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ATRI Onlus - Associazione Toscana Retinopatici ed Ipovedenti

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Ultimo aggiornamento: giovedì 2 Febbraio 2012
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Titolo pagina: Macugen, Avastin e Lucentis

Chiediamo informazioni e chiarezza.

Da molto tempo la nostra Associazione si occupa di degenerazione maculare e da molto tempo il nostro sito ha dato ogni informazione possibile al riguardo, basta sfogliare tra queste pagine per rendersene conto.
Il fenomeno dell'ipovisione e della cecità conseguente a questa patologia (nelle sue due forme, umida e secca) è purtroppo assai vasto ed in costante aumento.
Paradossalmente i problemi nascono per la maculopatia umida la quale, pur essendo la più degenerativa e invalidante, è anche quella che ha trovato più mezzi per contrastarla. Dalla terapia fotodinamica agli ultimi ritrovati di cui abbiamo spesso e ampiamente parlato in questo web, ritrovati che citerò con la loro denominazione commerciale: Macugen, Lucentis e Avastin.

Questi farmaci antiangiogenetici sembrano essere il mezzo migliore per fermare la degenerazione della macula, addirittura in moltissimi casi il paziente arriva a migliorare anche sensibilmente il suo stato visivo.
Bene, assodato che questi siano i rimedi migliori adesso in circolazione, ci sarebbe da capire meglio alcuni aspetti che riguardano il loro impiego.
Già alcuni chiarimenti sul loro costo li avevamo dati precedentemente ma, dietro numerose osservazioni che ci sono giunte, non si riusciva a capire quali dei tre farmaci in oggetto fosse il più adatto alle necessità del paziente, quali possano essere i centri oculistici che lo somministrano e, cosa di non poco conto, se essi siano coperti dal Servizio Sanitario Nazionale.

Alcune cose sono state definitivamente chiarite, altre non ancora.
Premesso che fra i tre farmaci in discussione il Macugen fa la parte del terzo incomodo in quanto esso è raramente citato e, sembra, anche meno impiegato degli altri due, la questione (per così dire) vede protagonisti il Lucentis e l'Avastin.
La cosa certa è che il primo è molto caro mentre il secondo ha un costo decisamente possibile; così che il Lucentis benché sia stato autorizzato nell'uso clinico, non ha avuto il benestare dall'AIFA, l'agenzia italiana del farmaco, per avere il costo coperto dal SSN. Mentre l'Avastin, dal 23 maggio scorso, ha avuto questa autorizzazione dall'AIFA e la conseguente copertura dal nostro servizio sanitario.
Da questo si può capire intanto che Avastin è gratuito (o con pagamento di normale ticket) mentre il Lucentis è possibile utilizzarlo ma a carico del paziente anche se il comunicato della Novartis (che produce il Lucentis) non è ben chiaro: "si chiama Ranibizumab (Lucentis) e da oggi è disponibile per gli ospedali italiani che lo potranno acquistare per il trattamento di soggetti con DMLE per i quali è indicato." (Ufficio Stampa Novartis del 24/06/2007).
La cosa strana è che mentre il Lucentis è nato esplicitamente ed esclusivamente per uso oculistico e per combattere la degenerazione maculare senile, l'Avastin è nato come farmaco antitumorale per combattere il tumore del colon-retto, poi, con dosi ovviamente diverse e modalità di somministrazione opportuna, ha trovato un impiego in oftalmologia.
Dunque, Lucentis è registrato per uso oftalmico ma non è a carico del SSN, Avastin è stato autorizzato dall'Agenzia italiana del farmaco ed è a carico del Servizio Sanitario ma non è registrato come farmaco per uso oculistico.

Ma quale dei due farmaci risulterebbe più efficace in realtà?
La risposta non c'è nel senso che, sembra, esistano due filosofie anche qui. Se prendiamo per buono ciò che riporta la stampa nazionale per i friulani va bene il Lucentis mentre per i veneti il migliore risulta l'Avastin: "Ranibizumab" (Lucentis), commenta il professor Francesco Bandello, Direttore Clinica Oculistica Università di Udine, "costituisce una straordinaria novità terapeutica per questa patologia ed offre una reale speranza per i pazienti affetti da degenerazione maculare umida." (Yahoo! Notizie del 26/06/2007).
Poi, da un'intervista al "Gazzettino" del 30 giugno scorso a proposito di questi nuovi farmaci, Paolo Lanzetta, lombardo da quindici anni in Friuli, professore associato alla Clinica oculistica dell'Università di Udine. "Si tratta degli antiangiogenici Macugen e Lucentis - spiega l'esperto - studiati specificatamente per uso oculare. Dopo un rigoroso processo di sperimentazione, hanno ricevuto l'approvazione di qualificati organismi internazionali del settore, quali Fda negli Stati Uniti e Emea nell'Unione europea."

Domanda: E sono disponibili?

"È il caso di dire: sarebbero. Nel nostro Paese l'Agenzia italiana del farmaco - delegata a facilitare l'accesso ai farmaci innovativi e promuovere l'impiego sicuro e appropriato dei medicinali - ha negato il loro rimborso da parte del Servizio sanitario nazionale, contrariamente a quanto avviene in ogni altra parte d'Europa. Quindi bisogna pagarseli da soli. È stato approvato, invece, che venga rimborsato per uso oculare l'Avastin, indicato in origine per il trattamento delle metastasi colon-rettali e dai costi notevolmente inferiori".

Questo farmaco (Avastin) "presenta livelli di evidenza che rimangono molto inferiori agli altri due, tanto da non consentire di trarre conclusioni definitive su una reale efficacia e una autentica sicurezza per uso intraoculare. Neppure sono note dosi di trattamento e durata dell'azione, mentre abbiamo dati recenti che suggeriscono come il farmaco, una volta somministrato, possa localizzarsi fuori dell'occhio ed avere effetti negativi". Invece, a Vicenza all'ospedale San Bortolo (vedi "il Giornale di Vicenza" del 17/06/2007) si somministra Avastin, sottolineando che è a carico del servizio sanitario nazionale ma non solo, secondo il primario di oculistica del San Bortolo, Massimo Pedrotti: "In ambito oculistico è la terapia più importante degli ultimi 50 anni. Mantenere per una persona anziana che ha questo problema molto serio la possibilità di leggere il giornale, guidare l'auto e guardare la televisione, non sembra più un sogno irrealizzabile. Fino ad oggi non esistevano cure veramente efficaci. L'unica che in qualche caso se non altro stabilizzava l'anomalia era quella fotodinamica che noi eseguivamo da 6 anni. Ora per fortuna dagli Stati Uniti sono giunti gli esiti strabilianti degli studi effettuati su questi farmaci, gli anti veg-f, che prima venivano utilizzati per i tumori del colon, e che poi sono stati sperimentati in campo oculistico".
Secondo il redattore di quell'articolo poi: "questa nuova famiglia di farmaci (Macugen, Lucentis e Avastin, ma secondo gli scienziati degli States è quest'ultimo il più efficace), si nota una netta preferenza verso la terapia usata all'ospedale vicentino.

Si può capire dunque la confusione che si crea in tutte quelle persone che, colpite dalla malattia, non sanno bene cosa fare, cosa andare a cercare.
In realtà so che moltissimi reparti oculistici che si occupano del trattamento per la maculopatia senile stanno utilizzando il prodotto meno costoso e gratuito per il paziente, cioè Avastin che peraltro sembra dare ottimi risultati.
Sarebbe però importante e utile per migliaia di persone avere informazioni certe sulla loro efficacia. Se realmente il noto, ormai, Lucentis fosse il più adatto come trattamento oculistico rispetto all'Avastin, il servizio sanitario nazionale dovrebbe davvero pensare di farsene carico, nonostante l'elevato costo. Se, invece, risultasse Avastin analogo nell'efficacia, beh, allora tutto ok, ma smettiamo di parlare del Lucentis!
Il sospetto che nasce è che si voglia creare confusione in modo intenzionale, si sa che meno le cose si comprendono più facile risulterà specularci sopra. Ma non si può speculare sulla malattia, sulla sofferenza e il disagio di migliaia di cittadini. Come Associazione di categoria chiediamo che sia fatta chiarezza entro breve tempo sugli aspetti citati. Chiediamo che lo Stato, attraverso il Ministero della Salute, si adoperi per rendere agevole e gratuito l'accesso alle nuove terapie, le quali in molti casi potrebbero evitare di arrivare a grave ipovisione o cecità con un risparmio di molti milioni di euro all'anno per gli interventi socio-sanitari previsti per legge. Infine chiediamo che il Ministero stili un elenco delle cliniche oculistiche italiane dove si effettuano queste cure e lo metta a disposizione del pubblico.
Noi, come Associazione onlus, cerchiamo di raccogliere il maggior numero di informazioni in proposito ma non crediamo che questo tipo di lavoro sia compito di piccole associazioni private come la nostra.

a cura di Stefano Greci
10 Agosto 2007