Titolo pagina: Integrazione scolastica del disabile visivo
Nell'arco di tutto il ciclo della scolarità dell'obbligo l'allievo disabile
visivo potrà e dovrà partecipare all'interno del gruppo classe alle
proposte del curriculum. Sulla base degli specifici bisogni emergenti dalla
condizione di minorazione potranno, tuttavia, essere individuati e programmati,
con attenta valutazione, momento ed occasioni di insegnamento/apprendimento al
di fuori del contesto classe, con le modalità più opportune per evitare
interferenze significative alla comune partecipazione del gruppo. Estremo beneficio,
comunque, l'allievo non vedente o ipovedente troverà da una metodologia
didattica che, da una parte, privilegi il massimo coinvolgimento pratico-operativo
dei discenti, per controbilanciare la tendenza, per altri versi a volte inevitabile
in relazione alla minorazione, ad apprendimenti basati sulla ricezione verbale
e su un'assimilazione passiva; e dall'altra parte non favorisca dinamiche
competitive che sono, in modo ben più pesante che per i compagni vedenti,
motivo per lui di emarginazione e frustrazione.
La scuola rappresenta una tappa fondamentale nel cammino di crescita di un
bambino non vedente o ipovedente: infatti, oltre ad apprendere il suo bagaglio
di conoscenze, che lo accompagneranno per tutta la vita, egli deve imparare
l'uso di strumentazioni e tecniche che gli consentano di superare il deficit
percettivo e di raggiungere risultati paragonabili a quelli dei suoi
coetanei.
In questa sezione passeremo in rassegna le varie tappe del cammino scolastico
e daremo indicazioni sul materiale didattico e sugli ausili informatici
che possono agevolare lo studio.
Asilo nido e scuola dell'infanzia
Tutti concordano sul fatto che è opportuno che i bambini ciechi ed ipovedenti siano inseriti nella scuola materna. Per quanto riguarda l'asilo nido i pareri degli "esperti" sono discordanti: se l'asilo si mostra disponibile può essere un'esperienza interessante, perchè porta il bambino disabile visivo a contatto con altri bambini normodotati che gli si avvicineranno in maniera naturale, senza dare un peso particolare alla disabilità visiva.
L'inserimento del piccolo disabile visivo nella scuola materna assume carattere
di necessità per la valenza compensativa in relazione alle ridotte
potenzialità di accesso alla realtà materiale e sociale determinate
dalla minorazione. In questo senso, compito precipuo della scuola,
riteniamo debba essere a questo livello, quello di favorire il massimo di
conoscenza del mondo oggettuale nella sua concretezza, tenendo conto fra l'altro
della più accentuata esigenza per il bambino disabile di intervento
dell'adulto nella organizzazione del reale, interdipendentemente ad una
progressiva acquisizione di autonomia sollecitata e consolidata da puntuali
interventi di educazione senso-percettiva e motoria.
Le indiscutibili difficoltà del disabile visivo ad utilizzare i mezzi
dell'imitazione e del gioco, sia con gli oggetti e sia con i coetanei,
devono trovare precisa compensazione. Programmi strutturati di pratica psicomotoria
e il ricorso al piccolo gruppo si valuta siano strumenti da privilegiarsi.
In termini di supporti materiali, sussidi, strumenti, la frequenza della scuola
materna da parte del bambino disabile visivo fa ricorso quasi totalmente
a ciò che, non strutturato o strutturato, rientra o può rientrare
nel normale utilizzo di tutti i bambini. Si tratta di adattare, se necessario,
alle esigenze di un approccio tattile/uditivo e/o con visione residua
determinato materiale ludico/didattico e di far attivare, in particolare
al bambino non vedente, idonee tecniche espressivo-creative quali il modellaggio,
la composizione polimaterica, disegni e rappresentazioni tramite grafica
in rilievo con sussidio specifico (piano di gomma e albums per disegno tattile).
Durante l'ultimo anno di materna si farà infine ricorso, nell'ambito delle
attività di prelettura e prescrittura per il bambino cieco, a sussidi
specifici o specificatamente utilizzati per l'approccio alla alfabetizzazione
braille, quali casellari, tavoletta con incavi e tappini, chiodini e supporto
con fori, dattiloritmica a sei punti, nonché la tavoletta braille con punteruolo.
Ricordiamo che il bambino inserito in una scuola materna ha diritto all'insegnante di sostegno e ad essere assistito da un operatore specializzato, che deve essere fornito dal Comune di residenza.
Scuola primaria
Dal 1976 i bambini ciechi ed ipovedenti possono essere inseriti nelle scuole comuni. In precedenza, invece, dovevano frequentare un istituto speciale. Essi hanno diritto ad un insegnante di sostegno, che deve essere presente in classe per aiutare l'alunno nello svolgimento delle normali attività didattiche e svolgere le ulteriori attività richieste dalla specifica minorazione. Tale insegnante deve essere fornito dalla scuola stessa. Pertanto è opportuno che l'ingresso del bambino con problemi di vista sia segnalato alla scuola elementare con un certo anticipo.
La normativa vigente in merito al problema dell'integrazione scolastica prevede l'elaborazione di un documento, il Piano Educativo Individualizzato (PEI), elaborato dal GLIP contenente gli obiettivi scolastici che si vogliono perseguire e gli strumenti che verranno impiegati.
È importante che all'interno del PEI si preveda l'insegnamento del Braille per i ciechi e gli ipovedenti che non possono sfruttare utilmente il loro residuo visivo per leggere e scrivere, e l'uso del videoingranditore e di occhiali speciali per gli altri ipovedenti.
La scolarizzazione elementare all'interno dei propri obiettivi generali e
raccogliendo quanto già impostato o offerto dall'inserimento nella scuola
materna, deve favorire al massimo per il bambino disabile visivo apprendimenti
attivi, basati "sul fare"; in tal modo sarà possibile, attenuando di molto
i condizionamenti posti dalla minorazione, strutturare un idoneo corredo di "strumentalità"
di base prestazionale e concettuale su cui potranno saldarsi con più facilità
e significanza successive acquisizioni puntuali.
L'alfabetizzazione culturale che compete alla scuola elementare verrà affrontata
dal giovane disabile visivo anche attraverso la progressiva utilizzazione delle
tecniche e dei sussidi necessari, fermo restando il principio di privilegiare per
quanto possibile il ricorso a quanto normalmente usato nella classe. Rientra nel
percorso scolastico elementare l'acquisizione delle tecnologie specifiche di accesso
alla comunicazione scritta: metodologia braille (scrittura di segni alfabetici
tramite combinazione di sei punti in rilievo a tecnica di lettura tattile
tramite polpastrelli delle dita), con utilizzo iniziale di tavoletta e punteruolo
per la scrittura diretta e successivamente (2º ciclo) utilizzo anche di macchina
dattilo-braille per scrittura meccanica; metodologia per ipovisione finalizzata
all'accesso alla letto/scrittura dei normali caratteri in nero con opportuni
accorgimenti e adattamenti tecnico-strutturali (particolari modalità di
presentazione, ingrandimento, uso di televisore a circuito chiuso, uso di
pennarelli e quaderni a righe distanziate e/o con appoggi percettivi in colore).
Nell'area logico-matematica il bambino con disabilità visiva fruisce di un'ampia
gamma di materiali e strumenti "normali" strutturati e non, nell'ambito di una
metodologia focalizzata sulla manipolazione.
A livello specifico, invece, l'allievo non vedente utilizza, a partire dalla
seconda elementare, come sussidi per il calcolo aritmetico con segnografia braille,
la dattiloritmica a quattro punti e/o il cubaritmo; per la geometria, oltre ai già
citati piano di gomma ed album tattili, il sussidio Geoméplan (composizione
su piano magnetico dei diversi elementi e figure geometriche piane).
Nell'area espressivo-creativa si verranno consolidando, ampliando e articolando le
diverse tecniche di produzione del tridimensionale e della grafica in rilievo
(disegno con tecnica del contorno e/o relativa all'uso di tessiture e materiali
diversi), mentre l'allievo ipovedente potrà essere in grado di utilizzare
anche, con adattamenti in termini di uso del colore e di tratto grafico,
le comuni tecniche grafo-pittoriche. Rientra progressivamente, infine, nella
competenza del disabile visivo, nell'arco del 2º ciclo elementare, la
tecnica di lettura delle cartine in rilievo e dei plastici geografici.
A partire già dalla fine del 1º ciclo e comunque entro la fine della
scolarizzazione elementare, l'allievo cieco acquisirà la tecnica di
lettura tramite l'apparecchio Optacon (conversione dei normali caratteri
in nero in corrispondenti configurazioni tattili percepibili attraverso
il polpastrello del dito indice); tale ausilio potrà divenire, in
integrazione alle altre tecniche di accesso alle informazioni scritte,
strumento sempre più efficace nell'attività didattica nonché
ausilio di grande valenza autonomizzante. Pari valenza, ad entrambi
i livelli, acquisirà per molti allievi con residuo visivo utilizzabile,
il ricorso ad ausili di tipo ottico e in particolare elettronico quale il
televisore a circuito chiuso. Quest'ultimo, già eventuale strumento
di metodologia di alfabetizzazione per l'ipovedente, sarà comunque
tramite essenziale, per molte situazioni di disabilità, per un accesso
significativo alle informazioni scritte e alla lettura in genere.
Scuola secondaria 1º grado
Nel passaggio dalle scuole elementari alle medie sono previsti incontri
tra i genitori del bambino e gli insegnanti delle elementari e delle medie,
in modo da aggiornare il piano educativo individualizzato e preparare favorevolmente
il nuovo ambiente nel quale il bambino andrà a studiare.
Durante le medie è opportuno diminuire progressivamente il sostegno in classe
per favorire le attività pomeridiane ed aumentare l'autonomia del ragazzo
durante le lezioni. In presenza di un ragazzo non vedente o ipovedente le attività
pratiche di disegno artistico e tecnico possono essere sostituite con attività
di disegno a rilievo e con lo studio della storia dell'arte e della tecnica.
Per la geometria si potrà ricorrere a strumenti che consentono di disegnare
in rilievo o a fotocopie ingrandite.
Per quanto riguarda lo studio delle scienze esistono delle tavole in rilievo
reperibili presso la Federazione
Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi e
l'Unione Italiana Ciechi.
Per gli ipovedenti si potrà sempre ricorrere alle fotocopie ingrandite prodotte
dalla scuola o dalla Provincia nell'ambito delle attività di sostegno all'integrazione
scolastica. Spesso le Province si appoggiano per tale attività alle associazioni
dei ciechi.
Scuola superiore e università
Se il ragazzo non vedente o ipovedente non presenta particolari difficoltà di apprendimento è opportuno frequentare una scuola superiore, sia essa un liceo o un istituto tecnico. Nella scelta si dovranno tenere in debito conto le aspirazioni del ragazzo e le effettive possibilità di inserimento lavorativo una volta terminata la scuola.
L'assistenza scolastica degli alunni minorati della vista inseriti nelle scuole superiori e nell'università è affidata alle Province (in alcune regioni ai Comuni). È opportuno sostituire l'assistenza in classe con un intervento pomeridiano per facilitare lo svolgimento dei compiti a casa, riservando la presenza dell'educatore/ripetitore in classe al solo svolgimento delle prove scritte (temi di italiano, versioni di latino, esercitazioni di matematica, ecc.).
Conclusa la scuola superiore, è possibile accedere ad uno dei corsi professionali specifici per non vedenti oppure mettersi in cerca del lavoro, o ancora iscriversi all'università. L''esperienza insegna che le università umanistiche e giuridiche sono più facilmente frequentabili da parte dei disabili visivi, ma non mancano casi di studenti che hanno frequentato con profitto le facoltà di ingegneria informatica o scienze delle telecomunicazioni.
La legge 104 del 1992 obbliga le università ad istituire dei servizi di assistenza che vanno dall'accompagnamento degli studenti disabili all'assistenza durante le prove d'esame. Spesso sono previste anche riduzioni delle tasse di iscrizione.
Gli enti di supporto agli studenti universitari creati dalle Regioni possono facilitare il reperimento di alloggi.
Non è da scartare a priori la possibilità di svolgere un periodo di studio all'estero tramite il progetto Erasmus, verificando preventivamente la disponibilità dell'università straniera ad accogliere un non vedente.
Attività extrascolastica
Per uno sviluppo armonico del bambino cieco o ipovedente si rende necessario affiancare alle attività di studio momenti ludici e sportivi: nuoto, danza, equitazione, judo si sono dimostrati alla portata dei disabili visivi, per non parlare dell'educazione musicale, sia attraverso il canto sia imparando a suonare uno strumento musicale.
Per quanto riguarda lo svolgimento di attività sportive, ci si può rivolgere ai gruppi sportivi istituiti dalle associazioni di categoria, oppure direttamente alle palestre, alle piscine, ai maneggi, eccetera. Naturalmente l'istruttore dovrà farsi carico di spiegare personalmente al non vedente i movimenti da compiere.
L'apprendimento di uno strumento musicale o di un canto può essere effettuato memorizzando la melodia. Tuttavia esiste un alfabeto braille musicale per i ciechi, mentre gli ipovedenti possono ricorrere a fotocopie ingrandite degli spartiti musicali. Ancora una volta vi invitiamo a rivolgervi alle associazioni di categoria, che potranno fornirvi cataloghi di spartiti musicali, corsi su audiocassetta e software che consentono di leggere e scrivere i pentagrammi.
Anche la partecipazione a gruppi parrocchiali, scout e altri gruppi giovanili, nonché l'inserimento in un gruppo di amici favoriscono la piena maturazione della personalità. Purtroppo, specie nella fase adolescenziale, è difficile far accettare in un gruppo spontaneo la presenza di un disabile. In questi casi l'appartenenza anche a gruppi formali (scuola, parrocchia, società sportiva) potrà favorire l'inserimento anche nei cosiddetti gruppi informali.
Integrazione scolastica e confronto con altri ciechi
Fino al 1976 i ciechi e gli ipovedenti dovevano frequentare le scuole elementari e talvolta anche le medie all'interno di istituti speciali. Questi istituti fornivano personale specializzato, sussidi didattici adeguati e la possibilità di confrontarsi continuamente con altri ragazzi affetti dalla stessa minorazione, ma comportavano lo sradicamento del bambino cieco o ipovedente dall'ambiente familiare e sociale in cui era nato e la pressoché totale assenza di confronto con i coetanei vedenti, se si eccettua il fatto che gli studenti più meritevoli erano ammessi a frequentare gli istituti superiori presenti nella città sede dell'istituto speciale.
Per questi motivi negli anni Settanta si iniziò a sperimentare l'inserimento dei bambini ciechi nelle scuole comuni ed oggi è normale che i bambini ciechi frequentino le scuole nel comune di residenza assieme ai coetanei vedenti. Sono state tentate anche esperienze inverse, inserendo alcuni bambini vedenti nelle scuole presenti all'interno degli istituti speciali, ma senza ottenere risultati soddisfacenti.
Attualmente in Italia le uniche scuole speciali annesse ad istituti sono quella di Palermo e quella di Assisi, specializzata nell'educazione dei bambini ciechi con minorazioni aggiuntive. Gli altri istituti per ciechi si sono specializzati nell'organizzazione di corsi professionali, quali quello per centralinisti telefonici e per massofisioterapisti, nonché nello svolgimento di attività di supporto all'integrazione scolastica.
È importante che i genitori e gli insegnanti favoriscano la piena integrazione del bambino, lasciando che partecipi ai giochi con gli altri bambini ma anche aiutando i vedenti a cogliere la differenza di cui è portatore il non vedente, i suoi limiti e le sue potenzialità.
Per evitare che il bambino cieco abbia come unico modello di riferimento i coetanei vedenti è opportuno che vengano favorite delle occasioni di incontro con altri ragazzi non vedenti. Ciò può avvenire tramite l?Ufficio Scolastico Provinciale (ex Provveditorato), l'Amministrazione Provinciale e le associazioni dei ciechi.
Sussidi tecnici utili
La tecnologia mette a disposizione degli studenti molti strumenti che possono facilitare notevolmente le attività didattiche, dai tradizionali registratori a cassette ai computer.
Per la scrittura in Braille, oltre alle tradizionali tavolette, utili soprattutto nella prima fase di apprendimento di questa scrittura, che si basa su una serie di combinazioni di puntini incisi sulla carta, è bene introdurre fin dalla terza elementare l'uso della macchina dattilobraille.
Per gli ipovedenti è indispensabile anzitutto individuare all'interno della classe una posizione che faciliti la lettura della lavagna e che fornisca al banco la luce sufficiente per poter leggere e scrivere. Poiché l'ipovedente è costretto a tenere la testa molto vicina al foglio che sta leggendo, è opportuno prevedere l'uso di sedie e banchi ergonomici. Per facilitare la lettura della lavagna da lontano si potrà installare una telecamera con un monitor sul banco dell'alunno.
Il computer rappresenta uno strumento utilissimo sia per i ciechi assoluti che
per gli ipovedenti, in quanto consente di organizzare in maniera logica ed ergonomica
sia i compiti svolti dall'alunno che i libri di testo.
Tra gli ausili che possono agevolare l'attività degli studenti ve ne sono alcuni
di piccole dimensioni, che possono essere acquistati dalla famiglia e trasportati
di volta in volta in classe o a casa a seconda delle necessità.
Altri invece sono pesanti ed ingombranti: per questi sarà opportuno prevedere
l'acquisto di un esemplare da parte della scuola e di uno da parte della famiglia.
La legge 104/1992 stanzia appositi fondi per consentire alle scuole di dotarsi degli strumenti atti a favorire l'integrazione degli alunni disabili. Gli strumenti così acquistati rimangono di proprietà della scuola.
Per quanto riguarda gli strumenti acquistati dalla famiglia, è da ricordare che essi sono soggetti alla detrazione IRPEF del 19% del loro prezzo e all'IVA agevolata del 4%.
Biblioteche e nastroteche
Quando il bambino frequenta la scuola elementare è importante che egli
abbia a disposizione tutti i libri di testo. È fondamentale che i libri
che vengono utilizzati per apprendere la lettura siano disponibili in braille o
con caratteri ingranditi a seconda della modalità di lettura prescelta.
Per le trascrizioni ci si può rivolgere alle associazioni dei ciechi o ad
altre associazioni che forniscono questo servizio. La più importante è
sicuramente la Biblioteca Italiana
per Ciechi Regina Margherita di Monza, che ha
creato un consorzio di stamperie braille in tutta Italia.
È bene iniziare fin dalla terza elementare l'addestramento all'uso del registratore, poiché è impensabile che tutti i libri possano essere trascritti in braille o riprodotti a caratteri ingranditi. I libri possono essere registrati dall'insegnante di sostegno, oppure ci si può appoggiare ad una nastroteca. Segnaliamo:
- Centro Nazionale del Libro Parlato dell'Unione Italiana Ciechi
- Centro Internazionale del Libro Parlato di Feltre e il
- Centro del Libro Parlato Robert Holman del Lions Club Verbania
Software didattico e programmi multimediali
Per agevolare l'uso del computer da parte degli alunni ciechi ed ipovedenti
sono stati elaborati alcuni softwares specifici. In questo campo si distingue il
Centro Territoriale per l'Integrazione scolastica del CSA di Vicenza, che
propone alcuni software liberamente scaricabili o richiedibili su cd-rom.
Segnaliamo in particolare Erica, un programma per il sistema operativo MS-DOS
pensato specificamente per i ciechi, e Omnibook, un'applicazione Windows che
tiene maggiormente conto delle esigenze degli ipovedenti. Si tratta di veri
e propri ambienti di lavoro, che integrano i quaderni, i libri, il diario
e un sistema avanzato per svolgere gli esercizi di aritmetica.
È anche possibile scaricare un programma per l'apprendimento della
tastiera e puntatori del mouse ingranditi per gli ipovedenti.
Il CSA di Vicenza partecipa anche al progetto LAMBDA, un progetto europeo che si
prefigge lo sviluppo di un software Windows per fare matematica, fornendo strumenti
che semplificano la manipolazione delle espressioni e la loro stampa in
braille e a caratteri normali.
Anche l'Istituto Cavazza di Bologna ha realizzato un software per la gestione
della matematica ed una tastiera Braille da collegare al computer, per semplificare
il passaggio dal Braille su carta a quello informatico.
Non esistono dizionari o enciclopedie pensate specificamente per i disabili
visivi ed i prodotti reperibili in commercio spesso si rivelano inutilizzabili,
a causa dell'uso spinto della grafica. Il Centro Informatico per la Sperimentazione
degli Ausili Didattici dell'Istituto Cavazza di Bologna offre un servizio di monitoraggio
delle principali opere multimediali presenti sul mercato italiano, indicandone il
livello di accessibilità ed eventuali trucchi per superare le difficoltà
poste dall'interfaccia grafica.
Il CISAD ha anche sviluppato alcuni software didattici per l'apprendimento del
braille e della matematica.
Fonti:
1. www.nonvedenti.it
2. www.optacon.calabria.it


