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ATRI Onlus - Associazione Toscana Retinopatici ed Ipovedenti

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Ultimo aggiornamento: 16 Agosto 2010
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Titolo pagina: Attività psicomotoria per contrastare i ciechismi

L'attività psicomotoria non costituisce una tecnica specialistica o riabilitativa da utilizzare soltanto in certi casi, ma è parte integrante delle attività educative e delle più attuali correnti della psicopedagogia infantile e rappresenta "un'azione pedagogica e psicologica che utilizza i mezzi dell'educazione fisica allo scopo di rendere normale e migliorare il comportamento del bambino" (Picq, Vayer, 1968).
Il presupposto fondamentale dell'educazione psicomotoria è la visione dell'uomo nella sua totalità, non separazione tra corpo e mente, ma una reciproca interrelazione tra i due.
Attraverso gli esercizi psico-motori il bambino perviene alla conoscenza del proprio schema corporeo, al controllo posturale e segmentario del proprio corpo, allo sviluppo della lateralizzazione. È attraverso l'uso del corpo che il bambino potrà apprendere il mondo delle cose e stabilire relazioni tra queste; inoltre nello stesso modo egli potrà maturare la propria identità e la propria autonomia rispetto al mondo degli altri e stabilire relazioni con esso.
Nei bambini con deficit visivo tutto il problema dell'educazione è d'aiutare il bambino a rappresentarsi, senza l'aiuto della vista, lo spazio che lo circonda. Nella costruzione del sé, il deficit visivo può incidere profondamente portando alla formazione dei cosiddetti "ciechismi", quali rigidezza della nuca e delle spalle, i piedi piatti, gli atteggiamenti depressi, e disturbi del comportamento e dell'apprendimento.
Il corpo nella scuola dell'Infanzia costituisce il primo oggetto di scoperta e soprattutto strumento di sviluppo. Già a 3 anni i bambini dispongono di una ricca capacità di comunicazione non verbale ed imparano, in base alla padronanza del proprio corpo, a rappresentare simbolicamente la realtà, a trasformarla nella loro mente, ad accorgersi di poter dare ai movimenti dei significati che anche altri possono capire.

In linea con il pensiero di Piaget e Vygotskij, la conoscenza del mondo, delle cose e dello spazio inizia per mezzo del senso e del movimento, e se pure inizialmente essa è disordinata e frammentaria, è il punto di partenza per il cammino di ogni individuo verso le elaborazioni delle singole informazioni in schemi mentali e strutture di pensiero. Il senso e il movimento costituiscono, quindi, i primi "mediatori di conoscenza".

La struttura del movimento è costituita da schemi motori e da schemi posturali. Gli schemi motori sono dinamici e si identificano nel camminare, correre, saltare, strisciare, afferrare, lanciare, rotolare, arrampicarsi. Gli schemi posturali sono statici e si identificano nel flettere, inclinare, circondurre, piegare, elevare, estendere, addurre, ruotare, oscillare.. e possono riguardare movimenti globali o segmentari del corpo.

Intorno ai 3 anni il bambino controlla globalmente gli schemi motori dinamici generali (calcio, corsa eccetera), imita alternativamente posizioni globali del corpo o posizioni semplici di un segmento, riconosce parametri spaziali, discrimina e riproduce strutture ritmiche binarie ad intervallo breve o lungo.

Verso i 6 anni effettua una prima forma di controllo segmentarlo degli schemi dinamici generali, imita contemporaneamente posizioni globali del corpo e posizioni combinate dei suoi segmenti, riconosce la destra e la sinistra su di sé, discrimina e riproduce strutture ritmiche ternarie con intervalli brevi – lunghi variamente disposti.

Fin dalla scuola dell'infanzia, e in particolare, fra i 5 e i 7 anni, il fanciullo deve sviluppare le capacità di percezione, analisi, selezione delle informazioni provenienti dagli organi analizzatori. Egli perviene alla percezione, conoscenza e coscienza del corpo, attraverso esperienze di esplorazione e scoperta compiute toccando, esaminando, indicando, usando le varie parti del corpo, giocando e manipolando gli oggetti, attività queste attraverso le quali si favorisce la graduale costruzione dello schema corporeo, inteso come rappresentazione dell'immagine del corpo nei suoi diversi aspetti: globale e segmentarlo, statico e dinamico. Ai fini dell'acquisizione dello schema corporeo saranno utili esercizi a due nelle situazioni di gioco corporeo, fare leva sulle sensazioni propriocettive nelle relazioni col mondo degli oggetti per lo sviluppo dei riflessi d'equilibrio.

Il bambino non vedente, in gruppo, ha un atteggiamento statico sia motorio, sia relazionale. Molti studi dimostrano che egli ha relazioni sociali limitate e di minore continuità e intensità rispetto agli altri bambini. Probabilmente la stessa gestualità stereotipata (movimenti detti "blindismi", quali movimenti ritmici del corpo come dondolii, esplorazione del viso con le mani e strofinamento degli occhi) può essere vista come espressione di un senso di isolamento e della mancanza di stimoli esterni.
Il reinserimento sociale si persegue mediante il miglioramento delle abilità carenti, l'induzione di nuove abilità anche mediante l'uso di ausili tiflologici, ed un adeguato sostegno psicologico.
L'attività motoria o meglio psicomotoria è fondamentale fin dalla più tenera età e deve mirare al perseguimento dei seguenti obiettivi:

Perchè si parla di psicomotricità e non semplicemente di motricità?
È stato osservato come l'educazione motoria attraverso esercizi mirati permettendo all'individuo di aumentare la coscienza di sé e dell'altro da sé, consente di dare risposte sempre più adeguate all'ambiente, e quindi di agire più intenzionalmente favorendo oltre la maturazione della propria identità, una sempre maggiore autonomia. Inoltre essa assume anche una valenza sociologica poiché permette al bambino di diventare consapevole degli altri, imparando a rispettare i tempi e a collaborare, assumendo ruoli sociali, di leader o di pari, attraverso situazioni di gioco collettivo che lo aiutano ad adattarsi agli altri e a situazioni nuove. In precedenza invece l'attività motoria era intesa soltanto come mero esercizio fisico finalizzato allo sviluppo muscolare o come svolgimento di una pratica sportiva.

Attraverso l'attività psicomotoria si favorisce un buono sviluppo dello schema corporeo e della consapevolezza spazio-temporale, attraverso, per esempio, attività motorie ritmiche; lo spazio e il tempo sono infatti fusi nel movimento e sono indispensabili per un'adeguata percezione del mondo circostante e della realtà. Essa nel bambino cieco può migliorare il tono muscolare favorendo una postura corretta, correggendo soprattutto gli effetti secondari della cecità, già ricordati (capo chino e torace flesso in avanti), favorendo le capacità di orientamento spaziale, nonché il superamento del timore degli ostacoli, migliorando la coordinazione motoria gestuale. Ovviamente gli esercizi di educazione psico-motoria potranno essere sia individuali che collettivi, sia generali che differenziati, e stabiliti in precedenza a seconda dello scopo che si vuole raggiungere.
Di seguito sono elencati alcuni esempi di esercizi e prove, alcune delle quali caratterizzate dall'apparenza di gioco, di vario tipo, individuali o eseguiti in gruppo:

Il ruolo del gioco

Anche l'attività ludica è fondamentale per uno sviluppo equilibrato e armonico del soggetto. Nel bambino il gioco è la prima forma di espressione, il suo linguaggio, il suo modo di conoscere il mondo. Esso ha anche una forte connotazione terapeutica e riabilitativa perchè attraverso il gioco il bambino manifesta tensioni, ansie, disagi e, nel caso del bambino cieco, esso agevola enormemente la relazione soggetto-ambiente. Egli ha bisogno del gioco proprio come gli altri bambini, anche se però incontra delle difficoltà a giocare da solo; per questo è necessario che sia stimolato e seguito molto, soprattutto dai genitori. Il gioco nel bambino cieco avrebbe tre funzioni:

Il gioco anche nel caso del bambino cieco favorisce la socializzazione; inoltre i giochi del non vedente sono pressoché gli stessi del bambino normodotato: giochi manipolativi, giochi simbolici (di simulazione, di ruolo eccetera), di costruzione. Una vecchia concezione riteneva adatti ai bambini ciechi giochi sedentari; al contrario, i bambini hanno bisogno di muoversi per conoscere ed esplorare l'ambiente che li circonda e quindi di giochi quali la corsa, l'inseguimento, l'essere inseguiti, attività opportunamente guidate e che favoriscono l'orientamento, il senso degli ostacoli e la localizzazione dei suoni. Al fine dello sviluppo della coordinazione udito-prensione saranno assai utili e importanti i giochi che emettono dei suoni. Oltre al gioco guidato con regole prestabilite, molto utile sarà l’attività ludica spontanea che anzi andrà sollecitata.

Il ruolo dello sport

Grande valore formativo assume del resto lo sport stesso. Intanto consente al bambino cieco di uscire dall'isolamento, inoltre implica la struttura psicofisica del soggetto e, non ultimo, permette di scaricare tensioni, frustrazioni e aggressività specie in attività di tipo agonistico in un modo socialmente accettabile.
Le competizioni possono essere di due tipi: tra disabili o tra disabili e normodotati; nel primo caso lo sport è occasione di incontro e della nascita di relazioni di amicizie, nel secondo caso, la situazione favorisce maggiormente i processi di integrazione. Lo sport può quindi costituire un ottimo strumento di riabilitazione non solo fisica, ma anche psicologica che consente al soggetto, attraverso il recupero di funzioni perdute o l'acquisizione di nuove abilità di ritrovare la fiducia in se stesso e di accrescere l'autostima.
Importante è scegliere lo sport tenendo conto delle potenzialità e delle funzioni residue del soggetto.

di Irene Moretti