Titolo pagina: Macugen, Avastin e Lucentis
Chiediamo informazioni e chiarezza.
Da molto tempo la nostra Associazione si occupa di degenerazione maculare e
da molto tempo il nostro sito ha dato ogni informazione possibile al riguardo,
basta sfogliare tra queste pagine per rendersene conto.
Il fenomeno dell'ipovisione e della cecità conseguente a questa patologia
(nelle sue due forme, umida e secca) è purtroppo assai vasto ed in
costante aumento.
Paradossalmente i problemi nascono per la maculopatia umida la quale, pur
essendo la più degenerativa e invalidante, è anche quella che ha
trovato più mezzi per contrastarla. Dalla terapia fotodinamica agli
ultimi ritrovati di cui abbiamo spesso e ampiamente parlato in questo web,
ritrovati che citerò con la loro denominazione commerciale:
Macugen, Lucentis e Avastin.
Questi farmaci antiangiogenetici sembrano essere il mezzo migliore per fermare
la degenerazione della macula, addirittura in moltissimi casi il paziente
arriva a migliorare anche sensibilmente il suo stato visivo.
Bene, assodato che questi siano i rimedi migliori adesso in circolazione,
ci sarebbe da capire meglio alcuni aspetti che riguardano il loro impiego.
Già alcuni chiarimenti sul loro costo li avevamo dati precedentemente
ma, dietro numerose osservazioni che ci sono giunte, non si riusciva a capire
quali dei tre farmaci in oggetto fosse il più adatto alle necessità
del paziente, quali possano essere i centri oculistici che lo somministrano e,
cosa di non poco conto, se essi siano coperti dal Servizio Sanitario Nazionale.
Alcune cose sono state definitivamente chiarite, altre non ancora.
Premesso che fra i tre farmaci in discussione il Macugen fa la
parte del terzo incomodo in quanto esso è raramente citato e, sembra, anche
meno impiegato degli altri due, la questione (per così dire) vede protagonisti
il Lucentis e l'Avastin.
La cosa certa è che il primo è molto caro mentre il secondo ha
un costo decisamente possibile; così che il Lucentis benché sia
stato autorizzato nell'uso clinico, non ha avuto il benestare dall'AIFA, l'agenzia
italiana del farmaco, per avere il costo coperto dal SSN. Mentre l'Avastin,
dal 23 maggio scorso, ha avuto questa autorizzazione dall'AIFA e la
conseguente copertura dal nostro servizio sanitario.
Da questo si può capire intanto che Avastin è gratuito
(o con pagamento di normale ticket) mentre il Lucentis è possibile
utilizzarlo ma a carico del paziente anche se il comunicato della Novartis
(che produce il Lucentis) non è ben chiaro: "si chiama Ranibizumab (Lucentis) e da
oggi è disponibile per gli ospedali italiani che lo potranno acquistare
per il trattamento di soggetti con DMLE per i quali è indicato." (Ufficio Stampa Novartis
del 24/06/2007).
La cosa strana è che mentre il Lucentis è nato esplicitamente ed
esclusivamente per uso oculistico e per combattere la degenerazione maculare senile,
l'Avastin è nato come farmaco antitumorale per combattere il tumore
del colon-retto, poi, con dosi ovviamente diverse e modalità di
somministrazione opportuna, ha trovato un impiego in oftalmologia.
Dunque, Lucentis è registrato per uso oftalmico ma non è a carico del
SSN, Avastin è stato autorizzato dall'Agenzia italiana del farmaco ed è
a carico del Servizio Sanitario ma non è registrato come farmaco per uso oculistico.
Ma quale dei due farmaci risulterebbe più efficace in realtà?
La risposta non c'è nel senso che, sembra, esistano due filosofie anche qui. Se prendiamo
per buono ciò che riporta la stampa nazionale per i friulani va bene il Lucentis
mentre per i veneti il migliore risulta l'Avastin: "Ranibizumab" (Lucentis), commenta il
professor Francesco Bandello, Direttore Clinica Oculistica Università di Udine,
"costituisce una straordinaria novità terapeutica per questa patologia ed
offre una reale speranza per i pazienti affetti da degenerazione maculare umida." (Yahoo! Notizie del 26/06/2007).
Poi, da un'intervista al "Gazzettino" del 30 giugno scorso a proposito di questi nuovi
farmaci, Paolo Lanzetta, lombardo da quindici anni in Friuli, professore associato
alla Clinica oculistica dell'Università di Udine. "Si tratta degli antiangiogenici
Macugen e Lucentis - spiega l'esperto - studiati specificatamente per uso oculare.
Dopo un rigoroso processo di sperimentazione, hanno ricevuto l'approvazione
di qualificati organismi internazionali del settore, quali Fda negli Stati Uniti e Emea nell'Unione europea."
Domanda: E sono disponibili?
"È il caso di dire: sarebbero. Nel nostro Paese l'Agenzia italiana del farmaco - delegata a facilitare l'accesso ai farmaci innovativi e promuovere l'impiego sicuro e appropriato dei medicinali - ha negato il loro rimborso da parte del Servizio sanitario nazionale, contrariamente a quanto avviene in ogni altra parte d'Europa. Quindi bisogna pagarseli da soli. È stato approvato, invece, che venga rimborsato per uso oculare l'Avastin, indicato in origine per il trattamento delle metastasi colon-rettali e dai costi notevolmente inferiori".
Questo farmaco (Avastin) "presenta livelli di evidenza che rimangono molto
inferiori agli altri due, tanto da non consentire di trarre conclusioni definitive
su una reale efficacia e una autentica sicurezza per uso intraoculare. Neppure sono
note dosi di trattamento e durata dell'azione, mentre abbiamo dati recenti che
suggeriscono come il farmaco, una volta somministrato, possa localizzarsi fuori dell'occhio
ed avere effetti negativi". Invece, a Vicenza all'ospedale San Bortolo
(vedi "il Giornale di Vicenza" del 17/06/2007) si somministra Avastin, sottolineando
che è a carico del servizio sanitario nazionale ma non solo, secondo il primario
di oculistica del San Bortolo, Massimo Pedrotti: "In ambito oculistico è la terapia
più importante degli ultimi 50 anni. Mantenere per una persona anziana che
ha questo problema molto serio la possibilità di leggere il giornale,
guidare l'auto e guardare la televisione, non sembra più un sogno irrealizzabile.
Fino ad oggi non esistevano cure veramente efficaci. L'unica che in qualche caso se
non altro stabilizzava l'anomalia era quella fotodinamica che noi eseguivamo da 6 anni.
Ora per fortuna dagli Stati Uniti sono giunti gli esiti strabilianti degli studi
effettuati su questi farmaci, gli anti veg-f, che prima venivano utilizzati per
i tumori del colon, e che poi sono stati sperimentati in campo oculistico".
Secondo il redattore di quell'articolo poi: "questa nuova famiglia di farmaci
(Macugen, Lucentis e Avastin, ma secondo gli scienziati degli States è quest'ultimo il
più efficace), si nota una netta preferenza verso la terapia usata all'ospedale vicentino.
Si può capire dunque la confusione che si crea in tutte quelle persone
che, colpite dalla malattia, non sanno bene cosa fare, cosa andare a cercare.
In realtà so che moltissimi reparti oculistici che si occupano del trattamento
per la maculopatia senile stanno utilizzando il prodotto meno costoso e gratuito per
il paziente, cioè Avastin che peraltro sembra dare ottimi risultati.
Sarebbe però importante e utile per migliaia di persone avere informazioni certe
sulla loro efficacia. Se realmente il noto, ormai, Lucentis fosse il più adatto
come trattamento oculistico rispetto all'Avastin, il servizio sanitario nazionale
dovrebbe davvero pensare di farsene carico, nonostante l'elevato costo. Se, invece,
risultasse Avastin analogo nell'efficacia, beh, allora tutto ok, ma smettiamo di
parlare del Lucentis!
Il sospetto che nasce è che si voglia creare confusione in modo intenzionale,
si sa che meno le cose si comprendono più facile risulterà specularci sopra.
Ma non si può speculare sulla malattia, sulla sofferenza e il disagio di
migliaia di cittadini. Come Associazione di categoria chiediamo che sia fatta
chiarezza entro breve tempo sugli aspetti citati. Chiediamo che
lo Stato, attraverso il Ministero della Salute, si adoperi per rendere agevole e gratuito
l'accesso alle nuove terapie, le quali in molti casi potrebbero evitare di arrivare
a grave ipovisione o cecità con un risparmio di molti milioni di euro all'anno
per gli interventi socio-sanitari previsti per legge. Infine chiediamo che il Ministero
stili un elenco delle cliniche oculistiche italiane dove si effettuano queste
cure e lo metta a disposizione del pubblico.
Noi, come Associazione onlus, cerchiamo di raccogliere il maggior numero di informazioni
in proposito ma non crediamo che questo tipo di lavoro sia compito di piccole
associazioni private come la nostra.
a cura di Stefano Greci
10 Agosto 2007


