Titolo pagina: Amaurosi Congenita di Leber
Aspetti clinici ed evolutivi
Sabrina Signorini, Elisa Fazzi, Paolo Emilio Bianchi*
Centro di Neuroftalmologia dell'età evolutiva. Dipartimento di Clinica Neurologica e Psichiatrica dell'età evolutiva-Università degli Studi di Pavia IRCCS Fondazione Istituto Neurologico C. Mondino, Pavia.
(*) Clinica Oculistica, Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Rianimatorie-Riabilitative e dei Trapianti d'Organo- Università degli Studi di Pavia-Fondazione IRCCS Policlinico "S. Matteo", Pavia.
L'amaurosi congenita di Leber (ACL) è la più precoce e più severa
forma di distrofia retinica ereditaria. È responsabile del 10-18% dei casi di
cecità congenita e la sua incidenza è di 2-3 per 100.000 bambini nati.
Descritta per la prima volta nel 1869 da Theodor von Leber, un oftalmologo tedesco, è
trasmessa, nella maggior parte dei casi, con modalità autosomica recessiva.
L'ACL è caratterizzata da cecità o grave ipovisione già presente
alla nascita o ad esordio nei primi 6 mesi di vita, reazioni pupillari torpide, movimenti
oculari erratici/nistagmo, segni oculo-digitali, come ad esempio pressione ("eye-pressing",
"eye-poking") e sfregamento ("eye-rubbing") dei bulbi oculari.
L'elettroretinogramma è estinto o marcatamente ipovoltato sia nella componente
fotopica che in quella scotopica; i potenziali evocati visivi sono estinti o alterati.
L'aspetto del fondo oculare è estremamente variabile: può essere normale,
soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, ma più frequentemente è
caratterizzato da alterazioni di diversa natura ed entità tra le quali il reperto
più comune è rappresentato da anomalie della pigmentazione retinica
(quadri a tipo "sale e pepe", retinite puntuta albicans, aree pigmentarie periferiche
rotondeggianti). Nella ACL sono inoltre descritti altri reperti oftalmoscopici tra
cui alterazioni vascolari (es. restringimento dei vasi retinici), fondo marmorizzato,
"colobomi" maculari o atrofia ottica. Altri segni oculari possono essere presenti,
tra cui cataratta, cheratocono, cheratoglobo e più frequentemente enoftalmo.
L'ACL è una malattia eterogenea sia da un punto di vista genetico che clinico e probabilmente non rappresenta una singola entità di malattia. In associazione ai segni e sintomi oculari sopra riportati, sono infatti state descritte altre anomalie sia neurologiche (ipotonia muscolare, ritardo di sviluppo e/o mentale, atassia ed altri segni cerebellari), sia neuroradiologiche (anomalie della fossa posteriore, alterazioni di segnale della sostanza bianca encefalica o della girazione corticale) che sistemiche (in particolare renali, epatiche e scheletriche). Tra i reperti neuroradiologici tipica è una malformazione della fossa cranica posteriore nota come "segno del dente molare" caratterizzata da: ipoplasia/agenesia del verme cerebellare, peduncoli cerebellari superiori ispessiti ed orientati orizzontalmente ed aumentata profondità della fossa interpeduncolare; sulle sezioni assiali della RMN encefalo, a livello della giunzione ponto-mesencefalica, tale malformazione determina un aspetto peculiare simile ad un dente molare da cui deriva il suo nome.
Il "segno del dente molare" è stato originariamente descritto nei soggetti
con sindrome di Joubert, una malattia autosomica recessiva caratterizzata da ipotonia
muscolare, atassia, ritardo di sviluppo, deficit intellettivo, aprassia oculomotoria
e disturbi respiratori neonatali, ed è stato in seguito riscontrato in altri
condizioni, note con il termine di "disordini correlati alla sindrome di Joubert"
("Joubert syndrome-related disorders" - JSRDs), in cui al coinvolgimento del
sistema nervoso si associa l'interessamento di altri organi ed apparati, tra cui
in particolare la retina ed il rene.
Il quadro oculare della ACL può inoltre far parte di patologie metabolico-degenerative
del sistema nervoso centrale, quali malattie perossisomiali, ceroidolipofuscinosi
neuronale, A-betalipoproteinemia, malattie mitocondriali o di raggruppamenti
sindromici, quali ad esempio, oltre alla sindrome di Joubert ed ai disordini
ad essa correlati, la sindrome di Bardet-Biedl e la sindrome di Usher.
L'ACL è una malattia estremamente eterogenea anche da un punto di vista genetico. I geni implicati nella ACL sono coinvolti nello sviluppo, nel funzionamento e nella protezione della retina. Fino ad oggi sono stati mappati almeno undici geni:
- retGC1 o GUCY2D sul cromosoma 17 (17p13)7
- RPE65 sul cromosoma 1 (1p31)8
- CRX sul cromosoma 19 (19q13.3)
- AIPL1 sul cromosoma 17 (17p13.1)
- RPGRIP1 sul cromosoma 14 (14q11)
- CRB1 sul cromosoma 1 (1q31-32.1)
- TULP1 sul cromosoma 6 (6p21.3)
- RDH12 sul cromosoma 14 (14q24)
- IMPDH1 sul cromosoma 7
- CEP290 sul cromosoma 12 (12q21-q22)
- LCA5 sul cromosoma 6q11-16 ed altri sono allo studio
La prospettiva terapeutica più promettente è la terapia genica intraoculare,
che consiste nella iniezione subretinica del gene alterato grazie all'uso di virus ricombinanti.
Nel 2001, Acland et al dimostrarono, per la prima volta, la possibilità di ristabilire
la visione mediante la terapia genica in un modello animale di retinopatia umana, utilizzando
un animale di grossa taglia, un cane.
Nel 2008, tale terapia è stata per la prima volta applicata a tre pazienti con ACL causata da mutazioni nel gene RPE65, in un trial clinico messo a punto nell'ambito di una collaborazione nazionale e internazionale di ricerca di cui il nostro gruppo ha fatto parte. Se da un lato la terapia genica rappresenta un'importante prospettiva terapeutica, d'altra parte l'intervento riabilitativo precoce rimane cruciale per la promozione dello sviluppo globale di questi bambini.
In considerazione della eterogeneità clinica della amaurosi congenita di Leber, da diversi anni c/o il Centro di Neuroftalmologia dell'età evolutiva (Responsabile Prof.ssa E. Fazzi) del Dipartimento di Clinica Neurologica e Psichiatrica dell'età evolutiva dell'IRCCS Fondazione Istituto Neurologico C.Mondino, Pavia (Dir. Prof. U. Balottin), è stato messo a punto un protocollo diagnostico che comprende:
- raccolta anamnestica ed esame obiettivo generale e neurologico;
- valutazione neuroftalmologica (visita oculistica e ortottica, valutazione visiva funzionale, potenziali evocati visivi, elettroretinogramma);
- esami neurofisiologici: potenziali evocati uditivi troncoencefalici (BAEPs), EEG in veglia e sonno;
- valutazioni di sviluppo e cognitive;
- esami neuroradiologici con studio specifico delle vie ottiche e della fossa cranica posteriore (RMN);
- studio della funzionalità epatica e renale/ecografia addome completo;
- studio della capacità di concentrazione renale dopo somministrazione di desmopressina (minirin/DDAVP);
- screening metabolico;
- altre indagini strumentali: RX carpo;
- indagini genetiche per l'analisi dei geni noti responsabili di amaurosi congenita di Leber (in collaborazione con alcuni centri nazionali ed internazionali tra cui il TIGEM di Napoli).
I soggetti, c/o il nostro Centro sono in genere seguiti in follow up ogni 6-12 mesi. Il Centro di Neuroftalmologia dell'età evolutiva è inoltre centro di riferimento della Associazione Italiana Amaurosi Congenita di Leber (I.A.L.C.A., Presidente Dott. N. Stilla). Ad oggi afferiscono al Centro circa 100 bambini con distrofia retinica congenita. Tutti i soggetti sono stati sottoposti al protocollo diagnostico sopra descritto.
Il lavoro che presentiamo in data odierna si riferisce ad uno studio condotto in una coorte di 75 bambini non vedenti o con marcata ipovisione dalla nascita affetti da ACL diagnosticata in base ai criteri di De Laey, 36 maschi (48%) e 39 femmine (52%) afferiti al Centro di Neuroftalmologia dell'Età Evolutiva dell'IRCCS Istituto Neurologico C. Mondino (Pavia) fra il 1988 e il 2006.
Obiettivo di questo studio è quello di descrivere il profilo clinico-strumentale (neurologico e sistemico, neuroftalmologico, elettrofisiologico, neuroradiologico) e gli aspetti genetici e di individuare eventuali correlazioni fra genotipo e fenotipo.
Nella relazione vengono presentati tali risultati e indicate alcune linee di intervento riabilitativo.
Per ulteriori informazioni scarica la documentazione "ACL di Pavia" in formato PDF.
Nota bibliografica
De Laey JJ. Leber's congenital amaurosis. Bull Soc Belge Ophtalmol 1991;241:41-50
Harris EW. Leber's congenital amaurosis and RPE65. Int Ophtalmol Clin 2001;41:73-82
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Fazzi E, Signorini SG, Uggetti C, Bianchi PE, Lanners J, Lanzi G. Towards improved clinical
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Am J Med Gen 2005;132A:13-19
Simonelli F, Ziviello C, Testa F, Rossi S, Fazzi E, Bianchi PE, Fossarello M, Signorini S, Bertone C, Galantuomo S, Brancati F, Valente EM, Ciccodicola A, Rinaldi E, Auricchio A, Banfi S. Clinical and molecular genetics of Leber's congenital amaurosis: a multicenter study of Italian patients, Invest Ophthalmol Vis Sci., 2007; 48(9): 4284-90
Maguire AM et al. "Safety and Efficacy of gene Transfer for Leber's Congenital Amaurosis", the New Engalnd Journal of Medicine, 2008: 1-9
19 Novembre 2008


