Titolo pagina: Terapia Genetica
Mi chiamo Maddalena e sono iscritta a questa Associazione perchè ho una nipotina di 3 anni affetta da Amaurosi di Leber.
A Maggio abbiamo avuto il risultato dell'esame genetico sul sangue della bimba.
Si tratta di 2 diverse mutazioni (per cui eterozigote) sul gene AIPL1,
presumibilmente una ereditata dal padre e una dalla madre.
Da quel momento ho cominciato a cercare sul web tra tutte le Med-Line. Da giovane
ho studiato chimica e continuando a cercare intorno alle patologie retiniche
e possibili soluzioni ho cominciato a capire un pò di più, ho preso
coraggio e cominciato a scrivere ai titolari ricercatori che ho trovato
sul web e ai ricercatori in ingegneria genetica delle più rinomate
università italiane.
Quasi tutti hanno risposto con estrema gentilezza, anche quelli che non
erano completamente dentro l'argomento, ma dandomi consigli e rimandandomi a
colleghi più idonei a fornire le risposte alle mie domande.
Di domanda in domanda e di risposta in risposta mi sono resa conto che
studiosi di tutto il mondo collaborano e si mantengono in contatto,
ponendo ognuno il proprio piccolo tassello, ognuno con le risorse messe
a disposizione nel proprio paese.
Per capire meglio lo stato attuale delle
ricerche sulle patologie retiniche e possibili soluzioni bisogna fare delle premesse.
Geni e proteine
Nell'organismo i vari cambiamenti e le varie reazioni chimiche devono avvenire in condizioni compatibili con la vita, cioè ad un calore di circa 37 gradi, alla pressione atmosferica, con un PH di circa 7 (neutro), con differenze di potenziale bassissime. Perchè le reazioni avvengano in ambiente così blando, c'è bisogno di molecole di trasporto ed enzimi e catalizzatori per innescare e velocizzare le reazioni. Queste sostanze sono delle proteine (lunghe sequenze di amminoacidi) che, combinandosi per affinità chimico-fisica e spaziale con altre, fanno avvenire le reazioni. Per cui le proteine non sono solo parte costituente dell'organismo ma sono anche sostanze indispensabili perchè il tutto funzioni in condizioni normali.
Cosa è un gene?
Un gene è quel tratto di DNA che codifica (si dice anche esprime) una
proteina e, in particolari condizioni, anche più di una. Il gene stabilisce
il tipo di amminoacido e la sequenza degli amminoacidi. Ereditiamo un gene dal
padre e uno dalla madre; se il gene del padre èdifettoso c'è quello
della madre che codificherà quella proteina; se sono difettosi entrambi
la nostra cellula non codificherà la proteina. Quando si parla di malattia
genetica autosomica recessiva si intende che un gene autosomico
(non del cromosoma del sesso) ha un difetto sia in quello ereditato dal padre che
in quello ereditato dalla madre, per cui la proteina corrispondente non viene
prodotta e si instaura la malattia. Ci sono i geni dominanti, dove basta che
uno solo sia difettoso per avere la patologia, probabilmente perchè la
proteina sbagliata è la causa della patologia.
I geni del cromosoma del sesso X determinano la malattia nei maschi, poiché
hanno una sola X, mentre le femmine avendo 2X saranno portatrici ma non ammalate.
Ogni gene ha un suo organo in cui codifica la sua proteina mentre è silente nel resto dell'organismo.
Malattie ereditarie della Retina.
Le malattie genetiche della retina sono varie, perchè vari sono i geni implicati.
Sono patologie diverse che come risultato portano ad una degenerazione del tessuto retinico,
oppure ad un cattivo funzionamento della retina.
Laboratori di tutto il mondo hanno dapprima cercato di capire il funzionamento della retina,
poi hanno prodotto topi con i vari geni malati tra i più conosciuti per poter studiare
il tipo di difetto che la proteina mancante procurava. Hanno cercato terapie farmacologiche,
senza successo. Molti laboratori hanno riposto buone speranze sul trapianto di
cellule staminali embrionali omologhe (cioè da donatore con geni corretti) e anche
su terapie con cellule staminali autologhe, dopo correzione del gene difettoso.
Attualmente nel mondo stanno abbandonando queste ricerche perchè hanno visto che
la retina si forma e si impianta perfettamente, ma non riesce a completare tutti
i collegamenti con il nervo ottico. Attualmente la terapia su cui si stanno focalizzando
gli sforzi è la "terapia genetica".
Si è cominciato con il gene RPE65 (che provoca una degenerazione retinica che
si instaura alla nascita, l'amaurosi di Leber). Dopo le prove sui topi e sui cani.
A Gennaio 2007, si è introdotto il gene corretto su tre pazienti londinesi.
È presto per cantare vittoria, ma si sono già selezionati 2 pazienti RPE65
italiani su cui verrà introdotto a breve il gene sano. Il laboratorio di Londra
che per primo ha introdotto questa terapia ha iniziato una collaborazione
con il Tigem di Napoli (direttore professor Alberto Auricchio con cui ho
parlato personalmente al telefono) e con il centro di genetica dell'istituto
oftalmologico di Losanna - Svizzera (direttore professor Yvan Arsenijevic) e,
in contemporanea, stanno iniziando le prove sui topi con gene difettoso AIPL1.
Questi istituti collaborano con un ospedale americano che ha il compito di
eseguire l'intervento sui pazienti.
Si tratta di un'unica iniezione nell'occhio nello strato subretinico. Il liquido
contiene virus innocui ai quali è stato introdotto il gene corretto.
I virus sono molecole viventi che hanno la capacità di penetrare nel nucleo
delle cellule ed entrare nel DNA che, nelle sue successive duplicazioni,
avrà il nuovo pezzo corretto e comincerà a codificare la
proteina corretta. Il liquido introdotto provocherà un parziale
distacco di retina, ma, in poco tempo, verrà poi assorbito e la retina
tornerà alle condizioni normali senza ulteriori interventi.
Questo gruppo internazionale è l'unico che attualmente si sta
occupando di terapie per le degenerazioni retiniche ereditarie.
Il professor Auricchio mi ha spiegato che purtroppo l'indagine genetica
per conoscere il proprio gene difettoso è molto lunga, poiché i
geni implicati sono circa 15 per l'Amaurosi di Leber ma, ad esempio,
per la RP, sono circa 150.
Ci sono poi altre patologie retiniche, come la Stargardt, la Usher e la
coroideremia e quindi i geni da indagare sono davvero tanti.
In Italia si usano dei chip di screening per le mutazioni più conosciute
e frequenti; poi, dove si riscontra una positività (anche in base
alle indicazioni sul fenotipo del paziente), si esegue la completa
tipizzazione del gene per poter individuare la seconda mutazione e per
confermare la diagnosi.
Il Tigem di Napoli è sovvenzionato da Telethon. Speriamo che continui
ad avere i fondi per proseguire le proprie ricerche e poter così
intraprendere indagini e prove con tutti i vari geni implicati in
queste devastanti patologie.
Alcune informazioni sul gene AIPL1.
Il gene AIPL1 codifica una proteina che funziona da "chaperon" (accompagnatore) per la beta phosphodiesterasi (PDE) e fa si che questa proteina ottenga la forma spaziale corretta che gli permette solubilità e funzionalità. Nei pazienti affetti da questa patologia, i coni e i bastoncelli si sono sviluppati normalmente, ma, alla nascita, non possono funzionare perchè la mancanza della proteina blocca la funzione della PDE. La paura è che il mancato funzionamento possa provocare nel tempo anche la distruzione di parte dei fotorecettori, per cui è opportuno intervenire il prima possibile.
Contributo di Maddalena Bertante
12 Settembre 2007


