Titolo pagina: Educare l'Ipovedente
L'ipovisione può essere una condizione del tutto isolata oppure inserita
in contesti clinici complessi come in quello dei bambini cerebropatici, quindi
non solo visus inferiore ai 3/10 ma anche difficoltà a mettere in atto
strategie oculari finalizzate agli atti da compiere (fissare, guardare,
inseguire oggetti, eccetera) e limitazione del campo visivo.
Quindi l'ipovedente è una persona affetta da una disabilità visiva
tale da impedire lo svolgimento delle comuni attività di vita quotidiana.
La disabilità è conseguenza di una patologia irreversibile che
non può essere migliorata con interventi chirurgici e/o farmacologici,
né corretta attraverso lenti convenzionali.
Per molti anni gli ipovedenti sono stati "trattati" quali non vedenti,
fino a 40- 50 anni or sono si sosteneva la teoria del "riguardo" visivo
dove ogni minimo residuo veniva trascurato oppure addirittura eliminato
(si bendavano gli occhi agli ipovedenti per educarli come i non vedenti).
Si pensava che ciò servisse agli ipovedenti per potersi concentrare
maggiormente sugli altri canali sensoriali ed in particolare sull'udito
e sul tatto. Questo principio fu rivoluzionato dalla Barraga negli anni '60.
La stessa dimostrò che la vista anche nei bambini sani è soggetta
ad evoluzione dopo la nascita. Da tale principio nacque la convinzione che
un sistema visivo anche estremamente danneggiato può essere
stimolato nel suo sviluppo con tecniche ed accorgimenti particolari ed adeguati.
Alla fine degli anni '70 nasce il concetto di "riabilitazione visiva" intesa
soprattutto quale insegnamento all'uso degli ausilii e con la chiusura delle
scuole speciali e degli Istituti prende campo il concetto di integrazione sociale.
Quindi nella storia delle neuroscienze della psicologia clinica e della pedagogia
speciale l'interesse per le problematiche dell'ipovisione è recente.
L'ipovedente che storicamente era considerato "non vedente" è oggi
connotato come soggetto presentante un residuo visivo funzionale. Da qui
consegue un approccio riabilitativo diverso dalla metodologia per i non vedenti.
I processi della visione si organizzano molto precocemente nel bambino e determinano
un fenomeno complesso in cui si intrecciano competenze biologiche, attività
propriamente mentali ed elementi derivanti dalle esperienze percettive.
In considerazione di ciò si può facilmente dedurre come la
performance visiva sia alla base dell'instaurarsi di una armonica evoluzione
del bambino sotto il profilo cognitivo, emotivo, psicomotorio e del linguaggio
e come anche attraverso questa il bambino esprima il suo comportamento globale
e la sua modalità di relazione con la realtà esterna.
Considerando allora che la vista ricopre un ruolo importante nello sviluppo
del bambino, ne consegue che la sua compromissione inciderà su questi aspetti
in maniera rilevante e potrà costituire un fattore di rischio per
lo sviluppo del concetto di Sé‚ e per l'acquisizione successiva
di codici adeguati di interazione sociale. Il bambino ipovedente
infatti può evidenziare atteggiamenti di dipendenza, passività,
insicurezza, iperattività, tendenza all'isolamento, quale
risultato di strategie di evitamento di situazioni troppo
difficili per lui e conseguentemente molto ansiogene.
Per evitare l'insorgere e soprattutto l'instaurarsi di questi aspetti è
determinante l'intervento riabilitativo in età evolutiva 0-12 anni.
Prima di procedere con l'intervento riabilitativo è di fondamentale
importanza il momento valutativo in tutte le fasce di età ma
soprattutto nell'età evolutiva.
La valutazione in età precoce (0-5 anni) è un momento importante e delicato in cui si instaurano le prime relazioni circolari riabilitatore-bambino-famiglia. In una valutazione di un bambino con deficit visivo in età precoce il ruolo centrale è costituito dalla relazione mamma/bambino. Parliamo sempre della madre anziché‚ di genitore perchè‚ la loro relazione si dovrebbe strutturare al momento della nascita ed anche precedentemente ed il bambino all'interno di essa fa esperienza organizza il suo mondo psichico interno e sperimenta il mondo oggettuale esterno.
La riabilitazione ha il compito di stimolare il processo interattivo di percezione e riadattamento alla realtà personale, ambientale, sociale del bambino; si interviene sulla minorazione sensoriale, stimolando l'utilizzo delle potenzialità percettive, e lo si aiuta ad elaborare delle tecniche di compensazione alla disabilità visiva, mediante l'acquisizione di precise strategie.
Prima di avviare l'iter riabilitativo è fondamentale però precisare in quale modo "vede" il bambino: si interviene così con una valutazione psicofunzionale dell'ipovisione attraverso la quale si raccolgono adeguate informazioni sulla qualità dell'atto del vedere, ossia si andrà a precisare:
- La presenza e la natura dell'attenzione visiva.
- La definizione pratica del visus.
- La definizione del campo visivo.
- La definizione dei movimenti oculari.
Inoltre l'osservazione del bambino nelle diverse situazioni operative ci permetterà di registrare quando, come e perchè‚ il problema visivo interferisce con l'apprendimento, il comportamento e la relazione.
I dati raccolti unitamente alle informazioni ottenute dal colloquio con i genitori e alle informazioni di natura psicomotoria e psicopedagogica ci permetteranno di individuare le aree deficitarie e quindi di pianificare un programma d'intervento riabilitativo.
L'intervento riabilitativo sul bambino ipovedente in età scolare è impostato sul modello del protagonismo del bambino non solo nella costruzione della propria identità ma anche nella strutturazione dei suoi rapporti con il mondo fisico e umano.
Si interviene attraverso un'azione di aiuto alla persona che, adattata alle esigenze del singolo, è in grado di: promuoverne la crescita, instaurarne un'armonica evoluzione e favorirne l'integrazione scolastica e sociale.
Il processo riabilitativo comporta un programma nel rispetto delle tre dimensioni fondamentali della persona:
- La dimensione globale.
- La dimensione evolutiva.
- La dimensione dei suoi rapporti con l'esterno.
con l'obiettivo di favorire il contesto relazionale e l'autonomia creativa del bambino, ossia: lasciarlo libero di crescere e aiutarlo ad essere libero.
La riabilitazione si esplica attraverso interventi con modalità ambulatoriale, che devono essere il punto di partenza per introdurre varietà di ricchezze ed esperienze, tese a soddisfare i bisogni dell'ipovedente: sinteticamente riassumibili nell'autonomia di movimento, nell'autonomia di studio, nell'autonomia professionale e sociale.
In affiancamento a questo si inseriscono interventi riabilitativi in ambito scolastico e territoriale.
La riabilitazione si esplica attraverso interventi nelle seguenti aree: neuropsicosensoriale, psicopedagogico, neuropsicomotorio, tecnologica e dell'autonomia.
Nel bambino ipovedente l'impossibilità di mantenere il contatto visivo e conseguentemente di riconoscere lo stimolo visivo, comporta una rapida perdita di interesse e una labilità dei processi attentivi, con difficoltà ad effettuare una sequenza di apprendimento dall'inizio alla fine; questo provoca un arresto o un ritardo nella elaborazione delle gnosie con ricadute sul piano degli apprendimenti che possono condurre alla formazione di una personalità rinunciataria, passiva, insicura.
Uno dei cardini su cui ruota la riabilitazione neuropsicosensoriale è pertanto il potenziamento della capacità attentiva, altri obiettivi sono:
- L'incentivazione dei movimenti di sguardo;
- La facilitazione nella costruzione degli schemi esplorativi;
- Il potenziamento e l'affinamento della coordinazione occhio-mano;
- L'acquisizione dei requisiti per l'orientamento e la mobilità;
- L'acquisizione delle funzioni di letto/scrittura;
- L'apprendimento e l'adeguato utilizzo degli ausili ottici, tecnologici, informatici.
Per attivare e consolidare i movimenti oculari di arrampicamento, inseguimento, scanning si utilizzano opportune schede di immagini e fotografie, di graduale complessità in bianco/nero ed a colori aventi precisi criteri di inquadratura, luminosità, contrasto figura/sfondo, riproducenti elementi ed oggetti facenti parte del bagaglio esperenziale del bambino o scene rappresentanti azioni di vita quotidiana.
Il bambino viene guidato alla analisi precisa dei dettagli e nel contempo si cerca di favorire la capacità di interpretazione dell'immagine globale, in quanto frequentemente questi evidenzia difficoltà nell'integrare l'insieme dei particolari per l'acquisizione dell'immagine nella sua globalità.
Guidare il bambino all'esplorazione ed all'interpretazione contestuale dei dettagli, alla definizione dei rapporti tra figura e sfondo, all'applicazione delle regole prospettiche significa quindi non soltanto allenare la sua percezione visiva, ma anche fornirgli utili strumenti per migliorare la sua concezione della realtà.
Il primo percorso per l'apprendimento della scrittura è il "training di pregrafismo strutturato".
Il percorso successivo è il "training apprendimento stampato maiuscolo".
L'ultimo percorso da proporre al bambino è quello relativo all'"apprendimento scrittura in corsivo".
Il testo della metodologia "Giocando s'impara" e le relative schede possono essere scaricate da Internet al sito www.chiossone.it
Il bambino ipovedente e la scuola
Considerando che, a scuola, il bambino è inserito in un contesto basato su apprendimenti curriculari strutturati, si rende necessario un intervento che lo agevoli nel lavoro didattico mirato a fargli acquisire precise strategie operative e ad introdurre tecniche compensatorie e nel contempo si interverrà con la consulenza scolastica mirata a trasmettere agli insegnanti chi è il bambino ipovedente, al di là di specificità sue proprie, e quali sono gli aspetti che possono costituire difficoltà.
Qui di seguito si elencano gli atteggiamenti che spesso sono presenti in un bambino in situazione di ipovisione:
- Riduzione della progettualità
- Difficoltà di concentrazione
- Confusione operativa
- Insufficiente mimica facciale
- Livelli attentivi-motivazionali-produttivi inferiori alla norma
- Lentezza e scarsa modulazione nella lettura
- Disortografia e disgrazia
- Difficoltà di organizzazione spaziale
Gli aspetti sopra elencati determinano la produzione di elaborati "diversi" da quelli dei compagni: questa diversità, quando non è accompagnata da una interiorizzazione consapevole della propria disabilità, può far pensare al bambino di "sbagliare", di "essere meno intelligente", "di scontentare gli insegnanti e i genitori", conseguentemente il bambino può esprimere: ansia, chiusura, demotivazione, apatia.
Per evitare l'instaurarsi di questi comportamenti disadattivi è di fondamentale importanza attivare un processo educativo che impegna la scuola, ma anche la famiglia e le altre eventuali strutture territoriali coinvolte, e sia finalizzato all'impiego di una metodologia specifica.
Il Centro delle Disabilità Visive dell'Istituto David Chiossone di Genova ha ideato, proprio in considerazione di ciò, una metodologia, dal titolo "Giocando s'impara" che già abbiamo citato per i training di pregrafismo e grafismo.
La metodologia esplicitata nel testo, consiste in un percorso didattico che, oltre a far meglio comprendere chi è l'ipovedente e quale modalità di approccio operativa meglio gli si addice, suggerisce le tecniche e i metodi meglio rispondenti alle esigenze del bambino ipovedente al suo ingresso nella scuola, affinché‚ possa integrarsi adeguatamente nel rispetto di tempi, ritmi e modalità curriculari.
Il principio pedagogico che gli operatori del Centro desideravano comunque emergesse, oltre all'indicazione operativa, è quello di: "lasciare grande spazio alla potenzialità espressiva e creativa del bambino"; punto di partenza per l'introduzione di attività strutturate onde raggiungere l'autonomia personale, l'autonomia di studio e l'integrazione scolastica e sociale.
La Metodologia
Il bambino ipovedente, normodotato dal punto di vista cognitivo, pur potendo pervenire ad una sufficiente competenza di lettura e di scrittura, è soggetto ad apprendere con difficoltà gli insegnamenti programmatici usuali e ad incontrare maggiori ostacoli nel realizzare la propria autonomia; si ritiene necessario affiancare al bambino un insegnante di sostegno con l'intento di guidarlo nel suo percorso di crescita e di apprendimento, facendo emergere le sue abilità ed aiutandolo a trovare strategie alternative.
La scuola riveste infatti un ruolo determinante in quanto rappresenta una preziosa occasione di crescita e in quanto costituisce il momento dove il bambino può sviluppare, potenziare, consolidare le abilità presenti e le abilità carenti o mancanti.
In ambito scolastico è allora di primaria importanza porsi all'ascolto ed alla osservazione attenta del bambino in tutte le sue performances, sia quelle rivolte agli apprendimenti formali (lettura - scrittura - calcolo) sia quelle rivolte alla crescita globale (attività integrative guidate e libere e/o di socializzazione): ogni elemento rilevato può dimostrarsi utile nell'individuare il corretto intervento per proseguire il processo di apprendimento.
Durante l'ultimo anno di scuola materna e il primo ciclo elementare, il bambino ipovedente deve essere avviato all'apprendimento della scrittura: la metodologia "Giocando s'impara" prevede un percorso di apprendimento della scrittura, appositamente studiato in considerazione delle difficoltà grafo-motorie determinate dal deficit visivo. Il percorso deve essere proposto al bambino unitamente alle attività rivolte allo sviluppo globale ed ha l'obiettivo di farlo/fargli:
- Superare i momenti di empasse che l'inizio della scuola comporta.
- Evolvere negli apprendimenti formali.
- Superare le difficoltà determinate dal deficit visivo.
- Raggiungere l'autonomia operativa.
Gli strumenti di supporto utili ad organizzare l'attività scolastica in modo da non trascurare le esigenze del bambino sono:
- Quaderni a rigature e quadrettature diversificate
- Pennarello a punta fine - media - grossa o matita a punta grossa
- Lampada da tavolo a luce fredda diretta sul piano di lavoro
- Banco con piano reclinabile
- Leggio
- Video ingranditore
- Lente d'ingrandimento
- Personal computer
- Scanner
- Sistema ingrandente
- Sintesi vocale
- Libri con caratteri di stampa ed immagini ingranditi
- Fotocopie ingrandite
- Registratore
In conclusione è utile sottolineare che il bambino, va guidato ma non "sopraffatto" al fine di stimolare, mantenere, prolungare la motivazione e l'attenzione.
Non sussistono regole rigide nelle proposte degli esercizi, bensì l'intervento deve essere calibrato e modulato in considerazione delle capacità reali e potenziali del bambino, ossia pensato in funzione del soggetto nella sua globalità, tenendo presente le ripercussioni che i problemi visivi possono generare sul piano psicologico, relazionale, cognitivo, strumentale.
La riabilitazione di una competenza settoriale, nel soggetto in età evolutiva, deve sempre fare riferimento alla evoluzione globale dello stesso.
In definitiva il compito dell'operatore consiste nell'aiutare il bambino a strutturare le proprie funzioni gnosico-prassiche visive e pertanto sono chiamati in causa tutti i processi neuropsicologici e tutte le abilità cognitive che normalmente presiedono alla soluzione dei problemi percettivi.
Così come la scolarizzazione corrisponde ad una aspettativa di "normalizzazione" da parte dei familiari dell'ipovedente così l'inserimento lavorativo con il conseguente "status" che ne deriva rappresenta un superamento dello svantaggio relativo, socialmente determinato, che subisce l'individuo disabile.
CLASSIFICAZIONE AUSILI:
Ausili ottici
Nel caso di ipovisione centrale l'ausilio ha il compito di ingrandire l'immagine che si forma a livello della retina.
I sistemi ingrandenti sono composti da due gruppi:
1. Ottici
2. Elettronici
I sistemi ottici ingrandenti si suddividono in:
1. Sistemi microscopici
2. Sistemi telescopici
Sistemi microscopici
Sono semplici, robusti, poco ingombranti e forniscono un'immagine di buona
qualità. Si tratta di sistemi di ingrandimento costituiti da lenti
positive poste davanti agli occhi. In generale sono inserite in una comune
montatura da occhiale, sono usati per la sola visione da vicino.
Lente di ingrandimento
È il sistema più semplice ed intuitivo che viene spesso scelto
spontaneamente dagli interessati: ha i vantaggi della semplicità, portabilità,
e basso costo; è preferita dagli anziani che con difficoltà
si adattano a sistemi più complessi.
Quando si utilizza una lente d'ingrandimento si fa in modo di porre
l'oggetto da osservare nel piano focale della lente; in questa condizione
l'immagine data dalla lente si trova all'infinito e può essere osservata
da un soggetto emmetrope senza esercitare alcuno sforzo di accomodazione.
Sistemi microscopici binoculari (fonda)
Consentono di leggere a breve distanza creando un'immagine ingrandita sulle due retine.
Aumentando il potere della lente, e quindi l'ingrandimento, diminuisce la
distanza di lettura, ma, poiché‚ a distanze ravvicinate l'immagine può
risultare sdoppiata si introducono prismi a base nasale che ovviano al problema
dovuto ad un'inadeguata convergenza.
Sistemi telescopici
Sono più complessi dei microscopici, costituiti da almeno due lenti
coassiali separate da una certa distanza fra loro.
La lente più vicina all'oggetto è l'obiettivo quella più lontana è l'oculare.
A seconda del tipo di lente utilizzata per l'oculare, i sistemi telescopici si dividono
in due gruppi: sistemi galileiani e kepleriani.
Nei sistemi galileiani l'obiettivo è una lente positiva mentre l'oculare è
costituito da una lente negativa.
Nel caso di sistemi kepleriani sia l'obiettivo che l'oculare sono costituiti
da lenti positive. La percezione visiva attraverso un tale dispositivo risulterebbe
capovolta, per questo viene inserito un prisma all'interno del sistema per raddrizzare l'immagine.
I sistemi galileiani e kepleriani possono essere usati sia da lontano sia da vicino.
Ausili elettronici
Sono costituiti da un sistema televisivo a circuito chiuso. Una telecamera inquadra
l'oggetto da esaminare e ne riproduce l'immagine su uno schermo televisivo.
Si possono raggiungere ingrandimenti molto importanti senza aberrazioni
e senza perdita di luminosità. I sistemi televisivi a circuito chiuso
CCTV sono stati concepiti con lo scopo di aiutare i soggetti ipovedenti
nella lettura, nella scrittura e nell'eseguire numerose attività che
richiedono un preciso coordinamento occhio-mano.
Lettura
La lettura rappresenta l'esigenza principale espressa all'inizio della
riabilitazione del soggetto ipovedente alfabetizzato.
La riabilitazione visiva consiste nell'insegnare al paziente le strategie necessarie
per migliorare le performances visive, la lettura rappresenta uno degli aspetti più
importanti anche perché‚ stimola una quantità di meccanismi
cognitivi e nervosi molto complessi.
L'obiettivo che si vuole raggiungere è quello di riportare il paziente ad una
discreta velocità di lettura tale cioè da permettere una buona comprensione
del testo.
La valutazione che viene attuata presso il nostro Centro propone l'utilizzo di
testi con corpo di stampa cp10 poich‚ è la dimensione di testo che come
lettori incontriamo più frequentemente.
Viene richiesto al paziente di leggere il testo per 3 minuti e, contando le
parole lette, rileviamo la velocità di lettura espressa in parole al minuto.
Segue una verifica della comprensione del testo, poiché‚ come già detto,
se troppo ridotta non consente un'utile assunzione delle informazioni.
Scelta dell'ausilio
Idealmente i vari tipi di ausili visivi dovrebbero rispettare le seguenti condizioni:
- Fornire la gamma di ingrandimenti più ampia possibile.
- Assicurare un'elevata qualità dell'immagine a livello della retina.
- Non limitare la percezione del campo visivo.
La postazione informatica è sostanzialmente la stessa per la scuola e per il; oltre alla configurazione tecnica dei computer e degli ausili hanno, infatti, in comune anche alcune problematiche, ad esempio il "disturbo vocale" in ambienti frequentati da altre persone: studenti o colleghi; la necessità di utilizzare gli ausili sia a casa sia fuori: a scuola o sul posto di lavoro.
Si parte dalle esigenze espresse dai soggetti direttamente interessati nelle differenti situazioni scolastico-lavorative: primi approcci, fase formativa, fase evoluta (esami e riqualificazione lavorativa) per arrivare a definire gli strumenti opportuni e, infine, il programma metodologico personalizzato.
I primi passi sono, dunque, valutare le esigenze dell'utente e fissare chiaramente gli obiettivi da raggiungere.
La postazione informatica per il disabile visivo giovane ed adulto si compone di elementi diversi in base agli obiettivi d'uso (studio, lavoro) e alle competenze.
Oltre all'utilità oggettiva del computer come strumento per la produttività, non vanno dimenticate anche le preferenze ed i desideri che può esprimere l'individuo. Ai giovani interessa spesso per il gioco e per la possibilità di comunicare (e-mail). Agli adulti risulta gradito potersi rendere autonomi in piccole e grandi cose quali la gestione del bilancio familiare, la lettura dei giornali eccetera.
Per quanto riguarda l'età presenile e senile è importante ricordare che "l'allungamento della vita" porta con se patologie oculari irreversibili quali ad esempio la degenerazione maculare con la perdita della visione del dettaglio, l'incapacità di leggere e quindi di essere autonomi. Pertanto la richiesta più frequente è quella di intervenire nell'area dell'autonomia personale onde evitare la dipendenza da altre persone.
Riferimenti bibliografici
Delpino, E., Gallo, G., Gettani, A., Pieri, P. (a cura di) (1999). Giocando s'impara. L'apprendimento della scrittura nell'ipovisione. Genova: Istituto David Chiossone.
L'Occhio della Mente 2001. Atti del Convegno. Il bambino ipovedente e la mamma: una relazione per crescere (2001). Genova: Istituto David Chiossone.
L'Occhio della Mente 2002. Atti del Convegno. Il giovane ipovedente e il lavoro: un percorso per l'integrazione (2002). Genova: Istituto David Chiossone.
Zingirian, M., Gandolfo, E. (2002). Ipovisione. Nuova frontiera dell'oftalmologia. Fabiano.
Istituto David Chiossone - Onlus
Centro di Riabilitazione per le Disabilità Visive
Corso Armellini 11 16122 - Genova
Telefono 010 839 11 60
Fax 010 81 22 34
E-mail: riabilitazione@chiossone.it
Sito: www.chiossone.it
Ester Delpino Direttore Psicologo del Centro di Riabilitazione per le Disabilità Visive dell'Istituto David Chiossone - Onlus - di Genova
Fonte: www.bibciechi.it


