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ATRI Onlus - Associazione Toscana Retinopatici ed Ipovedenti

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Ultimo aggiornamento: giovedì 2 Febbraio 2012
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Titolo pagina: Educazione permanente e Crescita personale, due canali per l'autonomia.

Esperienze di educazione permanente e di mutuo insegnamento.

L'educazione permanente, ovvero "apprendimento lungo tutto il corso della vita", è in generale, un processo che accompagna lo sviluppo personale, professionale e sociale degli individui.
Nello specifico, per i non vedenti ed ipovedenti, questo percorso verso la crescita personale, ha la fondamentale funzione di sperimentare comportamenti positivi per la propria persona attraverso l'apertura a sollecitazioni esterne che implicano una risposta attiva, riducendo comportamenti e atteggiamenti di chiusura.
Il concetto di apprendimento per tutta la vita supera la distinzione tradizionale tra educazione iniziale e permanente. Esso risponde ovviamente alle sfide poste da un mondo in continuo cambiamento, nel quale si registra anche un generale allungamento della vita media, fattori questi che implicano la necessità che l'individuo torni ad istruirsi e ad imparare per affrontare nuove situazioni che emergono nella sua vita personale, lavorativa, sociale eccetera.
Nelle pagine successive intenderemo l'educazione permanente (longlife learning) come un intervento della persona su se stessa con ricadute positive in termini personali e di integrazione sociale.
Così come il normodotato anziano, scrittore in erba od elemento attivo nella vita familiare, il cieco o l'ipovedente anziani, ancora efficienti, attraverso stimoli adeguati possono acquisire abilità che consentano loro di utilizzare il tempo disponibile per attività e compiti gratificanti nonché utili per la famiglia producendo in non pochi casi un rovesciamento dei ruoli trasformandosi da persona assistita a persona che invece assiste a un mutamento della propria vita, in casa, nei rapporti con gli amici, e nella società in generale.
Peraltro le esperienze di mutuo insegnamento di cui è piena di esempi la storia della pedagogia sono più che mai attuali e all'interno di una associazione costituiscono uno strumento estremamente utile per l'apprendimento di abilità e competenze inerenti l'uso di ausili, computer e altro materiale.
Un passaggio di conoscenze che mentre consente a qualcuno di apprendere cose non conosciute, consente altresì a chi già le conosce di migliorarle affinando tra l'altro tecniche di insegnamento utili sia per lui che per colui che da "allievo" si trasformerà a sua volta in "maestro" per qualcun altro.

L'esperienza di M.: riscoprirsi autonomi

M. vive in casa con la madre anziana e il marito in un piccolo centro della Toscana. È cieca ed è affetta da ipoacusia grave che cerca di contrastare con un apparecchio.
La sua vita fino a poco tempo fa si svolgeva in casa con l'hobby di lavorare all'uncinetto e a maglia, riuscendo a fare manufatti veramente belli. In casa appunto, perché fuori la cosa avrebbe creato confusione nella gente che sapendola cieca non si sarebbe resa conto di come riuscisse nonostante la sua menomazione.
La madre, anziana, cura la vita familiare, andando a fare la spesa, recandosi in farmacia, dal dottore, in banca, alla posta.
Poi la vita di M. cambia. Decide di accettare la proposta della associazione cui è iscritta di frequentare un corso di orientamento e mobilità.
M. è sulla sessantina. Solo ora ha potuto riscoprire il valore delle amicizie, la gratificazione di essere lei ad occuparsi della madre togliendole in parte il peso della conduzione delle faccende domestiche andando lei il più delle volte a fare la spesa, a comprare le medicine eccetera. Ma soprattutto si è notevolmente ampliata la sua vita sociale perchè la gente del posto vedendola così autonoma la invita a prendere il caffè, a fare quattro chiacchiere, o a fare l'uncinetto insieme, cose che prima non avvenivano per atteggiamenti di timore e paura di non sentirsi capaci di interagire con lei.
Ora M. non ha più bisogno di attendere il marito o la madre per uscire, esce da sola e partecipa attivamente alla vita sociale. Ad esempio ha organizzato nell'ambito dei festeggiamenti paesani promossi dalla Pro Loco del piccolo centro in cui vive una mostra di lavori fatti a mano da persone non vedenti e che sono giunti un po' da tutta la Toscana, un avvenimento che l'ha davvero gratificata.
Questa esperienza ha avuto un grande valore nella vita di M., consentendole di fare un percorso personale di automiglioramento e che lei non si sarebbe mai immaginata chiusa nel guscio della sua casa e del suo piccolo centro.
Ma quanti sono i non vedenti raggiunti da questo tipo di riabilitazione?
Esiste una informazione capillare da parte di enti e organizzazioni che, nell'ambito dei propri compiti istituzionali, dovrebbero aver cura di informare raggiungendo tutti i possibili interessati?
Ho motivo di credere che e per mancanza di risorse economiche e per questioni collegate alla lentezza della burocrazia l'informazione non raggiunga tutti gli interessati. Eppure viviamo nell'era della comunicazione dove una vasta gamma di canali di comunicazione consente di raggiungere in maniera assai rapida ogni parte del mondo tanto da aver rivoluzionato i concetti di spazio e tempo.
Francamente ritengo che con una collaborazione fattiva tra enti coinvolti l'informazione giungerebbe sicuramente a destinazione. Ovviamente non è detto che questo interessi tutti i non vedenti indistintamente. Ci sono ad esempio coloro che non sono ancora pronti a causa di un rapporto difficile con la propria condizione di disabilità visiva mostrando di conseguenza atteggiamenti di rifiuto.

L'esperienza di A.: un ottantenne cieco alle prese con il PC

A. ha più di 70 anni ed è cieco dalla nascita. Per tutta la vita ha tenuto allenata la mente insegnando le lingue agli studenti. Negli ultimi tempi, andato in pensione, trascorreva il proprio tempo libero ascoltando la musica al registratore e andando a fare passeggiate in città con la moglie.
Purtroppo, si sa, andando in là con gli anni gli acciacchi aumentano. La moglie non è più molto efficiente e A. trascorre in casa giornate sempre più noiose.
Decide di rivolgersi alla U.I.C. della sua città per sapere se l'associazione organizza corsi di alfabetizzazione informatica.
La risposta è no per mancanza di risorse. Tuttavia tra gli iscritti un giovane cieco si rende disponibile ad insegnargli ad utilizzare il computer. A. si procura un computer con tanto di casse audio, lettore cd e dvd, masterizzatore e stampante. Il giovane, anche lui cieco, gli installa un programma di screen reader e periodicamente si reca a casa sua, accompagnato da qualcuno, per impartirgli lezioni gratis.
A. si muove in casa sua con scioltezza, e, con estrema destrezza, porta una sedia nello studio per far sedere il proprio "maestro". Egli non può dare un significato a termini come icona, finestra, file, cartella documenti, desktop. Il giovane cerca di riempire di significato il senso di questi termini, spiegando ad A. che il desktop può essere considerato come una scrivania nella quale ci sono delle cartelle nelle quali si inseriscono documenti e che, come le scatole cinesi, possono essere inserite le une nelle altre a seconda dell'argomento, in maniera che sia più facile poterli reperire.
Più volte A. chiede informazioni su Internet per conoscerne il funzionamento. L'esplorazione di Internet è, almeno all'inizio, l'interesse più forte di A. che non vede l'ora di imparare ad inviare e-mail ai nipoti che abitano in Svizzera.
Mi è capitato di assistere ad una delle prime lezioni, come accompagnatrice del giovane "insegnante". Mi faceva sorridere come A. alla prima occasione desse il via alla stampante e chiedesse alla moglie di leggere quelle due o tre frasi digitate. Forse poiché le prime volte si lagnava spesso che non sarebbe riuscito e che sarebbe stata un'impresa impossibile, il fatto di riuscire a far funzionare qualcosa gli dava una sensazione piacevole.
In realtà A. è stato un allievo modello. Oggi infatti A. ha un passatempo che prima non aveva, e trascorre davanti al PC gran parte del suo tempo libero, facendo tardi la notte come tutti gli appassionati di internet.
L'invio e la ricezione delle e-mail per A. ha una duplice funzione: non è un semplice strumento o una funzionalità del computer, ma si tratta per lui di un canale di comunicazione e interazione con il mondo esterno, comunicando con i nipoti e i conoscenti. Alla ricezione di ogni e-mail egli risponde con grande entusiasmo. Inoltre attraverso internet può tenersi aggiornato sugli argomenti di proprio interesse. Si produce così un apprendimento nell'apprendimento, che come insegnante in pensione non può di certo lasciarlo indifferente.
L'esperienza di A. è un esempio di educazione permanente che non è preclusa da una grande menomazione come quella visiva.

di Irene Moretti
11 Giugno 2007