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Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Aprile 2018
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Titolo pagina: Sviluppato occhio artificiale, "mette a fuoco in automatico"

E' ispirato all'occhio umano quello del tutto artificiale creato dai ricercatori della Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences. Un occhio artificiale piatto, controllato elettronicamente. Il sistema adattivo con metalenti in silicone (più sottili di un foglio di carta e leggerissime) è montato su un polimero trasparente, senza elettrodi. L'occhio artificiale, spiegano i ricercatori che l'hanno messo a punto, consente messa a fuoco, controllo dell'astigmatismo e spostamento dell'immagine. La ricerca è stata pubblicata su "Science Advances".
"Questa ricerca combina le innovazioni nella tecnologia dei muscoli artificiali con le metalenti per creare un dispositivo che cambia focus in tempo reale, proprio come l'occhio umano", ha dichiarato Alan She, primo autore dell'articolo. "Facciamo un ulteriore passo in avanti per costruire la capacità di correggere dinamicamente aberrazioni come l'astigmatismo e lo spostamento dell'immagine, cose che l'occhio umano non può fare".
"Questo dimostra la fattibilità dello zoom ottico incorporato e dell'autofocus per una vasta gamma di applicazioni", afferma il celebre fisico italiano Federico Capasso, docente alla Harvard University nonché autore senior dello studio. "Mostra anche la possibilità di futuri microscopi ottici che funzionino completamente elettronicamente, in grado di correggere molte aberrazioni simultaneamente". L'Office of Technology Development di Harvard ha protetto la proprietà intellettuale di questo progetto, in vista della commercializzazione.
Un rivoluzionario occhio bionico, in grado di restituire almeno parzialmente la vista ai non vedenti, verrà testato entro la fine dell'anno sui primi pazienti. L'annuncio è stato dato a Londra nel corso di una conferenza internazionale organizzata dalla Royal Institute for the Blind (RNIB). Il dispositivo – garantiscono gli scienziati che hanno collaborato al progetto – è destinato a segnare una tappa fondamentale nello sviluppo delle nanotecnologie.
Composto da un microchip e una videocamera installata su speciali occhiali, l'occhio bionico funziona azionando i nervi ottici al fine di "far credere'' al cervello umano che l'occhio, seppur irreparabilmente danneggiato, in realtà funziona regolarmente. Le immagini filmate dalla telecamera vengono prima codificate da un minicomputer, anch'esso montato sugli occhiali, quindi inviate wireless ad un microchip, inserito all'interno del bulbo oculare. Il microprocessore ha il compito di stimolare le terminazioni nervose dell'occhio, attraverso le quali, infine, il cervello ricostruisce approssimativamente l'immagine originariamente catturata dalla lente della telecamera. Sebbene le figure ''ricreate'' non siano particolarmente esatte – sottolineano i ricercatori- sono comunque sufficientemente chiare per consentire il riconoscimento di volti e oggetti. "Per noi queste immagini possono apparire approssimative, ma per chi non vede rappresentano comunque un pa sso in avanti enorme. Stiamo effettivamente restituendo la vista a chi soffre di totale o parziale cecità'', ha assicurato il professor Gislin Dagnelie della Johns Hopkins University, che ha collaborato al progetto per conto della società Second Sight.
Ora il principale problema – osserva uno specialista della Rnib- è come addestrare il cervello a riconoscere determinati messaggi. "Si tratta di una rivoluzionaria conquista tecnologica, potenzialmente destinata a cambiare la vita a migliaia di persone. Ma dobbiamo anche essere consapevoli che siamo ancora lontani dalla soluzione finale'', ha concluso Anita Lifestone della RNIB. Un prototipo di occhio bionico è stato intanto sperimentato con successo su topi. Il test è stato effettuato in Usa, all'università di Stanford. Questo occhio bionico, descritto sul Journal of Neural Engineering, è un chip che si mette oltre la retina e che restituisce una quota di acuità visiva non indifferente partendo da una condizione di cecità (visus di 1/20) per arrivare al recupero del 25% del visus (visus di 20/80). "Con un visus di 20/80 il paziente può vedere le forme grandi e vivere in piena autonomia, un enorme passo avanti'', ha dichiarato entusiasta il coordinatore della ricerca, Daniel Palanker. Il chip è largo tre millimetri e composto di fotodiodi che, come le cellule retiniche, trasformano la luce in segnali elettrici da inviare al nervo ottico. I non vedenti dovrebbero portare un paio di occhiali sui quali è montata una videocamera.
Questa cattura le immagini e le invia a un computer tascabile, che poi trasmette l'informazione su uno schermo a infrarossi che si trova sugli occhiali. A questo punto le informazioni visive, sotto forma di infrarossi, sono inviate alla retina, dove il chip attiva le poche cellule retiniche rimaste integre. Se il residuo di attività retinica è ben distribuito sulla superficie della retina, ha dichiarato Palanker, allora il chip fornisce un ottimo ausilio per aumentare il proprio visus. Inoltre gli occhiali che montano la videocamera sono trasparenti, in modo che la persona che li utilizza può continuare a vedere anche con il residuo visivo che gli rimane e sommare le due azioni, quella naturale e quella del chip, in modo da aumentare il suo visus il più possibile. Prima che questo occhio bionico sia impiantato su un paziente, ha concluso Palanker esprimendo la massima cautela, occorre ancora molto tempo perché è necessario testarlo, per efficacia e sicurezza, su animali più grandi dei roditori.


Articolo tratto da "News Italiane"

19 Marzo 2018

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