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TITOLO DISCUSSIONE: ausili da tecnologie innovative
PROPOSTA DA: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/05/2016 14:14:28

IL SUO MESSAGGIO: http://telodiciamonoisevuoi.myblog.it/2016/05/20/occhio-bionico-restituisce-vista-cieco-40-anni-buio/ in questo aricolo giornalistico in italiano,si parla di un occhio bionico impiantato ad un signore cieco da 40 anni,non si comprende che tipo di impianto abbia ricevuto e l'azienda che lo ha costruito,avevo pensato fosse l'argus,ma si parla di un progredire giorno per giorno della vista e parlano anche di 9 colori,ho fatto delle ricerche ma non ho trovato molto di più,mi piacerebbe che qualcuno bravo a muoversi nel web trovasse un articolo anche in inglese che dia il nome del chip e il tipo di chirurgia per impiantarlo.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/05/2016 16:28:17

LA SUA RISPOSTA: Ho fatto delle ricerche mettendo il nome dell'inventore dell'occhio bionico,trapiantato in america di cui si parla nell'articolo del link quì sopra, .(Dr. Mark Humayun), si tratta dell'inventore dell'argus,per cui a seconda del giornalista che scrive l'articolo si leggono cose differenti che potrebbero trarre in inganno.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/05/2016 21:15:33

LA SUA RISPOSTA: http://www.orcam.com/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/05/2016 21:16:28

LA SUA RISPOSTA: http://www.nano-retina.com/about-us/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/05/2016 21:30:39

LA SUA RISPOSTA: http://www.pixium-vision.com/en



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/05/2016 21:35:07

LA SUA RISPOSTA: http://www.retina-implant.de/en/patients/technology/default.aspx



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 02/06/2016 15:42:55

LA SUA RISPOSTA: .. vEyes ha aggiunto 4 nuove foto. I lavori relativi al progetto visual BCI procedono a ritmo serrato. Quello mostrato in foto è un modello autocostruito ed è uno dei due caschetti utilizzati al momento, con lo scopo di affinare le conoscenze della tecnologia utilizzata, comprenderne le potenzialità e mettere le basi per il successivo studio relativo all'attività elettrica della corteccia cerebrale, in genere, e di quella visiva in particolare. Mentre rilevare l'attività elettrica delle aree interessate ad alcune delle attività motorie è relativamente semplice, per il segnale elettrico prodotto dalla corteccia visiva occorrerà ricorrere ad opportune fasi di pre-processing del segnale.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 03/06/2016 20:47:22

LA SUA RISPOSTA: http://labiotech.eu/novel-bionic-vision-device-gains-approval-for-clinical-trials-in-renowned-uk-hospital/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 04/06/2016 15:27:16

LA SUA RISPOSTA: orion cortical vision,http://www.blindness.org/foundation-news/second-sight-developing-vision-restoring-device-connected-brain



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 21/07/2016 18:20:11

LA SUA RISPOSTA: ecco un'altro chip,simile a quello israeliano ma con molti pixel più di 4000. http://www.diamondbioforum.com/company-profile/iridium-medical-technology-co



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 21/07/2016 23:07:24

LA SUA RISPOSTA: https://www.google.com/patents/US9114004?dq=inassignee%3A%22Iridium+Medical+Technology+Co+Ltd%22&hl=en&sa=X&ved=0ahUKEwiUpL3JnYXOAhVGsBQKHc35DCoQ6AEILDAC l'articolo è in inglese, molto lungoe con dati tecnici,chi è appassionato sull'argomento protesi e conosce l'inglese potrebbe capire meglio perchè ci sono molte spiegazioni tecnico specialistiche,si tratta della patente della protesi retinica della iridium medical tecnology di taiwan



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/07/2016 19:22:27

LA SUA RISPOSTA: approvata per la commercializzazione la retina artificiale IRIS della pixium vision francese. http://www.tvfinance.fr/video-finance/pixium-vision-iris-ii-est-aujourdhui-approuve-en-retinite-pigmentaire-et-prima-demain-en-dmla-pierre-kemula/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/07/2016 19:26:43

LA SUA RISPOSTA: ecco un articolo sempre su pixium vision iris approvato per la commercializazione:http://www.pixium-vision.com/file_bdd/dynamic_content/file_pdf_pdf_en/1469398551_Pixium_Vision_CEmarkIRISII-ENG-FINAL-FINAL-CLEAN.pdf



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/07/2016 19:39:14

LA SUA RISPOSTA: Pixium Vision annuncia l'approvazione di mercato CE di IRIS®II, il primo sistema di visione bionico con certificazione CE consente il lancio sul mercato del sistema epi-retiniche innovativo di Pixium Vision, dotato di una fotocamera,impianto bio-ispirato da 150 elettrodi con un sistema di proprietà destinato ad essere espiantabile e aggiornabile l' ha annunciato - (PIX FR0011950641), una società di sviluppo di sistemi di visione bionici innovativi che mirano a permettere ai pazienti che hanno perso la vista di condurre una vita più indipendente, oggi è stato assegnato il marchio CE per Parigi, Francia - - 25 Luglio, 2016 Pixium Vision IRIS®II sistema di visione bionico. Il sistema è ora IRIS®II con marchio CE approvato per le persone con perdita della vista da degenerazione retinica. Christina Fasser, Presidente di Retina International, un'associazione federazione con 33 associazioni internazionali, ha dichiarato: "I progressi nel campo della ricerca con il restauro visione di qualche percezione visiva è una realtà, in particolare con le protesi retiniche. Questa ricerca sta affrontando le aspettative crescenti dei pazienti e la loro speranza di recuperare un po 'di vista. A nome delle nostre organizzazioni membri, siamo lieti di dare il benvenuto al nuovo sistema di visione IRIS®II bionico che può offrire alle persone affette da retinite pigmentosa una nuova opzione di trattamento con un design che è destinato ad essere espiantabile e aggiornabile. " IRIS®II incorpora caratteristiche innovative e distintive: - Una telecamera bio-ispirata destinata ad imitare il funzionamento dell'occhio umano catturando continuamente i cambiamenti in una scena visiva con i pixel di tempo indipendenti, ed a differenza di un sensore di immagini che prende una sequenza di fotogrammi video con informazioni largamente ridondante; - Un impianto epi-retinico con 150 elettrodi - quasi tre volte il numero di elettrodi rispetto alla versione precedente; - Un design espiantabile: la matrice di elettrodi viene fissata sulla superficie della retina da un sistema di supporto brevettato che è destinato a consentire l'espianto o future sostituzioni o upgrade. Il sistema IRIS®II è disponibile solo con prescrizione medica. Diversi maggiori centri di oftalmologia in Europa continuano a valutare le prestazioni a lungo termine del sistema sulla base di un protocollo predefinito. L'azienda è ora in grado di presentare istanze di rimborso nazionali. Khalid Ishaque, CEO di Pixium Vision, ha dichiarato: "La certificazione marchio CE è un importante passo avanti per Pixium Vision e per i pazienti co distrofia retinica che hanno perso la vista. Questo riconoscimento, da parte di un organo esperto indipendente, convalida il lavoro multidisciplinare a lungo termine che ha portato all'approvazione di mercato del sistema IRIS®II. Continueremo a sviluppare i nostri sistemi di visione bionici con l'obiettivo di offrire una migliore percezione visiva e aiutare i pazienti con distrofia retinica a condure una vita più indipendente ". In parallelo, Pixium Vision sta sviluppando un piccolo, wireless, impianto fotovoltaico sub-retinica nei pazienti con AMD (degenerazione maculare senile).



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/07/2016 23:36:31

LA SUA RISPOSTA: http://www.pixium-vision.com/en/technology-1/iris-vision-restoration-system



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/07/2016 23:37:29

LA SUA RISPOSTA: http://www.pixium-vision.com/en/technology-1/smart-neuromorphic-event-based-camera



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/07/2016 23:42:05

LA SUA RISPOSTA: http://www.pixium-vision.com/en/technology-1/prima-vision-restoration-system



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 09/08/2016 21:29:37

LA SUA RISPOSTA: Dal dipartimento della difesa in USA. Stanno investendo molti soldi e vogliono arrivare in fretta, stanno provando delle protesi e stanno studiando anche sistemi meno invasivi per capire se si può evitare la chirurgia di una protesi corticale, hanno molto da studiare e ricercare ma potrebbero arrivare prima di altri, visti i mezzi e l'interesse a disposizione. http://www.eurekalert.org/pub_releases/2016-08/udod-amo080416.php



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 11/08/2016 11:50:44

LA SUA RISPOSTA: ho letto la traduzione dell'articolo, a parte le buone intenzioni di molto positivo ho trovato che finanzieranno tre nuovi progetti per lo sviluppo degli impianti corticali. speriamo che possano usufruire delle esperienze che altri hanno già maturato come il Monash e Second Sight dei quali abbiamo già ampiamente dibattuto. il problema, come sempre, sono i tempi di attesa e le informazioni che non arrivano mai. ciao.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 12/08/2016 11:18:06

LA SUA RISPOSTA: ci sarà un congresso dove i vari esperti parleranno e metteranno a confronto le conoscenze su tecnologie per occhio bionico.In inglese. http://www.henryford.com/TheEyeandTheChip



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 22/10/2016 13:55:41

LA SUA RISPOSTA: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27760395,nuovi materiali per protesi retiniche.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 26/10/2016 14:52:47

LA SUA RISPOSTA: questa è una buona notizia,va bene per tutti i pazienti, anche per quelli con problemi al nervo ottico,ci arriva direttamente dalla second sight,. Second Sight annuncia il successo dell’impianto e dell’attivazione dello stimolatore corticale visivo wireless nel primo soggetto umano E’ la prova per il continuo sviluppo della protesi corticale visiva Orion™ I Losanna, 25 ottobre 2016 - Second Sight Medical Products, Inc. (Nasdaq: EYES), Azienda che progetta, sviluppa e commercializza protesi visive impiantabili che permettono di ripristinare in parte la funzione visiva nei pazienti non vedenti, ha annunciato oggi il successo del primo impianto e relativa attivazione dello stimolatore corticale visivo wireless in un soggetto umano, fornendo la “proof of concept” iniziale per il progressivo sviluppo della protesi corticale visiva Orion™ I (Orion I). Nello studio UCLA sostenuto da Second Sight, un paziente di 30 anni è stato impiantato nella corteccia visiva con un sistema di neurostimolazione wireless multicanale ed è stato in grado di percepire e localizzare i singoli fosfeni o macchie di luce, senza significativi effetti collaterali negativi. Dr. Robert Greenberg, Presidente del Consiglio Direttivo di Second Sight, ha detto, "è raro che lo sviluppo tecnologico offra tali entusiasmanti possibilità. Questo primo test umano conferma che siamo sulla strada giusta con il nostro progetto Orion I per il trattamento di pazienti non vedenti che non possono beneficiare della protesi retinica Argus® II (Argus II). Questo successo iniziale in un paziente è un traguardo importante ed emozionante, anche se non include ancora una videocamera. Bypassando il nervo ottico e stimolando direttamente la corteccia visiva, Orion I ha il potenziale per ripristinare la visione utile nei pazienti resi completamente ciechi potenzialmente da una qualsiasi circostanza, tra cui il glaucoma, il cancro, la retinopatia diabetica, o traumi. Oggi queste persone non hanno alcuna terapia disponibile e Orion I offre loro una speranza, per aumentarne l'indipendenza e migliorare la loro qualità di vita. " "Anche se abbiamo ancora molto lavoro da fare, questa prima conferma su una persona ci dà nuova energia per continuare i nostri sforzi per lo sviluppo di Orion I", ha detto Will McGuire, Presidente e CEO di Second Sight. "Crediamo che questa tecnologia potrà, in sostanza, procurare una certa visione utile per i quasi sei milioni di persone nel mondo che sono non vedenti, ma non eligibili per l’impianto della protesi retinica Argus II. Restiamo inoltre concentrati sulla possibilità di sviluppare ulteriormente la nostra tecnologia Argus II per i pazienti con retinite pigmentosa, rendendola più ampiamente disponibile ed esplorando il suo potenziale per migliorare la capacità visiva di quasi due milioni di pazienti resi ciechi dalla degenerazione maculare senile in tutto il mondo." Dr. Nader Pouratian, il neurochirurgo UCLA che ha eseguito l'intervento chirurgico, ha aggiunto, "sulla base di questi risultati, la stimolazione della corteccia visiva ha il potenziale per ripristinare la visione utile ai ciechi che è basilare per la loro indipendenza e per migliorare la qualità della loro vita." Questo impianto è stato eseguito come parte di uno studio clinico di verifica tecnica il cui scopo è di dimostrare la sicurezza iniziale e la fattibilità della stimolazione della corteccia visiva umana. Il successo iniziale di questo studio, insieme al significativo lavoro pre-clinico consentiranno a Second Sight di presentare una domanda alla FDA nei primi mesi del 2017 per ottenere l'approvazione per condurre uno studio clinico iniziale del sistema completo di Orion I che include una videocamera e un paio di occhiali. Ipotizzando i primi risultati positivi nei pazienti e nel confronto con le autorità di regolamentazione, uno studio clinico decisivo ed esteso per le approvazioni nel mercato globale è dunque previsto. Second Sight La missione di Second Sight è quella di sviluppare, produrre e commercializzare innovative protesi visive impiantabili per consentire alle persone non vedenti di raggiungere una maggiore indipendenza. Second Sight ha sviluppato e prodotto la Protesi Retinica Argus® II con lo scopo di fornire una certa visione utile a individui con degenerazioni retiniche esterne come la Retinite Pigmentosa (RP). Second Sight sta sviluppando anche la protesi corticale visiva Orion™ I per ripristinare una certa visione nei soggetti non vedenti per cause diverse dalle condizioni prevenibili o trattabili. La sede U.S. è a Sylmar, CA, e gli uffici europei si trovano a Losanna, in Svizzera. Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.secondsight.com.



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 26/10/2016 15:59:25

LA SUA RISPOSTA: ciao maddalena, questa è una notizia che come sai in tanti stavamo aspettando. senza farci grosse illusioni si tratta comunque di un primo passo. speriamo che a Second Sight segua anche il Monash di cui abbiamo tanto parlato in passato. dal professore siciliano hai avuto qualche notizia ultimamente? ciao.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 26/10/2016 19:01:56

LA SUA RISPOSTA: notizie dal monash non ce ne sono, credo non abbiano ancora iniziato a trattare il primo paziente, mentre il progetto di Catania prosegue, con gli elettrodi posizionati in alcuni punti del cranio riescono con il pensiero a dare gli ordini al computer, poi dovranno passare alla fase sucessiva,cioè ricevere gli ordini dal computer e codificarli nel modo desiderato.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 03/11/2016 10:05:29

LA SUA RISPOSTA: un altro articolo su orion1 è in inglese ,con Google traduttore si comprende abbastanza.:https://www.rt.com/viral/365044-new-bionic-eye-implant/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 14/04/2017 08:43:04

LA SUA RISPOSTA: http://www.lasicilia.it/news/sicilians/75340/speciale-lente-targata-catania-restituisce-la-visione-centrale-ai-malati-di-maculopatia.html#.WO9ssiUozoU.facebook



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 27/07/2017 09:39:47

LA SUA RISPOSTA: buongiorno a tutti, mi hanno riferito che ieri sky ha mandato in onda un servizio su un nuovo tablet per non vedenti. chi di voi ne sa qualcosa?



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 27/07/2017 10:28:55

LA SUA RISPOSTA: metto un link in inglese,dove si parla di studi della darpa, dove ci si rivolge direttamente alla corteccia visiva, se ricordate la DARPA è l'agenzia che si occupa di ricerche per il ministero della difesa statunitense, ora collaborano con il Dottor Sahel che era direttore dell'istituto della visione di Parigi ma l'anno scorso è diventato anche direttore dell'istituto di Pittsburg. http://www.blindness.org/content/scientists-receive-25-million-develop-vision-restoring-system-connects-brain



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/07/2017 01:06:20

LA SUA RISPOSTA: nuovi elettrodi più potenti,purtroppo l'articolo è in inglese,consiglio di usare un traduttore automatico:http://www.nature.com/articles/s41598-017-06762-3



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/07/2017 16:24:10

LA SUA RISPOSTA: per gli interessati, l'ausilio di cui stavo cercando info si chiama BLINDPAD, ed è stato progettato dall'IIT di Genova. certamente non ridarà la vista ma sembrerebbe agevolare la vita di tutti i giorni.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 17/08/2017 08:33:32

LA SUA RISPOSTA: un articolo realistico su quello che si ottiene attualmente coni vari chip con elettrodi impiantati nella retina o con i chip che si stanno studiando per ovviare problemi di nervo ottico per cui impiantati nella corteccia visiva.E' in inglese ,ci si può aiutare con il traduttore automatico di gogle. http://theconversation.com/artificial-vision-what-people-with-bionic-eyes-see-79758?utm_source=facebook&utm_medium=facebookbutton



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 17/08/2017 08:49:48

LA SUA RISPOSTA: http://www.veyes.it/Progetti/vEyes-Wear



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 28/08/2017 19:45:52

LA SUA RISPOSTA: la fda ha dato l'approvazione per il trial sull'uomo di orion. http://www.businesswire.com/news/home/20170828005313/en/Sight-Receives-Conditional-FDA-Approval-Orion-Human/?feedref=JjAwJuNHiystnCoBq_hl-a2dINecCqxbfS7lU8Cjp757cpar2z2OJ_5SQGMGwVHJgBtFNItNzWaC-E-WdoEDnkz6i6lCdteeEqxiTxGYcX-jd7r0vamE8dnQK2vJvVdP



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/08/2017 09:06:25

LA SUA RISPOSTA: per quelli come me che da tempo seguono questo filone di ricerche la notizia è senz'altro molto positiva. credo che per arrivare ad un tipo di vista utile serviranno molti anni; però Second Sight, l'azienda produttrice sia di Orion che della retina artificiale Argus, tra l'altro quotata sul NASDAQ USA, mi sembra la più adatta e grintosa nel portare avanti i suoi progetti (vedasi le tante evoluzioni di Argus, impiantata ormai su centinaia di pazienti). per loro è naturalmente un bussiness che speriamo si riveli utile. chissà quanto costerebbe un'intervento del genere. ciao.



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 11/09/2017 11:02:24

LA SUA RISPOSTA: ciao Maddalena, ho inviato una mail a WEYES, all'indirizzo riportato sul loro sito, ma da tempo non ho ricevuto alcuna risposta. volevo saperne di più sul loro dispositivo e capire a che punto erano arrivati. conosci un indirizzo email sicuro, che possa essere utile sia a me che anche gli altri interessati? ciao e grazie.



INTERVIENE: aletta
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 28/09/2017 15:39:58

LA SUA RISPOSTA: ausili ottici da usare per retinite pigmentosa, vorrei sapere se ci sono in commercio o lenti speciali. ho bisogno diel vostro aiuto. grazie



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 28/09/2017 18:55:39

LA SUA RISPOSTA: occhiali particolari eccone alcuni: https://www.esighteyewear.com/ https://nueyes.com/products/nueyes-pro/ https://www.ocutech.com/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 12/11/2017 15:33:56

LA SUA RISPOSTA: da DARPA verso il clinical trial per visione corticale:https://www10.edacafe.com/nbc/articles/view_article.php?articleid=1546657



INTERVIENE: atrofico
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 15/11/2017 18:00:23

LA SUA RISPOSTA: e che ne pensate degli occhiali Orkam, con una videocamera che fotografa ciò che ha davanti e li legge... testi, per aggiungere colori e tanto altro costa di piu'... un ausilio piu comodo perchè sono solo cuffie e non hanno bisogno di un paio di occhiali per essere montate è l'horus che costa meno solo che non si vende ancora hanno detto



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 15/11/2017 21:17:06

LA SUA RISPOSTA: iao atrofico a breve gli occhiali veyes stanno aspettando il marchio cee,poi dovrebbero essere disponibili, sono simili agli orcam ma costeranno molto meno.ti metto il link per consultarli:http://www.veyes.it/Progetti/vEyes-Wear inoltre potresti consultare anche delle app, GLI OGGETTI NON HANNO PIÙ VELI Con l'App della Onlus vEyes che “impara” a riconoscerli ecco il link per informarsi: http://magazine.veyes.it/2017/11/15/gli-oggetti-non-hanno-piu-veli/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 21/11/2017 21:29:26

LA SUA RISPOSTA: un'altra ditta che studia una retina artificiale che non ha bisogno di elettrodi e telecamera ma che si basa su proteine,sembra simile alla bioretina dell'ITT di Genova e del Negrar di Verona. Questa però deve fare ancora prove su animali e pensano di passare all'uomo tra circa 3 anni: http://www.lambdavision.com/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 02/12/2017 15:57:26

LA SUA RISPOSTA: http://www.lasicilia.it/news/sicilians/75340/speciale-lente-targata-catania-restituisce-la-visione-centrale-ai-malati-di-maculopatia.html#.WO9ssiUozoU.facebook CATANIA - Una lente speciale, da inserire nell’occhio con un intervento simile a quello della cataratta, ridona la vista centrale ai malati di maculopatia, nelle sue varie accezioni. La lente è stata messa a punto dal dottor Federico Badalà, oculista catanese che vive a Milano (ma che ha uno studio anche nella città etnea e a Roma) insieme con i colleghi inglesi del London Eye Hospital e dell’università di Murcia (Spagna). Una tecnica sperimentata dal dicembre 2015, i cui primi risultati clinici sono stati presentati dal dott. Badalà a settembre 2016 al Congresso della Società europea di chirurgia della cataratta e chirurgia refrattiva a Copenaghen, e che si sta diffondendo (da settembre prossimo si prevede possa essere a disposizione della platea allargata dei pazienti), anche se attualmente il dott. Badalà è l’unico in Italia ad applicarla. La maculopatia è una delle malattie oculari più difficili da curare: «Oggi - spiega il dott. Badalà - è la principale causa di cecità in Italia: è una malattia diffusa che comporta una perdita della vista centrale, nel senso che i pazienti non vedono più quello che hanno davanti a loro, ma vedono soltanto ciò che hanno di lato. Chi soffre di maculopatia, dunque, ha una perdita della visione centrale, ma ha una visione periferica che rimane intatta». Si tratta di una malattia molto diffusa e che presenta diverse forme: c’è la maculopatia senile (la più diffusa e l’unica su cui esista una casistica: solo questa forma colpisce 32 milioni di persone al mondo, in Italia interessa circa il 2% della popolazione e il 20% della popolazione over 55, equivalenti a oltre un milione di pazienti, con circa 63.000 nuovi casi all’anno), ma anche il foro maculare, la maculopatia legata al diabete, alla miopia, ad alcune malattie genetiche. Può quindi colpire a tutte le età. E finora è una malattia irreversibile, curabile soltanto in alcuni casi specifici, ma il cui decorso può essere soltanto rallentato. La nuova tecnica, messa a punto dal dott. Badalà e dai colleghi inglesi e spagnoli, «si applica nei casi in cui esiste un danno della vista. Cosa fa questa tecnica? Il malato di maculopatia ha una perdita della visione centrale, quindi se lui guarda dritto davanti a sé non vede. Faccia conto che lei è davanti a me in questo momento e io soffro di maculopatia: io non vedo la sua faccia, ma vedo quello che accade attorno a lei nella stanza. Questo avviene perché la mia visione centrale è rovinata, ma la mia visione periferica resta buona. La nuova tecnica consiste nell’impiantare all’interno dell’occhio - con un intervento del tutto simile al normale intervento di cataratta - una lente sofisticata, EyeMax, che ingrandisce le immagini e le invia ad alta qualità sulla macula periferica. Quindi, sostanzialmente permette al paziente di vedere davanti a lui quello che prima vedeva di lato. La tecnica consiste sostanzialmente nello spostare le immagini, per cui è come se questa macchia che lei ha nella sua visione centrale si spostasse di lato. E siccome questa macchia si sposta di lato, lei riprende a vedere». Il ritorno a una vista normale dipende dall’entità della malattia. Il dott. Badalà ha sviluppato un test con cui si riesce, prima dell’intervento, a fare vedere al paziente il risultato post-operatorio: «Le lenti finora inserite vanno benissimo, i pazienti sono felici, raccontano di un grande miglioramento della vista, soprattutto nella capacità di leggere. Chi soffre di maculopatia perde infatti la capacità di leggere, proprio a causa della perdita della vista centrale: tutti i pazienti sono tornati a leggere libri, ad avere una vita più attiva, proprio perché hanno sfruttato al meglio quella vista che era rimasta loro. Questo concetto è importante: se uno è cieco, questa tecnica non fa il miracolo di ridonare la vista, però se uno ha una macchia al centro che gli impedisce di vedere e la retina di lato funziona, ha un ottimo risultato». A essere speciale, infatti, è la lente: «Le lenti normali producono una visione nitida al centro, ma non in periferia. Una persona sana ha la macula che funziona e le lenti normali mandano le immagini a fuoco sulla macula al centro. Una persona affetta da maculopatia, al centro non ci vede e questa lente, a differenza delle altre, manda le immagini a fuoco in periferia: così, il paziente riesce a utilizzare la macula periferica per tornare a vedere bene, perché le immagini cadono a fuoco lì». In altre parole, questo intervento non elimina la maculopatia, non guarisce la lesione, però permette di vedere meglio. E c’è anche un altro vantaggio: «Siccome nel nostro cervello esiste una plasticità molto importante, succede che se lei in un occhio ha una macchia e nell’altro ne ha un’altra - perché la maculopatia comporta una distorsione della visione centrale -, facendo l’intervento in tutti e due gli occhi, un occhio vede alcune cose, l’altro ne vede altre e alla fine i due occhi si sommano e quello che vede un occhio compensa quello che vede l’altro, con un vantaggio maggiore». Inoltre, dopo avere effettuato l’intervento, nonostante la maculopatia nel tempo peggiori, «prima che le si abbassi la vista deve passare molto più tempo. Questo perché mentre una persona normale vede con un unico punto e se si rovina quel punto lì sorge un problema serio, siccome con questa lente i punti da cui si vede bene sono tantissimi, anche se la malattia va avanti, prima che la vista si abbassi si devono rovinare tantissimi punti e quindi passa più tempo». Il catanese Federico Badalà, laureato in Medicina nell’università etnea e specializzato in Oftalmologia a Genova, ha lavorato per alcuni anni negli Usa (al Jules Sein Eye Institute della Università della California a Los Angeles, poi a Filadelfia al Wills Eye Hospital, uno dei tre istituti di Oftalmologia al top negli Usa), rientrando infine in Italia, dove lavora tra Milano, Roma e Catania. È stato il primo in Italia a eseguire interventi innovativi nel campo della chirurgia della cornea, della cataratta, del glaucoma e delle maculopatie e a impiantare una cornea artificiale (Cheratoprotesi di Boston). È inoltre referente scientifico dell’American Journal of Ophthalmology, una delle più autorevoli riviste scientifiche di Oftalmologia al mondo. Nel 2009 è stato riconosciuto tra gli esperti di microchirurgia oculare più importanti dalla organizzazione Who’s Who in Healthcare & Medicine degli Usa.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 03/12/2017 10:55:09

LA SUA RISPOSTA: è giusto che uno legga tutto sull'argomento della lente per facilitare i pazienti con maculopatia per cui ecco un articolo della SOI che critica questa tecnica:http://catania.meridionews.it/articolo/55189/loculista-catanese-e-la-lente-che-ridarebbe-la-vista-i-colleghi-smentiscono-lui-e-attacco-personale/



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 17/12/2017 19:56:25

LA SUA RISPOSTA: nuovi materiali per retine artificiali: https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27760395&prev=search Elettrodi di nanotubi di carbonio per impianti retinici: studio dell'integrazione strutturale e funzionale nel tempo. Eleftheriou CG 1 , Zimmermann JB 1 , Kjeldsen HD 1 , David-Pur M 2 , Hanein Y 2 , Sernagor E 3 . Informazioni sull'autore 1 Istituto di Neuroscienze, Facoltà di Scienze Mediche, Università di Newcastle, Framlington Place, Newcastle-upon-Tyne, NE2 4HH, Regno Unito. 2 Scuola di Ingegneria Elettrica, Università di Tel-Aviv, Ramat-Aviv, Tel-Aviv, 69978, Israele. 3 Istituto di Neuroscienze, Facoltà di Scienze Mediche, Università di Newcastle, Framlington Place, Newcastle-upon-Tyne, NE2 4HH, Regno Unito. Indirizzo elettronico: evelyne.sernagor@ncl.ac.uk. Astratto La scelta del materiale degli elettrodi è di fondamentale importanza nei dispositivi protesici neurali. Gli elettrodi devono essere biocompatibili ma in grado di sostenere iniezioni di corrente ripetute in un ambiente altamente corrosivo. Abbiamo esplorato l'idoneità degli elettrodi di nanotubi di carbonio (CNT) per stimolare le cellule gangliari retiniche (RGC) in un modello murino di degenerazione retinica esterna. Abbiamo studiato i cambiamenti morfologici all'interfaccia bioibrido e le variazioni delle risposte RGC alla stimolazione elettrica in seguito ad un prolungato accoppiamento in vitro con elettrodi CNT. Abbiamo osservato un graduale rimodellamento della retina interna per incorporare i gruppi CNT. Le registrazioni elettrofisiologiche dimostrano un aumento progressivo dell'accoppiamento tra gli RGC e gli elettrodi CNT nell'arco di tre giorni, caratterizzato da una diminuzione graduale delle soglie di stimolazione e un aumento del reclutamento cellulare. Questi risultati forniscono una nuova prova per la formazione dipendente dal tempo di bioibridi vitali tra i CNT e la retina, dimostrando che i CNT sono un materiale promettente per l'inclusione in dispositivi protesici retinici.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 11/01/2018 21:41:49

LA SUA RISPOSTA: OrCam, prima provare e poi raccontare. Il 2018 inizia con una importante novità per l'autonomia delle persone cieche ed i povedenti: finalmente è possibile provare OrCam, un dispositivo di lettura molto leggero e di utilizzo immediato. Si indossa come un normale paio di occhiali. Dopo, con un semplice gesto della mano, sarà possibile leggere praticamente tutto: una rivista, un libro, un menu, ecc. L'appuntamento è per venerdì 19 Gennaio 2018, dalle 10:00 alle 13:00 presso la sede territoriale della Lega del Filo d'Oro, in via Nicola e Tullio Porcelli 20/22 Napoli. Durante l'incontro sarà possibile provare gratuitamente OrCam ed altri ausili come, ad esempio, la macchina di lettura Maestro, il telefono con TouchScreen e tastiera SmartVision 2, il videoingranditore portatile con possibilità di visione per vicino e per lontano Snow 7 HD. Per maggiori informazioni sui diversi ausili, per l'avvio della pratica di fornitura con l'ASL, per prenotare la prova con OrCam, contattare il 334-7790786 o inviare una mail ad info@soluzioni104.it video: https://www.youtube.com/watch?v=PLMmKTu0F04&t=13s



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 26/01/2018 09:30:38

LA SUA RISPOSTA: visione artificiale da pixium, articolo in inglese:https://www.bioportfolio.com/news/article/3500089/Pixium-Vision-Completes-Worlds-First-Successful-Activation-in-Human-of-PRIMA-Bionic.html



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 06/02/2018 08:32:37

LA SUA RISPOSTA: segnalo un'interessante articolo di ieri che ho letto su Repubblica.it, che parla di un'intervento durato 11 ore, eseguito il mese scorso al S.Raffaele di Milano durante il quale è stato innestato ad una paziente un nuovo chip sotto la retina che non necessita di ausili esterni. questa nuova retina artificiale è stata costruita in Germania e viene descritta come la più potente ed innovativa del mondo. naturalmente, per poter funzionare è necessario che il nervo ottico sia integro e funzionante. la signora operata sta bene ed a breve comincerà il training per apprendere a riconoscere i segnali che le arriveranno al cervello. in questo campo, credo che la concorrenza con gli altri costruttori porterà presto a recuperi di vista significativi, almeno per i fortunati che hanno il nervo in buone condizioni.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 06/02/2018 08:57:40

LA SUA RISPOSTA: Grazie Fran,si tratta di Alpha ims di Tübingen Germania,è il primo impianto in Italia. ti segnalo un articolo dove la secondsight annuncia il numero dei sui impianti argus II ma annuncia anche che hanno trattato in questi giorni il primo paziente con orion impianto corticale. E' in inglese, provo a vedere se riesco a trovare un articolo che spiega di più. https://www.bioportfolio.com/news/article/3513197/Second-Sight-Announces-Record-Number-of-Argus-II-Retinal-Prosthesis-Systems-Implants.html



INTERVIENE: annalisa
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 06/02/2018 12:32:39

LA SUA RISPOSTA: Ma notizie della retina italiana dell ITT di Genova?



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 06/02/2018 14:45:02

LA SUA RISPOSTA: Ciao Annalisa,ho scambiato una mail con il dottor Benfenati dell'itt di Genova,sono vicini a passare al trial sull'uomo, purtroppo più si avvicinano più i tempi si rallentano,sperano di partire verso la seconda metà del 2019.



INTERVIENE: Varo
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 06/02/2018 16:29:15

LA SUA RISPOSTA: Per Annalisa:Il professore Fabio Benfenati l'anno scorso ha illustrato il suo progetto in una trasmissione radiofonica uici : Erano concluse positivamente le prove su maiali e, adesso attende il via libera per la sperimentazione umana.Dire cosa accadrà non sarebbe giusto ,non appare possibile. Circa la notizia riferita da Fran , posso contribuire mettendo un articolo di questa mattina . Avverto solo che al momento non è possibile sapere cosa vedrà la signora impiantata. Io le auguro il meglio del meglio , sperando che il suo coraggio venga ricompensato . Non credo potrà rivedere i colori, ma il forte numero di diodi impiantati potrebbe dare grosse soddisfazioni . Varo. Ecco il documento nel quale lascio i riferimenti iniziali a beneficio dei curatori del testo. . Buona lettura, varo. .Un chip per restituire la vista. Al San Raffaele di Milano impiantato un “occhio bionico” in una donna con retinite pigmentosa - Quotidiano Sanità. Redazione | Pubblicità | Contatti Quotidiano on line di informazione sanitaria Martedì 06 FEBBRAIO 2018 Scienza e Farmaci Home Cronache Governo e Parlamento Regioni e Asl Lavoro e Professioni Scienza e Farmaci Studi e Analisi Archivio Cerca [Càmpo: search] [Pulsànte: ] segui quotidianosanita.it [QSanit] [120556724634534] [feed] [newsletter] [archivio] Tweet inShare [stampa] stampa Un chip per restituire la vista. Al San Raffaele di Milano impiantato un “occhio bionico” in una donna con retinite pigmentosa È il primo intervento in Italia e uno dei pochi finora eseguiti al mondo. Ora il dispositivo verrà acceso e stimolerà la retina che gradualmente dovrebbe “imparare” nuovamente a vedere. La paziente, una donna di 50 anni, è affetta sin dalla giovane età da retinite pigmentosa, una malattia genetica dell’occhio che provoca la graduale riduzione della vista: i primi sintomi sono iniziati durante l’adolescenza e in seguito la visione si è gradualmente ridotta fino a esaurirsi totalmente. 05 FEB - Un microchip di 3 millimetri impiantato al di sotto della retina e in grado di convertire la luce in uno stimolo elettrico e, in tal modo, in grado di restituire parzialmente la vista. È questo il dispositivo avveniristico impiantato presso l’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano in una donna cinquantenne cieca a causa della retinite pigmentosa. La paziente sta bene ed è stata dimessa dall’ospedale. Ora attende l’accensione del microchip che stimolerà gradualmente la retina, consentendole di reimparare a vedere. Il microchip, denominato Alpha AMS, è prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant. È destinato a persone che abbiano perso la vista durante l’età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina, come la retinite pigmentosa. Il suo principio di funzionamento si basa sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, cioè le cellule specializzate (i coni e bastoncelli) deputate a tradurre la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico. I fotorecettori ormai non più funzionanti vengono sostituiti da un fotodiodo, un microscopico apparato elettronico in grado di trasformare la luce in uno stimolo elettrico. In tal modo è in grado di ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e/o persone circostanti. Non proprio la visione originaria, ma un enorme conquista per le persone cieche. Il microchip misura circa tre millimetri e contiene 1600 sensori; viene inserito al di sotto della retina, in corrispondenza della macula, in modo da stimolare il circuito nervoso che naturalmente collega l’occhio al cervello: in questo modo si sostituisce all’attività delle cellule non più in grado di fare il loro lavoro. L’intervento eseguito al San Raffaele è durato quasi undici ore ed è stato eseguito da un’équipe diretta dal responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Marco Codenotti, coadiuvato, per la parte extraoculare, dal responsabile del servizio di Chirurgia oftalmoplastica Antonio Giordano Resti. &amplt;br /&ampgt; Il microchip è stato inserito al di sotto della retina, mentre il circuito di collegamento che lo unisce all’amplificatore del segnale elettrico è stato posizionato dietro all’orecchio, nella regione retroauricolare, sotto la pelle. La paziente, una donna di 50 anni, è affetta sin dalla giovane età da retinite pigmentosa, una malattia genetica dell’occhio che provoca la graduale riduzione della vista: i primi sintomi sono iniziati durante l’adolescenza e in seguito la visione si è gradualmente ridotta fino a esaurirsi totalmente. “A seguito dell’intervento ci aspettiamo una stimolazione retinica che gradualmente potrà portare la paziente a reimparare a vedere” afferma Marco Codenotti, che aggiunge: “L’intervento è stato il più complicato che abbia mai eseguito. Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro. L’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato”. “Questo intervento conferma la vocazione dell’Ospedale San Raffaele e di tutto il Gruppo ospedaliero San Donato di adottare sempre le soluzioni più innovative per i propri pazienti”, ha aggiunto Elena Bottinelli, amministratore delegato dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. “Grazie a Banca Mediolanum e alla esperienza della nostra oculistica, è stato possibile raggiungere questo importante risultato, sperimentando una nuova tecnologia. Un passo avanti importante per i pazienti affetti da queste gravi patologie”. “Con orgoglio Banca Mediolanum ha deciso di finanziare interamente il primo impianto italiano di microchip sottoretinico, considerato il più evoluto sistema di visione artificiale al mondo”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Banca Mediolanum Massimo Doris. “Poter essere al fianco di una realtà di eccellenza in campo medico e scientifico, quale l’IRCCS Ospedale San Raffaele, non vuol dire solo aver dato un sostegno economico, ma essere stato un tassello di un progetto innovativo che mi auguro possa coinvolgere numerosi altri finanziatori che intendano seguire il nostro esempio”.



INTERVIENE: annalisa
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 06/02/2018 17:00:57

LA SUA RISPOSTA: Grazie Maddalena ,grazie Varo ,pensavo tempo più brevi X la sperimentazione italiana. Ho



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 06/02/2018 17:01:08

LA SUA RISPOSTA: Fran,ti metto il link al clinical trial su orion,hanno iniziato a novembre ad arruollare i pazienti,in questa prima fase per studiare la sicurezza saranno 5 pazienti sia maschi che femmine dai 22 ai 74 anni,saranno tenuti sotto controllo per diversi mesi continuando a verificare i parametri di sicurezza. è in inglese:https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03344848?term=orion+secondsight+cortical+implant&rank=1



INTERVIENE: Varo
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 06/02/2018 17:27:28

LA SUA RISPOSTA: Per Annalisa:Purtroppo tutte le sperimentazioni sono lunghe .Ad esempio a riguardo di quella di retina implant ,eseguita in Italia, è tedesca . Ne parlavamo almeno cinque o sei anni fa ,anche nel forum ,quando si prevedevano intorno a cinque anni per andare in commercio . Le prove dell'epoca indicavano la possibilità di poter leggere le lettere più grandi . Poi ne avevamo parlato intorno al lugio del 2016 ,quando il San raffaele offriva alcuni impianti gratuitamente ,a pazienti disposti a proporsi . La ricerca italiana non è la più veloce . Quella del gruppo di Fabio benfenati sarebbe, forse, la più italiana ,perchè nata proprio in Italia .Personalmente attendo notizie su iris 3 ,che giungerebbe a tremila diodi fotovoltaici , circa il doppio di quelli usati al San raffaele ,ovvero una sua struttura. Di iris non ne sentiamo parlare ,non è nelle cronache . La nia nota è di origine confidenziale , ma quando verrà fuori vedremo che ci sono anche ricercatori italiani nel gruppo. . Varo.



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 07/02/2018 16:54:10

LA SUA RISPOSTA: grazie Maddalena per la segnalazione del trial relativo ad Orion che ho potuto leggere solo ora. per quello che riesco, cercherò di restare aggiornato sulle eventuali evoluzioni del trial che credo sia già stato organizzato. ciao a tutti. ,



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 09/02/2018 14:39:32

LA SUA RISPOSTA: volevo segnalare che ora orcam gli occhiali tecnologici sono disponibili tra gli ausili con un codice ISO:ecco il link ad ausili:https://www.mondoausili.it/orcam-myreader-orcam-myeye.html?gclid=EAIaIQobChMI-tuG0viY2QIVArgbCh1YuQnsEAAYASAAEgIpgvD_BwE



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 16/02/2018 15:08:45

LA SUA RISPOSTA: metto un articolo del professor Salfi su la protesi retinica IRIS.lo trovate sulla rivista di Veyes:http://magazine.veyes.it/2017/12/15/i-punti-di-forza-di-iris-ii/ Dopo Argus II (fai clic qui per leggere l’articolo) e Alpha AMS (puoi leggere l’articolo facendo clic qui), completiamo la trattazione sulle protesi retiniche entrando nel dettaglio del terzo (e ad oggi ultimo) sistema per il quale è già possibile procedere con l’impianto su di un essere umano. Ci riferiamo alla protesi epiretinica IRIS II, prodotta dall’azienda francese Pixium Vision. Va subito sottolineato come le analogie con Argus II siano tante, seppur con alcune migliorie. Ad iniziare dalla presenza di una matrice di micro elettrodi da impiantare nello strato epiretinico ed alimentata ad induzione. In questo sistema, tuttavia, sono presenti ben 150 micro elettrodi, contro i 60 previsti al momento in Argus II. Un altro punto di forza per IRIS II, inoltre, è costituito dal supporto attraverso il quale avviene il fissaggio della matrice di micro elettrodi nell’occhio: parliamo di un sistema brevettato, grazie al quale vengono notevolmente agevolate le fasi di espianto o di sostituzione, nell’eventualità di aggiornamenti successivi. Naturalmente anche in questo caso, ogni micro elettrodo ha lo scopo di stimolare le cellule nervose a stretto contatto all’interno della retina, in modo che tale stimolo possa essere trasmesso, attraverso il nervo ottico, fino alla corteccia visiva. Un’altra analogia tra Argus II e IRIS II consiste nella presenza di una videocamera, alloggiata su di un paio di occhiali che devono essere indossati dal paziente, connessi ad un mini PC tascabile, aventi la funzione di analizzare la scena visiva, raccogliere le informazioni ritenute maggiormente significative e trasmetterle al chip epiretinico in modo da attivare la stimolazione elettrica solo nei punti interessati alla formazione dell’immagine. Anche qui, però, è presente una importante novità rispetto ad Argus II: un sistema di analisi della scena visiva, brevettato, in grado di imitare il comportamento dell’occhio umano attraverso una video camera basata su eventi. Cerchiamo di comprendere meglio il principio sul quale si basa tale sistema. Una videocamera tradizionale imposta la riproduzione di un video registrando sequenze di foto da mostrare all’occhio con una frequenza non inferiore a 25 fotogrammi al secondo. Tale velocità è superiore a quella con la quale il sistema occhio-cervello è in grado di intercettare i singoli fotogrammi. Il risultato sarà, dunque, quello che l’occhio percepirà parti in movimento, invece che sequenze di foto statiche. Il sistema di cui è dotato IRIS II tende, dunque, ad imitare quanto descritto, puntando a catturare dalla scena visiva solo le parti dinamiche, ovvero quelle in movimento, riducendo dunque la quantità di informazioni statiche che, in una videocamera tradizionale sarebbero registrate in modo identico (e quindi ridondante) in ciascun fotogramma. Fatta eccezione per le differenze suddette, dunque, ci troviamo davanti ad un sistema parecchio simile ad Argus II, per il quale è in atto un trial clinico che coinvolge vari centri europei e che impiegherà fino a 10 pazienti affetti da Retinite Pigmentosa, da Sindrome di Usher, da Distrofia dei Coni e da Coroideremia, da monitorare nei primi 18 mesi dall’impianto, con una estensione fino a 36 mesi. I candidati all’impianto devono avere almeno 25 anni, avere avuta confermata la diagnosi di Retinite Pigmentosa o di Distrofia dei Coni, avere ancora una attività elettrica residua delle cellule gangliari (ovvero delle prime cellule nervose del sistema visivo). Va detto, infine, che IRIS II è disponibile solo sotto prescrizione medica e che la Pixium Vision è adesso abilitata al rimborso internazionale dei costi necessari per l’impianto della protesi. A partire dal prossimo numero, proseguiremo il nostro “viaggio” nel mondo degli occhi bionici spostando la nostra attenzione verso le protesi corticali, di grande interesse per coloro i quali non hanno alcuna funzionalità elettrica né a livello retinico, né a livello del nervo ottico e che pertanto non possono beneficiare dei tre sistemi trattati fino ad ora.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 16/02/2018 15:12:24

LA SUA RISPOSTA: metto anche i commenti del professor Salfi su Alpha IMS:http://magazine.veyes.it/2017/11/15/alpha-ams-ai-raggi-x/ Nel numero precedente della nostra rivista, abbiamo iniziato a trattare un tema particolarmente a cuore a quanti sono affetti da una forma grave di disabilità visiva: l’occhio bionico. In particolare, ci siamo occupati della protesi retinica Argus II (fai clic qui per leggere l’articolo). Se Argus II è, ad oggi, la protesi retinica con il maggior numero di impianti effettuati e per tale ragione quella sulla quale si conoscono moltissimi dettagli in termini di risultati ottenuti, va detto che nell’ultimo periodo si stanno sempre più diffondendo altri sistemi per i quali crescono le aspettative da parte dei pazienti, non fosse altro che per le tante notizie le quali spesso si diffondono in modo incontrollato e senza verifica delle fonti e che pertanto rischiano di indurre false aspettative, con le conseguenze che è semplice immaginare soprattutto a livello psicologico, in chi spera e confida anche nella ricerca tecnologica e non solo in quella clinica, per recuperare in parte, o totalmente, il visus perso. In questo numero ci occuperemo di un’altra protesi retinica per la quale è già possibile procedere all’impianto sull’essere umano, ovvero Alpha AMS, prodotta dall’azienda tedesca Retina Implant, come evoluzione del precedente loro sistema Alpha IMS. Esattamente come Argus II, anche Alpha AMS prevede l’impianto di un microchip che possa sostituirsi ai coni ed ai bastoncelli non più funzionanti (dei quali abbiamo discusso nella precedente puntata), stimolando elettricamente una porzione dello strato retinico in modo che tale informazione possa giungere fino alla corteccia visiva, attraverso il nervo ottico. La prima differenza che va segnalata è che questo chip, grande solo 3,2 x 4 mm e spesso appena 70 millesimi di millimetro, è formato da una matrice con 1600 micro fotodiodi, componenti elettronici in grado di convertire la luce incidente in segnale elettrico. Ciò significa che è la stessa luce che arriva sul fondo oculare in modo naturale, attraverso la pupilla, ad attivare la stimolazione elettrica della matrice, senza che sia necessario prevedere l’utilizzo di una videocamera esterna e di una unità di elaborazione delle immagini, come nel caso di Argus II. Inoltre, Alpha AMS appartiene alla categoria delle protesi subretiniche, in quanto tale microchip viene impiantato sotto la retina, nello strato in cui sono presenti i fotorecettori (per essere più precisi, nella zona compresa tra la retina e l’epitelio pigmentato retinico) e ciò consente di poter osservare punti diversi, intorno, muovendo gli occhi come avviene in un soggetto sano. Si noti come, invece, Argus II appartenga alla categoria delle protesi epiretiniche, in quanto la matrice, formata in quel caso da micro elettrodi, viene impiantata sulla superficie frontale della retina (per essere più “tecnici” anche in questo caso, sul fondo oculare, a contatto con la membrana limitante interna, che forma una sorta di barriera tra il corpo vitro e la retina). In Argus II, dunque, muovere gli occhi è del tutto inutile, dal momento che l’immagine viene catturata dalla videocamera presente negli occhiali. Infatti, durante il periodo di riabilitazione si tende ad abituare il paziente a muovere esclusivamente la testa per “osservare” parti differenti della scena visiva intorno, evitando il movimento oculare che può, in alcuni casi, perfino avere delle controindicazioni sulla qualità di quanto percepito. Oltre a portare il notevole beneficio di non richiedere più l’uso di una videocamera esterna, il tipo di tecnologia elettronica adottata nel microchip previsto in Alpha AMS, essendo dotato di ben 1600 micro fotodiodi, disposti in 40 righe ed altrettante colonne, lascia presagire una risoluzione nelle immagini indotte ben più alta di quanto non riesca a fare la matrice di soli 6 x 10 micro elettrodi, di cui è dotata Argus II. Inoltre il fotodiodo è un componente a bassissimo consumo di corrente elettrica, il che determina che l’intero chip consumi pochissimo (si parla di un valore complessivo di pochi mW). Ma non solo, non essendo necessaria una comunicazione WiFi tra la camera esterna ed il chip intraoculare, come accade in Argus II, il tutto si traduce in una minore emissione di calore del chip impiantato sotto la retina ed in minori rischi dovuti alle azioni di onde elettromagnetiche. Da quanto messo finora a confronto, tra Argus II ed Alpha AMS, la bilancia sembrerebbe pendere nettamente dalla parte del secondo sistema. In realtà, anche in questo caso, non sono solo rose e fiori. Innanzitutto va detto che l’impianto nella zona subretinica del microchip di Alpha AMS, rappresenta uno degli interventi chirurgici più difficili da eseguire a livello oftalmologico. Inoltre, la fase chirurgica non si limita alla sola zona oculare. Il chip impiantato nella retina, infatti, non possiede né batterie, né alcuna forma di alimentazione elettrica, a differenza di quello utilizzato da Argus II, il quale riceve la necessaria potenza per eccitare i micro elettrodi, attraverso il segnale WiFi captato dall’antenna di cui è dotato, con il vantaggio di non richiedere altra forma di alimentazione, ma con lo svantaggio, come detto, di sottoporre parti interne dell’occhio ad onde elettromagnetiche ed a surriscaldamenti. Alpha AMS, per ovviare a questo problema, prevede un alimentatore esterno, dalle dimensioni di 15 x 9,2 cm e dallo spessore di 2,8 cm, il quale genera, in una bobina interna, un campo magnetico alternato attraverso il quale riesce a trasmettere, per induzione, l’energia necessaria al funzionamento del chip impiantato nell’occhio. Lo scambio induttivo tra l’alimentatore esterno ed il microchip interno, avviene attraverso la pelle, grazie ad una bobina ricevente che va installata dietro l’orecchio. Ciò significa che, durante l’intervento chirurgico, occorre anche incidere la zona cranica dietro il padiglione auricolare, in corrispondenza della sporgenza dell’osso temporale, chiamata mastoide, in modo da installare sotto pelle il ricevitore ad induzione, contenuto dentro un involucro di ceramica, connesso tramite un sottile cavo al microchip intraoculare. Inoltre è necessario creare, chirurgicamente, un tunnel attraverso il quale far passare il sottile cavo connesso al micro chip, in modo che si possa arrivare fino all’orbita oculare e, da lì, con una opportuna incisione, nella zona subretinica. Appare dunque evidente come l’intervento chirurgico, che consiste in due fasi (quella extraoculare per l’impianto della bobina ad induzione posta dietro l’orecchio e quella intraoculare che prevede l’impianto del microchip sotto la retina, in corrispondenza della fovea) è ben più invasivo di quello necessario per l’impianto di Argus II, tanto che sono necessarie ben 7-8 ore complessive. Il paziente che intende candidarsi per l’impianto di Alpha AMS deve essere affetto esclusivamente da una distrofia ai fotorecettori, senza che il resto dell’apparato visivo, fino alla corteccia visiva, presenti alcun problema clinico. È necessario, inoltre, che nei primi anni di vita si sia potuto beneficiare del senso della vista e, al fine di poter affrontare un intervento chirurgico così delicato ed una anestesia generale che può arrivare, come detto, fino ad 8 ore, è fondamentale che il paziente, a prescindere dall’età, che può essere compresa tra i 18 ed i 78 anni, goda di buona salute. Dal punto di vista economico, i pazienti tedeschi possono già beneficiare del Sistema Sanitario Nazionale. Per i pazienti non tedeschi, ma appartenenti ad uno dei paesi dell’Unione Europea, invece, è possibile avvalersi della consulenza dello staff di Retina Implant per inoltrare una richiesta al proprio Sistema Sanitario, previa dichiarazione dei costi, al fine di essere operati presso uno dei centri tedeschi abilitati, basando la richiesta sul fatto che nella propria nazione non è presente alcun centro che possa effettuare tale impianto (sebbene qualcosa in tal senso, almeno in Italia, inizia a muoversi). Ancora una volta non entreremo in alcun giudizio personale su quali possano essere i benefici, grazie ad un simile impianto, tanto in termini di recupero del visus, quanto a livello psicologico. Va ricordato che, anche in questo caso, come accade per Argus II, ciascun fotodiodo riesce ad indurre la percezione di un piccolo punto di luce. Una immagine, dunque, si forma attraverso un insieme di punti e forme, solitamente lampeggianti (fenomeno visivo che gli oculisti chiamano fosfene). Tutto questo è, dunque, parecchio distante da quella che è la visione in un soggetto sano. La presenza di 1600 fotodiodi, come detto, lascerebbe presagire una maggiore risoluzione. In realtà, in Alpha AMS non è possibile regolare la quantità di stimolo elettrico in ciascun fotodiodo (cosa che è invece possibile effettuare in ogni micro elettrodo di Argus II). In virtù di questo, in parecchi casi la resa di entrambi i chip, in termini di percezione di immagini e velocità di riconoscimento oggetti e forme, sembra essere abbastanza simile. Nel prossimo numero, ci occuperemo della terza (e fino ad ora ultima) protesi retinica ad aver ottenuto, oltre alla certificazione CE, l’autorizzazione ad essere commercializzata, ovvero IRIS II, dell’azienda francese Pixium Vision



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 16/02/2018 15:15:37

LA SUA RISPOSTA: ecco l'articolo sulle protesi corticali del professor Salfi preso dall'ultimo numero di veyes magazine.http://magazine.veyes.it/2018/02/15/protesi-corticali-visive-lo-stato-dellarte/ Nelle puntate precedenti, abbiamo focalizzato la nostra attenzione verso le protesi retiniche, analizzando pregi e difetti dei tre dispositivi per i quali, ad oggi, è possibile procedere con l’impianto nell’essere umano. Tra i temi messi in evidenza, aldilà di cosa realmente si possa intendere per “vedere” una volta attivata la protesi, si è posta l’attenzione sui requisiti necessari per poter essere candidati all’impianto, requisiti che di fatto tagliano fuori chiunque non presenti più alcuna attività elettrica residua nello strano retinico. Meno che mai, chiunque abbia legata la propria disabilità visiva ad altre problematiche oculari (su tutte glaucoma o traumi a danno degli occhi) o a carico del nervo ottico. Di fatto, per questa tipologia di non vedenti, ad oggi non vi è alcuna soluzione tecnologica che possa indurre anche solo la percezione di luci ed ombre, così come accade (e come ampiamente discusso) con Argus II, Alpha AMS o Iris II. In questo articolo proveremo, dunque, ad analizzare quale sia lo stato dell’arte in quelli che sono, almeno pubblicamente, i progetti sperimentali in corso come proposte alternative. Va fatta una premessa: come visto nei precedenti articoli, il nostro sistema occhio/cervello basa l’esperienza del vedere sulla conversione dello stimolo luminoso in stimolo elettrico, da trasmettere attraverso il nervo ottico fino alla corteccia visiva, ovvero alla zona del nostro cervello che ha sede nella regione occipitale (la parte posteriore della nostra scatola cranica). È qui, dunque, che tale segnale elettrico viene elaborato dal nostro cervello, generando la percezione visiva così come la viviamo quotidianamente. Tale considerazione porta, dunque, alla deduzione che, nel caso in cui si riuscisse a fornire il giusto stimolo elettrico in tale zona del cervello, qualcosa a livello visivo è molto probabile, se non certo, che accada. Su tale ovvia intuizione si basa l’idea di una protesi corticale visiva: realizzare una matrice di elettrodi (dal punto di vista tecnologico del tutto simile a quelle viste nelle protesi retiniche) da impiantare a stretto contatto con la corteccia visiva, in modo che si possa stimolarne elettricamente i neuroni, provando a sostituire quanto accade già in un soggetto sano con il segnale trasportato dal nervo ottico. Dando per scontato che la conoscenza medico-chirurgica e quella tecnologica siano già mature per poter effettuare il giusto impianto nella corteccia visiva, convertire in distribuzione di segnale elettrico la sequenza di pixel catturata da una videocamera posta su degli occhiali ed inviare tale segnale al chip interno, uno dei problemi più importanti da affrontare è quello relativo al comprendere in che modo tale immagine debba essere mappata nella matrice di microelettrodi. Infatti, se nel chip retinico tale mappatura segue le leggi dell’ottica, ben note da secoli, che dimostrano che la luce emessa da ciascun punto che compone l’immagine viene proiettata in maniera capovolta, mantenendo la relativa posizione originale, attraverso il passaggio in una lente (che nell’occhio corrisponde al cristallino, previo attraversamento della luce attraverso la cornea), poco ancora si sa su come viene distribuito dal nervo ottico tale segnale elettrico, una volta giunto alla corteccia visiva. Informazione fondamentale se vogliamo provare ad indurre la percezione di immagini che possano, in qualche modo, avere una forma corrispondente alla sagoma o all’oggetto inquadrato dalla telecamera presente negli occhiali. Le sperimentazioni ad oggi note sul tema, sono il progetto “Direct-to-Brain Bionic Eye” dell’australiano Monash Vision Group (che vede la collaborazione di Monash University, Grey Innovation, MiniFAB e Alfred Health) e il sistema Orion, di Second Sight (la stessa azienda che produce Argus II). Va subito precisato che, se a proposito del primo progetto ben poco viene ad oggi diffuso su quello che è il reale stato dell’arte, nonostante le basi dello stesso siano state poste ben 7 anni fa, sul secondo l’aspetto comunicazione è opportunamente curato ed è già noto, ad esempio, che Second Sight ha ricevuto da pochi mesi l’autorizzazione da parte della FPA (Food and Drug Administration) statunitense a procedere con la sperimentazione sull’uomo. Si è dato il via, dunque, lo scorso 20 novembre ad un trial clinico, per il quale si prevede una prima conclusione entro il primo gennaio del 2023, che vedrà coinvolti fino a 5 pazienti senza alcuna percezione luminosa in entrambi gli occhi. Pazienti ai quali verrà impiantato il sistema Orion, monitorando innanzitutto la sicurezza tanto del dispositivo elettrico, quanto della tecnica chirurgica necessaria all’impianto e, a seguire, la reale percezione visiva ottenuta, la sua utilità nella vita quotidiana (ottenere esclusivamente la percezione di lampi di luce, senza alcuna corrispondenza a quanto osservato attraverso la telecamera, non avrebbe ovviamente alcun valore per i pazienti) e, non ultimo, l’eventuale presenza di ripercussioni sullo stato di salute generale dei 5 soggetti, nei 5 anni di monitoraggio. Quali aspettative avere? Premesso che anche in questo caso l’idea è quella di indurre la percezione di fosfeni (il cui numero ed estensione dipenderà dal numero di microelettrodi presenti nella matrice impiantata nella corteccia visiva), anche “solo” (rigorosamente tra doppi apici) riuscire a raggiungere gli stessi risultati ottenuti ad oggi con le protesi retiniche, sebbene ampiamente distanti dal concetto comune di vedere, quanto meno servirebbe a ripristinare una sorta di pari opportunità per un ben più ampio campione di persone che hanno perso la vista per varie cause. Certo, anche in questo caso va tenuto nella dovuta considerazione che un soggetto adulto che ha perso la vista già nei primi mesi di vita, o chi comunque ha perso del tutto la funzionalità visiva da diversi anni, è molto probabile, se non certo, che possa aver perso totalmente qualsiasi forma di risposta elettrica anche nella corteccia visiva. Ciò significa che, comunque, anche questo tipo di soluzione si porterà dietro inevitabilmente dei soggetti esclusi. Ma, una volta raggiunta una certa maturità nella tecnologia, tale ostacolo potrebbe comunque essere superato attraverso una rapidità di intervento, al fine di evitare di andare incontro ad uno stato di atrofia delle zone corticali interessate nel paziente. Un ruolo, sebbene di gran lunga inferiore a quello dei due progetti appena illustrati, ma che riteniamo non sia vano, lo ha anche il nostro progetto visual BCI (Brain Computer Interface), del quale avremo modo di parlare in un successivo articolo, che si pone l’obiettivo di provare a formulare un modello percettivo attraverso il quale comprendere in che modo mappare le immagini visualizzate nella distribuzione elettrica del segnale da utilizzare, come stimolo, sulla corteccia visiva primaria. Conoscenza da mettere ovviamente al servizio di chi porta avanti la suddetta sperimentazione clinica diretta sui pazienti. Vedremo anche come l’approccio attualmente seguito da noi, possa portare ad ipotizzare interessanti risvolti anche in campo diagnostico e non solo nel contesto delle patologie invalidanti della vista



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 17/02/2018 16:59:45

LA SUA RISPOSTA: segnalo a tutte le persone colpite da RP, una dichiarazione pubblicata su clicmedicina.it del 18.01.18, proveniente da Oxford, relativa ad un'innesto di una retina artificiale su una serie di pazienti che rallenterebbe la degenerazione della visione. ciao.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 18/02/2018 10:52:54

LA SUA RISPOSTA: Grazie Fran,avevano annunciato qualche tempo fa che probabilmente le retine artificiali producono una elettrostimolazione direttamente sulla retina dei pazienti.



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 18/02/2018 17:49:08

LA SUA RISPOSTA: ho letto anche un'interessantissima intervista col Prof. Guglielmo Lanzani, pubblicata sulla Provincia Pavese del 18.01.18, all'interno del quale rivela ulteriori dettagli sulla retina italiana, che già conoscevamo; tra i particolari che più mi hanno colpito segnalo che le prime prove sull'uomo sono previste per il 2019 e che il recupero dovrebbe essere di circa il 60 - 70 per cento.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 18/02/2018 18:22:30

LA SUA RISPOSTA: Fran confermo, ho scritto al dottor Benfenati che collabora con il professor Lanzani sulla bioretina fotovoltaica,purtroppo le procedure per l'autorizzazione vanno a rilento, l'anno scorso al congresso di Abano ci avevano riferito che speravano di partire per il 2018 invece slitteranno a fine 2019,almeno così si spera.



INTERVIENE: atrofico
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 19/02/2018 17:47:31

LA SUA RISPOSTA: per quanto riguarda Orkam, a cosa può servire? ad esempio, signora Maddalena, lei disse che sua nipote ha un app sul cellulare che gli legge ciò che fotografa, piu ho meno gli stessi meccanismi di orkam credo vero?



INTERVIENE: Varo
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 12/03/2018 12:04:32

LA SUA RISPOSTA: Circa il progetto del gruppo di Fabio Benfenati, voglio dire che ero riuscito a convincere la uici a portare il professore nella diretta uici del 18 luglio del duemila diciassette. . In quella ttrasmissione avevo partecipato con diverse mie domande ,tutte risposte. Però, da quel giorno la uici si è bloccata. Speravo che avrebbe potuto portare un contributo per velocizzare le procedure. Ma, ,invece è accaduto il contrario . Adesso la uici parla solo di giornali ,articoli, spettacoli , romanzi, sport , politica, ecc. Scompare il poco di ricerca che stava nascendo . Per fortuna che nel mondo ci sono anche i cinesi! Cosa sappiamo dei cinesi? Bene, ognuno pensi ciò che vuole, ma, io inserisco un comunicato giunto da un paio di giorni . Siamo anch'ora a livello topi? Comunque, quì sembra esserci qualcosa di nuovo . Ma, poi, ho lasciato da parte un altro documento molto importante che mi riservo di inserire ,dopo un ulteriore controllo . Atropico è rimasto senza risposta. Varo. Ecco il nuovo documento: -------- Messaggio Inoltrato -------- Oggetto: [638] Una nanoprotesi per i danni della retina Data: Fri, 9 Mar 2018 22:12:08 +0100 Mittente: Press-IN <info@letturagevolata.it> Rispondi-a: Press-IN <info@letturagevolata.it> A: Iscritti a Press-IN <info@letturagevolata.it> Press-IN anno X / n. 638 Le Scienze del 09-03-2018 Una nanoprotesi per i danni della retina Sperimentato con successo nei topi un dispositivo che riproduce la funzione delle cellule fotosensibili della retina. Basato su nanocavi in biossido di titanio ricoperti da nanoparticelle di oro, è sensibile ai diversi colori, non ha bisogno di alimentazione esterna ed è stato tollerato bene dagli animali. SHANGHAI. Ridare la vista ai ciechi. Da miracolo evangelico potrebbe diventare un obiettivo terapeutico concreto per molti pazienti affetti da patologie degenerative della retina, se sarà possibile sviluppare il risultato preliminare ottenuto dagli autori di un articolo pubblicato su “Nature Communications”. Gengfeng Zheng e colleghi della Fudan University a Shanghai hanno infatti ripristinato la vista nei topi con un particolare impianto protesico. Cuore del dispositivo è una schiera di nanoparticelle di oro rivestite di nanocavi di biossido di titanio che svolge la stessa funzione dei fotorecettori all’interno dell’occhio: catturare la luce. Una nanoprotesi per i danni della retina Tutti i progetti per realizzare protesi per ipovedenti e non vedenti devono fare i conti con la complessa struttura anatomica e funzionale dell’interno dell’occhio: in particolare della retina, a cui spetta il compito di trasformare il segnale luminoso in un segnale bioelettrico che, attraverso il nervo ottico, arriva infine al cervello. Le cellule sensibili alla luce sono dei neuroni specializzati chiamati fotorecettori e suddivisi in coni, concentrati al centro della retina e sensibili ai colori, e bastoncelli, concentrati nelle zone periferiche e deputati alla visione in condizioni di luce scarsa. La funzionalità dei fotorecettori può essere alterata fino a portare all’ipovisione o alla cecità da gravi patologie degenerative come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare. Un primo approccio protesico sviluppato in passato per questo tipo di problemi prevede l’inserimento nella retina di dispositivi che sono essenzialmente videocamere miniaturizzate. Più di recente invece si è fatta strada una tecnologia diversa, che sfrutta le proprietà di nuovi materiali nanostrutturati di natura polimerica o i nanotubi di carbonio. In questo caso però gli strati fotoreattivi richiedono un circuito microelettronico aggiuntivo a valle per elaborare il segnale da inviare al nervo ottico, il che finora ne ha limitato le applicazioni. La sfida ingegneristica è stata superata ora dai ricercatori cinesi rivestendo con nanoparticelle di oro nanocavi di biossido di titanio. Il dispositivo è in grado di generare una tensione elettrica quando viene esposto alla radiazione luminosa. Il segnale che produce viene comunicato ai neuroni vicini riproducendo la trasduzione fisiologica dei segnali. Le nanoparticelle si sono dimostrate in grado di ripristinare la risposta elettrica dei neuroni e la dilatazione delle pupille quando i topi erano esposti alla luce verde, blu e ultravioletta, indicando una ripresa della sensibilità alla luce. Inoltre, l’impianto è stato tollerato bene dai topi e ha mantenuto costante la sua funzionalità per otto settimane. Il risultato fa dunque ben sperare che in futuro si possano realizzare impianti protesici per le malattie degenerative dell’occhio in grado di ripristinare la vista in pazienti umani. Argomenti correlati: Disabilità visiva - Ricerca scientifica Se vuoi leggere l'articolo originale clicca qui: http://www.pressin.it/leggi.php?idarticolo=55530 --------------------------------------------------- Press-IN è un servizio offerto dall'associazione Lettura Agevolata Onlus Per non ricevere più questi messaggi vai alla pagina: http://www.pressin.it/ Per informazioni e segnalazioni: info@letturagevolata.it ---------------------------------------------------



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 12/03/2018 15:45:31

LA SUA RISPOSTA: Ciao Atrofico,non ti ho risposto perché non conosco gli occhiali orcam ho solo notato che tramite codice ISO possono essere concessi come ausili.Ho sentito vari commenti su facebook e forse danno gli stessi risultati di un buon iphone,forse sono più facili da gestire perché si usano come occhiali,ma poi alla fin fine costano circa 3000 euro e comunque non sostituiscono il telefonino.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 16/04/2018 21:54:38

LA SUA RISPOSTA: copiato dalla rivista on line magazine veyes:http://magazine.veyes.it/2018/04/16/il-progetto-visual-bci/ In un precedente articolo pubblicato nel nostro magazine, abbiamo iniziato a trattare il tema relativo allo stato dell’arte sulle protesi corticali (fai clic qui per leggere l’articolo). In tale contesto, sebbene con obiettivi e risorse di gran lunga inferiori ai progetti illustrati in quell’articolo, si inquadra anche il nostro progetto visual BCI (Brain Computer Interface), avviato alla fine del 2015 con il contributo della sezione toscana di Retina Italia. Iniziamo col tentare di illustrare cosa sono le Brain Computer Interface, letteralmente le interfacce cervello-computer. Come è noto dall’elettrofisiologia, qualsiasi cellula ha la capacità di generare segnali elettrochimici che possono essere rilevati sotto forma di segnale elettrico, utilizzando apposita strumentazione tecnologica. A questo meccanismo non sfugge nessun tipo di cellula, nemmeno le “cellule speciali”, i neuroni, quelli che formano il sistema nervoso sia centrale che periferico. Il compito dell’elettrofisiologo, dunque, è quello di studiare la risposta elettrica dei singoli neuroni, connessi tra loro in reti complesse. Il progetto visual BCI si pone l’obiettivo di analizzare la risposta elettrica della sola corteccia visiva, ovvero della rete di neuroni del nostro cervello che ha il compito di interpretare l’informazione visiva catturata dalla nostra retina (formata a sua volta da altri particolari neuroni chiamati coni e bastoncelli), convertita in segnale elettrico e trasmessa attraverso il nervo ottico appunto alla corteccia visiva, dove viene trasformata in quella che per un soggetto sano è l’esperienza del vedere. Nel far questo, stiamo attingendo alla tecnologia utilizzata in contesto medico per effettuare un EEG (ElettroEncefaloGramma), costruendo però dei particolari caschetti chiamati appunto BCI, interfacce Cervello Computer, nate in genere per comprendere che segnale elettrico associare ad una determinata attività cerebrale, sia essa motoria, cognitiva o sensoriale, in modo da trasformarla in un comando corrispondente per un computer ad essa collegata. La BCI che stiamo costruendo noi in collaborazione con il Corso di Laurea Magistrale in Automation Engineering and Control of Complex Systems, presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica ed Informatica dell’Università di Catania, però, prevede la miniaturizzazione di tutti i sensori in una sorta di “cerotto”, con stampa a getto di inchiostro, di tipo “usa e getta”, che racchiude in uno spazio piccolo quanto la zona posteriore della nostra scatola cranica in cui ha sede la corteccia visiva primaria, un numero elevato di sensori in grado di rilevare la distribuzione del segnale elettrico in risposta al “vedere”. A breve inizieremo le rilevazioni del segnale, che avverranno con la collaborazione della clinica oculistica del Policlinico di Catania e del reparto di pediatria che ha sede presso l’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania: a partire dalle particolari immagini (pattern) utilizzate per effettuare un esame clinico noto con il nome PEV (Potenziali Evocati Visivi), ma modificandole via via in corso d’opera, in immagini più complesse, cercheremo di formalizzare un “modello percettivo”, ovvero di capire in che modo poter mappare i pixel, i puntini che formano le immagini mostrate ai vari soggetti che faranno parte della sperimentazione, con la distribuzione del segnale elettrico rilevata dalla matrice di sensori che andrà a formare il particolare cerotto. Certo, un obiettivo parecchio complesso ed ambizioso per varie ragioni squisitamente tecniche e scientifiche, ma anche un approccio che, in modo naturale, potrebbe portare ad una importante conseguenza: ammettiamo di non riuscire a comprendere in alcun modo come funziona il suddetto modello percettivo; tuttavia, estendendo questa rilevazione, iniziata utilizzando solo pazienti sani tanto a livello dell’occhio quanto a livello del nervo ottico e della corteccia visiva, ripetendo la rilevazione prima con pazienti che hanno una distrofia retinica e poi con pazienti che hanno un malfunzionamento a livello del nervo ottico, nel momento in cui sottoporremmo il test ad un soggetto sul quale si intende indagare dal punto di vista clinico, confrontando il segnale misurato con quelli precedentemente raccolti ed aggregati in cluster corrispondenti ad una determinata patologia, potremmo rilevare la presenza di un problema a livello retinico, o patologie a danno del nervo ottico, semplicemente per confronto con il segnale che rappresenta lo stesso cluster, ovvero con il segnale che accomuna tutti quelli che hanno quella determinata patologia. Questo test, dunque, potrebbe diventare una sorta di vero e proprio esame diagnostico (pur non essendo questo, lo sottolineo, l’obiettivo primario del progetto). Naturalmente il condizionale è d’obbligo, non avendo ancora iniziato la sperimentazione clinica e solo il rigoroso metodo scientifico potrà confermare o smentire quelle che al momento occorre considerare solo come delle ipotesi. Ipotesi, però, che crediamo fortemente, a naso, con l’intuito di chi si attiene comunque ad un approccio scientifico, poter portare a risultati concreti. Naturalmente, aldilà delle tesi di laurea, delle eventuali pubblicazioni scientifiche che ne potranno scaturire, vi terremo costantemente aggiornati sui risultati, mantenendo nell’esposizione, come sempre, un linguaggio accessibile a chiunque desideri saperne di più.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 27/06/2018 18:16:10

LA SUA RISPOSTA: Mi piacerebbe sapere se qualcuno ha scritto per avere informazioni sul trial che si terrà a Careggi sulla nano retina israeliana e se ha ricevuto delle risposte?



INTERVIENE: Varo
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 29/06/2018 19:30:13

LA SUA RISPOSTA: Io potrei avere tutti i requisiti richiesti. ma, come sai, ho altre mire. Però ho deviato la notizia a tutto il consiglio nazionale uici ,e, ad alcuni amici . Nessuna risposta da loro, tranne un amico che la ritiene molto importante . Sono anni che dico essere necessario dialogare con i ricercatori e mostrare interessi . Non si mostrano interessi? Allora i ricercatori cambiano strada. Non riesco a farlo capire in ambiente uici. Un anno fa, sembrava mi ascoltassero. Poi, improvvisamente , dopo avere fatto una trasmissione con il professore Fabio Benfenati, ,il tutto si è arenato lì. Varo.



INTERVIENE: fran
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 30/06/2018 18:30:53

LA SUA RISPOSTA: sinceramente non ne sapevo nulla e non conosco le caratteristiche di questo nuovo dispositivo. nemmeno sul foruum ho letto qualcosa, mi pare. di tanto in tanto controllo se ci sono novità su ORION, ma mi pare che non trapeli nulla. a questo punto credo sia più utile parlare di aiuto psicologico per i non vedenti che di terapie miracolose. ciao.



INTERVIENE: Varo
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 30/06/2018 19:37:00

LA SUA RISPOSTA: Fran, Maddalena ha parlato diverse volte di questa nanoretina, ,anche nel forum . Però, è vero che non sono descritte informazioni sulle sue caratteristiche . D'altronde si tratterebbe di una retina artificiale mai testata sull'uomo e, infatti si tratta di un trial . Ma se c'è di mezzo il Careggi e il Dottor Rizzo, si può presumere che la cosa è seria . Gli aiuti psicologici ,per me non esistono : siamo grandi abbastanza per non farci influenzare dalla psicologia . La cecità, poi, non si combatte con le chiacchiere , nè con i miracoli . Forse se Maddalena avesse parlato tanto di ricerche, quanto ha parlato di esami molecolari ,ci sarebbero state visioni meno scettiche . Io, però, non sono attratto da sistemi che fanno vedere solo in bianco e nero ,sfruttando fotorecettori in via di estinzione . O si cura la malattia, oppure si rinvia la distruzione totale delle cellule fotosensibili , a mio avviso . Il mio giudizio è relativo . Ma ciò che sta facendo il Careggi , è una opportunità non trascurabile . Se le cose sono dette in modo corretto, le nanoretine dovrebbero sfruttare le nanoparticelle . Le nanoparticelle sono tanto piccole che possono entrare ,ognuna, in una cellula . In teoria in una retina ,si potrebbero mettere molte migliaia di nanoparticelle . Sempre in teoria si potrebbero ottenere dettagli di immagine assai buoni . In gioco c'è pure la cina che sta usando l'oro ed il platino ,sotto forma di nanoparticelle.se non ho capito male o ricordo male. Varo.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 01/07/2018 14:17:04

LA SUA RISPOSTA: Fran,sul post comunicazioni ho messo una comunicazione che ci è stata fornita dal Careggi sul criterio di inclusione per il trial sulla nanoretina israeliana, ho messo anche il sito della nanoretina da cui leggere le informazioni. Varo,non si tratta di nanoparticelle ma di un cip in 3D miniaturizzato,(questo è il significato di nano, è grande come l'unghia del pollice di un neonato.Usando l'ingegnieria miniaturizzata in un cip così piccolo riescono ad avere 5000 pixel. Fran si rivolge a chi ha problemi di retina ma con nervo ottico funzionante.Il trial parte in Italia, prima nel mondo ad eseguire questo tipo di impianto, occorre ancora del tempo perché sono nella fase di raccolta e di monitoraggio di eventuali candidati per scegliere i migliori, cioè i più adatti ad essere impiantati per primi in modo di avere dei dati verificabili per proseguire poi con altri. Per i trials sono previste 2 ore di chirurgia e un ricovero di 1/2 giorni per il controllo post impianto, quando poi venisse approvato e messo in commercio si tratterà di una chirurgia ambulatoriale con un costo abbordabile per la sanità pubblica



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 01/07/2018 14:24:14

LA SUA RISPOSTA: metto una traduzione letterale dal sito di nanoretina.:Nano Retina ha sviluppato una soluzione sofisticata ed elegante destinata a ripristinare la vista di persone che hanno perso la vista a causa di malattie degenerative della retina. Il dispositivo miniaturizzato Nano Retina, l'impianto NR600, sostituisce la funzionalità delle cellule danneggiate dei fotorecettori e crea la stimolazione elettrica necessaria per attivare le restanti cellule retiniche sane. NR600 è costituito da due componenti; un chip impiantabile in miniatura e una serie di occhiali indossati dal paziente. L'ingegno di Nano Retina è evidenziato nel chip impiantabile in miniatura. In un singolo chip, Nano Retina ha inserito tutti gli elementi necessari per sostituire i fotorecettori danneggiati: IMAGER DIGITALE INTERNA ULTRA-BASSA POTENZA Questo imager cattura l'immagine che viene generata nella parte posteriore dell'occhio dall'ottica dell'occhio naturale. Un processore a bassa potenza converte l'immagine in un segnale di stimolazione elettrica che viene consegnato ai rimanenti strati retinici sani utilizzando la tecnologia proprietaria 3DNiTM. TECNOLOGIA 3DNiTM (3D NEURAL INTERFACE) Una densa serie di centinaia di microelettrodi tridimensionali penetra negli strati retinici sani che originariamente ricevevano il segnale dai fotorecettori. La forma e la struttura uniche degli elettrodi consentono una precisa stimolazione locale delle cellule retiniche sane mirate. ALIMENTAZIONE INTERNA Gli elementi fotovoltaici integrati nell'impianto generano una tensione operativa dalla luce laser a infrarossi, per fornire tutta la potenza necessaria. La luce laser a raggi infrarossi viene consegnata dagli occhiali Nano Retina. Gli occhiali Wireless Nano Retina Gli occhiali wireless e ricaricabili forniscono energia all'impianto Nano Retina, comunicano con l'impianto e consentono al paziente di ottimizzare le diverse impostazioni della luce con la semplice pressione di un pulsante. Vantaggi del sistema Nano Retina A differenza di altre soluzioni di retina artificiale, la combinazione della tecnologia 3DNi e di un chip design proprietario offre i seguenti vantaggi: Posizionamento clinico degli elettrodi al posto delle cellule fotorecettrici danneggiate della retina dove la stimolazione è cruciale. Un livello di energia inferiore ed ottimale che viene erogato nell'area di stimolazione con conseguente miglioramento della sicurezza e maggiore specificità. Un numero maggiore di elettrodi attivi, strettamente distanziati l'uno dall'altro per fornire un'immagine con una risoluzione più elevata. Impianto a chip singolo e miniaturizzato: consente una procedura standard in anestesia locale, riduzione della complessità della procedura chirurgica e tempi di recupero più brevi. Percorso ottico naturale: poiché l'immagine viene elaborata all'interno del chip, il sistema utilizza il normale percorso visivo. Un'immagine viene catturata e scansionata dal movimento degli occhi, riducendo l'esigenza di muovere la testa per scansionare con una fotocamera esterna. La procedura chirurgica L'impianto di Nano Retina contiene tutti i componenti necessari che consentono la piena funzionalità di visione in un unico chip miniaturizzato. L'impianto Nano Retina viene inserito nell'occhio in una procedura chirurgica minimamente invasiva in anestesia locale in chirurgia ambulatoriale senza necessità di ricovero ospedaliero. La durata stimata della procedura è inferiore a 1 ora. La procedura chirurgica utilizza metodi e preparazioni standard per la chirurgia oftalmica fino alla fase finale dello sviluppo dell'impianto appena sopra la retina. Poiché l'impianto Nano Retina contiene tutte le funzionalità necessarie per stimolare i nervi retinici, non è necessario alcun cablaggio aggiuntivo al di fuori del globo oculare, risultando in un profilo di rischio relativamente basso per la procedura e un tempo di guarigione e recupero rapidi. Seguendo la procedura di impianto, i parametri di stimolazione saranno calibrati e ottimizzati in base alle esigenze individuali del paziente e un team di specialisti per ipovedenti familiarizzerà il paziente con la sua nuova capacità di visione. La soluzione Nano Retina consente inoltre ai pazienti di mettere a punto diverse impostazioni di luce con la semplice pressione di un pulsante.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 01/07/2018 14:36:14

LA SUA RISPOSTA: Varo se leggi bene la traduzione che ho messo, la nonoretina non sfrutta recettori in via di estinzione,ma sostituisce i forecettori estinti,deve però sfruttare le altre cellule della retina le bipolari e le amacrine,per cui si rivolge a quelle cellule della retina ancora vive e funzionanti,la selezione dei pazienti ,è fatta considerando una retina senza infiammazioni con le cellule bipolari funzionati,è lo stesso anche per l'argus e per il retinal implant.



INTERVIENE: Varo
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 01/07/2018 21:53:36

LA SUA RISPOSTA: Io, Maddalena, vorrei evitare l'uso dei termini medici, perchè è facilissimo sbagliare ,specialmente in campo oculare. Ad esempio, a me risulta che per la visione sono importanti le cellule gangliari che concorrono al trasporto del segnale elettrico, mentre le amacriniche e le bipolari hanno altre funzioni , come, ad esempio la formazione di sostanze come il glutammato , ,la dopamina, ecc.Ma, non è il caso di dirottare su queste cose, . Ciò che invece mi interesserebbe sapere, ma, che nella traduzione non compare è il tipo di immagine offerto. ,ovvero se a colori o,in bianco e mero . Perchè la cosa dipende dai tre tipi di coni e, dalle frequenze della luce.La spiegazione a riguardo delle cellule in via di estinzione , non mi convince, perchè tutta la retina è in via di estinzione quando è interessata dalla malattia non curata .Per sostituire le cellule estinte ci vorrebbero molte migliaia di elementi da collegare alle cellule gangliari. Non mi sembra cosa tanto possibile al momento . Invece ,molto più probabilmente la retina artificiale potrebbe sfruttare le cellule residue ,che, però saranno poche se il soggetto si trova in situazione di retinopatia terminale . Parlare noi di questi particolari tecnici è fuori posto,e, lo dico da anni . Io posso fidarmi del Careggi e del dottor Rizzo , ma, lui non ha fornito le spiegazioni tecniche di questo tipo . Non abbiamo dati su cosa otterremmo. Ma, dobbiamo fidarci , oppure rinunciare a tentativi . Per ora gli altri sistemi sono a livello di ausili ,in evoluzione. Varo.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 02/07/2018 14:07:42

LA SUA RISPOSTA: L'oftalmologia di Careggi ci ha solo dato le indicazioni sulle caratteristiche di inclusioni del paziente,e una mail a cui scrivere per avere informazioni. La dottoressa che si occupa di selezionare i pazienti mi ha scritto che non essendo mai stato impiantato nell'uomo non sono in grado di dire con esattezza cosa uno vede mi ha solo sottolineato che tra quelli fino ad ora impiantati questo parte con molti pixel per cui prevedono una buona definizione. Non c'è telecamera ma si guarda con i propri occhi. non ci sono cavetti che escono per alimentare il chip che si alimenta con la luce degli speciali occhiali. Le cellule gangliari si trovano nel disco ottico e sono l'inizio delle cellule del nervo ottico.che dovranno essere sane.



INTERVIENE: Varo
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 03/07/2018 10:34:03

LA SUA RISPOSTA: Mi sembra tutto giusto . Per quanto mi riguarda, ,uno specifico esame avrebbe accertato che le mie cellule gangliari sono anch'ora vive,per cui avrei anche questo punto in favore. Tuttavia l'opinione pubblica è molto scettica , danneggiata dagli speculatori e, dalla assenza cronica di associazioni importanti come la uici . L'informazione scientifica sulle ricerche ,non raggiunge tutti gli interessati e esiste il concetto che chi è cieco, non può recuperare niente . Io penso,invece, che anche un ausilio che stimoli il nervo ottico, potrebbe rallentare la malattia del nervo ottico . Purtroppo ,dopo che la uici aveva ospitato il professore Fabio Benfenati , ,si è creata la convinzione che gli studi di quel tipo servano più per i posteri che per i contemporanei . E, allora hanno perso interesse. Circa la nanoretina israeliana , tenderei a dare fiducia al dottorRizzo, mentre punterei maggiormente a cercare di curare le malattie , tramite terapie geniche, fattori di crescita e staminali embrionali ,anche perchè la corteccia visiva è indispensabilmente coinvolta e non può essere bipassata ,ovvero, senza ripararla ,non esistono possibilità di recuperi . Comunque, spero che l'iniziativa del Careggi abbia successo . In fondo il ragionamento di base , appare corretto . Mi piacerebbe accertare se la nanoretina non contenga nanoparticelle, ,perchè se le contenesse, ci sarebbero presupposti per evoluzioni molto grandi.Per il semplice fatto che potrebbero fornire molti segnali di luce in più dei sistemi con altre caratteristiche . Come informazione ,posso segnalare che il sistema iris , non anch'ora in uso , sarebbe costituito da oltre tremila pixel , tanto per usare un termine convenzionalmente riconoscibile. Varo.



INTERVIENE: Maddalena
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 03/07/2018 15:01:58

LA SUA RISPOSTA: La nanoretina israeliana come inizio dovrebbe dare 5000pixel,a differenza del'iris non usa telecamere ne minicomputer per elaborare l'immagine e trasformare il segnale luminoso in elettrico,sia la nanoretina che l'iris della pixium si rivolgono alle cellule bipolari della retina che dovranno essere sane e che trasmetteranno alle cellule gangliari del nervo ottico,purtroppo chi oltre ad aver degenerati coni e bastoncelli ha anche le cellule bipolari danneggiate non potrà usufruire di queste tecnologie.



INTERVIENE: Varo
PUBBLICATO IL (giorno e ora): 03/07/2018 19:23:37

LA SUA RISPOSTA: Maddalena, Iris , nella ultima versione ,dovrebbe avere tremila cinquecento pixel, perchè quello è il numero degli elementi sensibili che possiede. Per quanto ne so non userebbe telecamere . Si rivolge alle cellule gangliari che sono quelle collegate al nervo ottico . La nanoretina israeliana , è detto abbia 366 elementi sensibili e, quindi anche i pixel saranno di quel numero . Sane devono essere le gangliari ,se non faccio errori . Perchè, a trasportare il segnale elettrico devono essere quelle cellule che assolvono a quelle spopo , oppure i fotorecettori . Non certo quelli distrutti . Però, come avevo accennato, , questo è un campo non adatto per noi che oculisti non siamo . Potrebbero chiarire i tecnici del Careggi . Iris ,nella versione tre non ho notizia che sia in uso . Per ritrovare i dati esatti, potrei ricercare in messaggi di posta di due anni fa ,scambiati con un nostro professore che ci lavora ,insieme a inglesi e tedeschi . Per ora lascio in sospeso . Però, siamo attenti con i dati tecnici, perchè si potrebbero dare informazioni fallaci e, per non rischiare invito alla cautela anche verso i miei dati . Varo.