffa quindi, ma piuttosto una «scioltezza» di movimenti dovuta semplicemente al frequentare sempre gli stessi luoghi e al fare le stesse azioni da molti anni. Proprio sulla base di quanto emerso durante l'interrogatorio e con il supporto della perizia medico legale e della documentazione medica prodotta, l'avvocato Sarai ieri ha chiesto la revoca della misura cautelare: richiesta a cui il pm, sulla base di quanto comunque appare nelle immagini e in mancanza per ora di una prova certa, si è opposto.
Praticamente congiunta, invece, la richiesta di una ulteriore perizia medico legale per accertare, una volta per tutte, la capacità o meno di vedere dell'ex camionista.
Sulla prima richiesta il gip Viti si è riservato di decidere, prendendosi tempo anche per valutare i documenti depositati ieri. Già disposta invece la nuova perizia: nei prossimi giorni verrà indicato l'esperto prescelto per gli accertamenti del caso. Nel frattempo, pur non contando al momento altri indagati, l'inchiesta prosegue, soprattutto per valutare eventuali altre responsabilità in chi ha certificato la cecità nel corso degli anni.

Articolo di Tiziano Tista de "L'Eco di Bergamo"


Dal punto di vista medico-legale potrebbe essere tutto in regola.
Il falso cieco potrebbe non essere così falso. La legge (381 del 1970 e 138 del 2001) definisce infatti ciechi totali tre categorie di persone: «Coloro che sono colpiti da totale mancanza della vista in entrambi gli occhi; coloro che hanno la mera percezione dell'ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi, oppure nell'occhio migliore e infine coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3%».
Sono considerati ciechi civili le persone che, «a seguito di visita medica presso la competente Commissione sanitaria, siano riconosciuti affetti da cecità totale o abbiano un residuo visivo non superiore ad un ventesimo in entrambi gli occhi per causa congenita o contratta non dipendente dalla guerra, da infortunio sul lavoro o dal servizio».
Il pensionato di Dalmine, affetto da corioretinite atrofica maculare binoculare, potrebbe quindi ricadere nella categoria di ciechi civili con un residuo visivo non superiore a un ventesimo. «Non in grado di guidare o andare al cinema, per intenderci, ma capace di muoversi abbastanza bene in ambienti familiari, piantare un ombrellone in spiaggia o tagliare dei rami – spiega Stefano Zenoni, direttore dell'Unità operativa di oculistica degli Ospedali Riuniti –.
Bisogna infatti distinguere ciò che normalmente si intende come cieco, cioè una persona che non vede, dalla definizione medico-legale, che è tutta un'altra cosa e segue tabelle ben precise».
Il caso del «falso cieco» dovrà quindi essere valutato con attenzione e per questo il gip del Tribunale ha già disposto una perizia: «Esistono test molto sofisticati per verificare se questa persona è un simulatore – continua il medico – comunque ci sono persone con un residuo visivo di un cinquantesimo che riescono a orientarsi e muoversi, mantenendo un certo grado di funzionalità. Per fare un esempio, quest'estate al mare ho visto il cantante Andrea Bocelli in bicicletta: era appoggiato alla compagna ma pedalava senza alcuna difficoltà. Questo per sottolineare che non bisogna avere un approccio troppo superficiale con simili patologie».
Insomma, niente giudizi affrettati: anche se, guardando i filmati e le fotografie, il «falso cieco» sembra muoversi con una scioltezza impressionante, potrebbe essere comunque ritenuto invalido al cento per cento e aver quindi beneficiato lecitamente della pensione e dell'accompagnamento.

Articolo di K. Man de "L'Eco di Bergamo"

17 Novembre 2011

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