Titolo pagina: Attività psicomotoria per contrastare i ciechismi
L'attività psicomotoria non costituisce una tecnica specialistica
o riabilitativa da utilizzare soltanto in certi casi, ma è parte integrante
delle attività educative e delle più attuali correnti della
psicopedagogia infantile e rappresenta "un'azione pedagogica e psicologica
che utilizza i mezzi dell'educazione fisica allo scopo di rendere normale
e migliorare il comportamento del bambino" (Picq, Vayer, 1968).
Il presupposto fondamentale dell'educazione psicomotoria è la visione dell'uomo
nella sua totalità, non separazione tra corpo e mente, ma una reciproca
interrelazione tra i due.
Attraverso gli esercizi psico-motori il bambino perviene alla conoscenza
del proprio schema corporeo, al controllo posturale e segmentario del proprio
corpo, allo sviluppo della lateralizzazione. È attraverso l'uso del corpo
che il bambino potrà apprendere il mondo delle cose e stabilire
relazioni tra queste; inoltre nello stesso modo egli potrà maturare
la propria identità e la propria autonomia rispetto al mondo degli
altri e stabilire relazioni con esso.
Nei bambini con deficit visivo tutto il problema dell'educazione è d'aiutare
il bambino a rappresentarsi, senza l'aiuto della vista, lo spazio
che lo circonda. Nella costruzione del sé, il deficit visivo
può incidere profondamente portando alla formazione dei cosiddetti "ciechismi",
quali rigidezza della nuca e delle spalle, i piedi piatti, gli atteggiamenti
depressi, e disturbi del comportamento e dell'apprendimento.
Il corpo nella scuola dell'Infanzia costituisce il primo oggetto di
scoperta e soprattutto strumento di sviluppo. Già a 3 anni i bambini
dispongono di una ricca capacità di comunicazione non verbale ed
imparano, in base alla padronanza del proprio corpo, a rappresentare
simbolicamente la realtà, a trasformarla nella loro mente, ad
accorgersi di poter dare ai movimenti dei significati che anche altri possono capire.
In linea con il pensiero di Piaget e Vygotskij, la conoscenza del mondo, delle cose e dello spazio inizia per mezzo del senso e del movimento, e se pure inizialmente essa è disordinata e frammentaria, è il punto di partenza per il cammino di ogni individuo verso le elaborazioni delle singole informazioni in schemi mentali e strutture di pensiero. Il senso e il movimento costituiscono, quindi, i primi "mediatori di conoscenza".
La struttura del movimento è costituita da schemi motori e da schemi posturali. Gli schemi motori sono dinamici e si identificano nel camminare, correre, saltare, strisciare, afferrare, lanciare, rotolare, arrampicarsi. Gli schemi posturali sono statici e si identificano nel flettere, inclinare, circondurre, piegare, elevare, estendere, addurre, ruotare, oscillare.. e possono riguardare movimenti globali o segmentari del corpo.
Intorno ai 3 anni il bambino controlla globalmente gli schemi motori dinamici generali (calcio, corsa eccetera), imita alternativamente posizioni globali del corpo o posizioni semplici di un segmento, riconosce parametri spaziali, discrimina e riproduce strutture ritmiche binarie ad intervallo breve o lungo.
Verso i 6 anni effettua una prima forma di controllo segmentarlo degli schemi dinamici generali, imita contemporaneamente posizioni globali del corpo e posizioni combinate dei suoi segmenti, riconosce la destra e la sinistra su di sé, discrimina e riproduce strutture ritmiche ternarie con intervalli brevi – lunghi variamente disposti.
Fin dalla scuola dell'infanzia, e in particolare, fra i 5 e i 7 anni, il fanciullo deve sviluppare le capacità di percezione, analisi, selezione delle informazioni provenienti dagli organi analizzatori. Egli perviene alla percezione, conoscenza e coscienza del corpo, attraverso esperienze di esplorazione e scoperta compiute toccando, esaminando, indicando, usando le varie parti del corpo, giocando e manipolando gli oggetti, attività queste attraverso le quali si favorisce la graduale costruzione dello schema corporeo, inteso come rappresentazione dell'immagine del corpo nei suoi diversi aspetti: globale e segmentarlo, statico e dinamico. Ai fini dell'acquisizione dello schema corporeo saranno utili esercizi a due nelle situazioni di gioco corporeo, fare leva sulle sensazioni propriocettive nelle relazioni col mondo degli oggetti per lo sviluppo dei riflessi d'equilibrio.
Il bambino non vedente, in gruppo, ha un atteggiamento statico sia motorio,
sia relazionale. Molti studi dimostrano che egli ha relazioni sociali limitate
e di minore continuità e intensità rispetto agli altri bambini.
Probabilmente la stessa gestualità stereotipata (movimenti detti "blindismi",
quali movimenti ritmici del corpo come dondolii, esplorazione del viso
con le mani e strofinamento degli occhi) può essere vista come espressione
di un senso di isolamento e della mancanza di stimoli esterni.
Il reinserimento sociale si persegue mediante il miglioramento delle
abilità carenti, l'induzione di nuove abilità anche mediante
l'uso di ausili tiflologici, ed un adeguato sostegno psicologico.
L'attività motoria o meglio psicomotoria è fondamentale fin
dalla più tenera età e deve mirare al perseguimento dei seguenti obiettivi:
- lo sviluppo delle funzioni senso-percettive;
- il consolidamento degli schemi motori statici e dinamici;
- lo sviluppo dei comportamenti relazionali;
- il collegamento della motricità con altre forme espressive.
Perchè si parla di psicomotricità e non semplicemente di motricità?
È stato osservato come l'educazione motoria attraverso esercizi mirati
permettendo all'individuo di aumentare la coscienza di sé e dell'altro da sé,
consente di dare risposte sempre più adeguate all'ambiente, e quindi di
agire più intenzionalmente favorendo oltre la maturazione della propria
identità, una sempre maggiore autonomia. Inoltre essa assume anche una
valenza sociologica poiché permette al bambino di diventare consapevole
degli altri, imparando a rispettare i tempi e a collaborare, assumendo ruoli
sociali, di leader o di pari, attraverso situazioni di gioco collettivo
che lo aiutano ad adattarsi agli altri e a situazioni nuove. In precedenza
invece l'attività motoria era intesa soltanto come mero esercizio
fisico finalizzato allo sviluppo muscolare o come svolgimento di una pratica sportiva.
Attraverso l'attività psicomotoria si favorisce un buono sviluppo
dello schema corporeo e della consapevolezza spazio-temporale, attraverso,
per esempio, attività motorie ritmiche; lo spazio e il tempo sono
infatti fusi nel movimento e sono indispensabili per un'adeguata percezione
del mondo circostante e della realtà. Essa nel bambino cieco può
migliorare il tono muscolare favorendo una postura corretta, correggendo
soprattutto gli effetti secondari della cecità, già ricordati
(capo chino e torace flesso in avanti), favorendo le capacità di
orientamento spaziale, nonché il superamento del timore degli ostacoli,
migliorando la coordinazione motoria gestuale. Ovviamente gli esercizi di
educazione psico-motoria potranno essere sia individuali che collettivi,
sia generali che differenziati, e stabiliti in precedenza a seconda dello
scopo che si vuole raggiungere.
Di seguito sono elencati alcuni esempi di esercizi e prove, alcune delle
quali caratterizzate dall'apparenza di gioco, di vario tipo, individuali o eseguiti in gruppo:
- rilassamenti segmentari associati all'espirazione;
- esercizi di contatto al suolo, ad esempio appoggiare la testa e le mani al suolo per scoprire il dorso e le spalle;
- effettuare sollevamenti segmentari stando supino al suolo;
- rotolarsi;
- lanci delle gambe e delle braccia e rilassamenti segmentari;
- giochi corporei finalizzati a dare al bambino abitudini di posizioni equilibrate e stabili anche attraverso l'interazione con oggetti che implicano la necessità di controllare il suo Io per padroneggiare le situazioni proposte (saltare senza fare rumore, oscillazione avanti/indietro delle braccia, seduto al banco abbandonare la testa, il dorso e le braccia, poi raddrizzare, spostamento ritmato dal tamburello e arresto al comando);
- giochi di bambini a due a due: la bicicletta;
- lanci verticali, orizzontali o al suolo della palla;
- alternanza corsa/arresto/andatura;
- spostamento dei bambini in colonna, al comando: accucciati-il primo si raddrizza, poi il secondo, il terzo ecc.;
- ai fini dell'organizzazione dello spazio e dell'orientamento in esso
far prendere coscienza al bambino disabile visivo della situazione del suo
corpo in rapporto a 3 piani: frontale, che rappresenta l'ostacolo che si può
incontrare davanti a sé, laterali, che possono essere posti a destra o
a sinistra. Si potrà guidare il bambino alla riproduzione di tali piani con l'uso
di tavolette. Nelle attività educative dell'educazione psico-motoria
il bambino deve sentirsi libero, deve avere la sensazione di trovare da solo,
di comprendere da solo, di educarsi da solo (Vayer, 1980). Il ruolo dell'adulto
nel caso del bambino disabile visivo sarà quello di dare fiducia
facendosi sentire con un dito o con la mano sulla testa del bambino.
È importante anche far verbalizzare il bambino esprimendo le sensazioni e le scoperte vissute durante gli esercizi.
Il ruolo del gioco
Anche l'attività ludica è fondamentale per uno sviluppo equilibrato e armonico del soggetto. Nel bambino il gioco è la prima forma di espressione, il suo linguaggio, il suo modo di conoscere il mondo. Esso ha anche una forte connotazione terapeutica e riabilitativa perchè attraverso il gioco il bambino manifesta tensioni, ansie, disagi e, nel caso del bambino cieco, esso agevola enormemente la relazione soggetto-ambiente. Egli ha bisogno del gioco proprio come gli altri bambini, anche se però incontra delle difficoltà a giocare da solo; per questo è necessario che sia stimolato e seguito molto, soprattutto dai genitori. Il gioco nel bambino cieco avrebbe tre funzioni:
- liberatoria, per superare la paura dello spazio;
- compensatoria, poiché vengono utilizzati i sensi vicarianti (olfatto, udito, tatto);
- di rimozione e riduzione degli effetti secondari della cecità.
Il gioco anche nel caso del bambino cieco favorisce la socializzazione; inoltre i giochi del non vedente sono pressoché gli stessi del bambino normodotato: giochi manipolativi, giochi simbolici (di simulazione, di ruolo eccetera), di costruzione. Una vecchia concezione riteneva adatti ai bambini ciechi giochi sedentari; al contrario, i bambini hanno bisogno di muoversi per conoscere ed esplorare l'ambiente che li circonda e quindi di giochi quali la corsa, l'inseguimento, l'essere inseguiti, attività opportunamente guidate e che favoriscono l'orientamento, il senso degli ostacoli e la localizzazione dei suoni. Al fine dello sviluppo della coordinazione udito-prensione saranno assai utili e importanti i giochi che emettono dei suoni. Oltre al gioco guidato con regole prestabilite, molto utile sarà l’attività ludica spontanea che anzi andrà sollecitata.
Il ruolo dello sport
Grande valore formativo assume del resto lo sport stesso.
Intanto consente al bambino cieco di uscire dall'isolamento, inoltre
implica la struttura psicofisica del soggetto e, non ultimo, permette
di scaricare tensioni, frustrazioni e aggressività specie in attività
di tipo agonistico in un modo socialmente accettabile.
Le competizioni possono essere di due tipi: tra disabili o tra disabili e
normodotati; nel primo caso lo sport è occasione di incontro e della
nascita di relazioni di amicizie, nel secondo caso, la situazione
favorisce maggiormente i processi di integrazione. Lo sport può quindi
costituire un ottimo strumento di riabilitazione non solo fisica, ma
anche psicologica che consente al soggetto, attraverso il recupero di funzioni
perdute o l'acquisizione di nuove abilità di ritrovare la
fiducia in se stesso e di accrescere l'autostima.
Importante è scegliere lo sport tenendo conto delle potenzialità
e delle funzioni residue del soggetto.
di Irene Moretti


