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ATRI Onlus - Associazione Toscana Retinopatici ed Ipovedenti

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Ultimo aggiornamento: 16 Agosto 2010
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Titolo pagina: Integrazione scolastica del disabile visivo

Nell'arco di tutto il ciclo della scolarità dell'obbligo l'allievo disabile visivo potrà e dovrà partecipare all'interno del gruppo classe alle proposte del curriculum. Sulla base degli specifici bisogni emergenti dalla condizione di minorazione potranno, tuttavia, essere individuati e programmati, con attenta valutazione, momento ed occasioni di insegnamento/apprendimento al di fuori del contesto classe, con le modalità più opportune per evitare interferenze significative alla comune partecipazione del gruppo. Estremo beneficio, comunque, l'allievo non vedente o ipovedente troverà da una metodologia didattica che, da una parte, privilegi il massimo coinvolgimento pratico-operativo dei discenti, per controbilanciare la tendenza, per altri versi a volte inevitabile in relazione alla minorazione, ad apprendimenti basati sulla ricezione verbale e su un'assimilazione passiva; e dall'altra parte non favorisca dinamiche competitive che sono, in modo ben più pesante che per i compagni vedenti, motivo per lui di emarginazione e frustrazione.
La scuola rappresenta una tappa fondamentale nel cammino di crescita di un bambino non vedente o ipovedente: infatti, oltre ad apprendere il suo bagaglio di conoscenze, che lo accompagneranno per tutta la vita, egli deve imparare l'uso di strumentazioni e tecniche che gli consentano di superare il deficit percettivo e di raggiungere risultati paragonabili a quelli dei suoi coetanei.
In questa sezione passeremo in rassegna le varie tappe del cammino scolastico e daremo indicazioni sul materiale didattico e sugli ausili informatici che possono agevolare lo studio.

Asilo nido e scuola dell'infanzia

Tutti concordano sul fatto che è opportuno che i bambini ciechi ed ipovedenti siano inseriti nella scuola materna. Per quanto riguarda l'asilo nido i pareri degli "esperti" sono discordanti: se l'asilo si mostra disponibile può essere un'esperienza interessante, perchè porta il bambino disabile visivo a contatto con altri bambini normodotati che gli si avvicineranno in maniera naturale, senza dare un peso particolare alla disabilità visiva.

L'inserimento del piccolo disabile visivo nella scuola materna assume carattere di necessità per la valenza compensativa in relazione alle ridotte potenzialità di accesso alla realtà materiale e sociale determinate dalla minorazione. In questo senso, compito precipuo della scuola, riteniamo debba essere a questo livello, quello di favorire il massimo di conoscenza del mondo oggettuale nella sua concretezza, tenendo conto fra l'altro della più accentuata esigenza per il bambino disabile di intervento dell'adulto nella organizzazione del reale, interdipendentemente ad una progressiva acquisizione di autonomia sollecitata e consolidata da puntuali interventi di educazione senso-percettiva e motoria.
Le indiscutibili difficoltà del disabile visivo ad utilizzare i mezzi dell'imitazione e del gioco, sia con gli oggetti e sia con i coetanei, devono trovare precisa compensazione. Programmi strutturati di pratica psicomotoria e il ricorso al piccolo gruppo si valuta siano strumenti da privilegiarsi.
In termini di supporti materiali, sussidi, strumenti, la frequenza della scuola materna da parte del bambino disabile visivo fa ricorso quasi totalmente a ciò che, non strutturato o strutturato, rientra o può rientrare nel normale utilizzo di tutti i bambini. Si tratta di adattare, se necessario, alle esigenze di un approccio tattile/uditivo e/o con visione residua determinato materiale ludico/didattico e di far attivare, in particolare al bambino non vedente, idonee tecniche espressivo-creative quali il modellaggio, la composizione polimaterica, disegni e rappresentazioni tramite grafica in rilievo con sussidio specifico (piano di gomma e albums per disegno tattile).
Durante l'ultimo anno di materna si farà infine ricorso, nell'ambito delle attività di prelettura e prescrittura per il bambino cieco, a sussidi specifici o specificatamente utilizzati per l'approccio alla alfabetizzazione braille, quali casellari, tavoletta con incavi e tappini, chiodini e supporto con fori, dattiloritmica a sei punti, nonché la tavoletta braille con punteruolo.

Ricordiamo che il bambino inserito in una scuola materna ha diritto all'insegnante di sostegno e ad essere assistito da un operatore specializzato, che deve essere fornito dal Comune di residenza.

Scuola primaria

Dal 1976 i bambini ciechi ed ipovedenti possono essere inseriti nelle scuole comuni. In precedenza, invece, dovevano frequentare un istituto speciale. Essi hanno diritto ad un insegnante di sostegno, che deve essere presente in classe per aiutare l'alunno nello svolgimento delle normali attività didattiche e svolgere le ulteriori attività richieste dalla specifica minorazione. Tale insegnante deve essere fornito dalla scuola stessa. Pertanto è opportuno che l'ingresso del bambino con problemi di vista sia segnalato alla scuola elementare con un certo anticipo.

La normativa vigente in merito al problema dell'integrazione scolastica prevede l'elaborazione di un documento, il Piano Educativo Individualizzato (PEI), elaborato dal GLIP contenente gli obiettivi scolastici che si vogliono perseguire e gli strumenti che verranno impiegati.

È importante che all'interno del PEI si preveda l'insegnamento del Braille per i ciechi e gli ipovedenti che non possono sfruttare utilmente il loro residuo visivo per leggere e scrivere, e l'uso del videoingranditore e di occhiali speciali per gli altri ipovedenti.

La scolarizzazione elementare all’interno dei propri obiettivi generali e raccogliendo quanto già impostato o offerto dall'inserimento nella scuola materna, deve favorire al massimo per il bambino disabile visivo apprendimenti attivi, basati "sul fare"; in tal modo sarà possibile, attenuando di molto i condizionamenti posti dalla minorazione, strutturare un idoneo corredo di "strumentalità" di base prestazionale e concettuale su cui potranno saldarsi con più facilità e significanza successive acquisizioni puntuali.
L'alfabetizzazione culturale che compete alla scuola elementare verrà affrontata dal giovane disabile visivo anche attraverso la progressiva utilizzazione delle tecniche e dei sussidi necessari, fermo restando il principio di privilegiare per quanto possibile il ricorso a quanto normalmente usato nella classe. Rientra nel percorso scolastico elementare l'acquisizione delle tecnologie specifiche di accesso alla comunicazione scritta: metodologia braille (scrittura di segni alfabetici tramite combinazione di sei punti in rilievo a tecnica di lettura tattile tramite polpastrelli delle dita), con utilizzo iniziale di tavoletta e punteruolo per la scrittura diretta e successivamente (2º ciclo) utilizzo anche di macchina dattilo-braille per scrittura meccanica; metodologia per ipovisione finalizzata all'accesso alla letto/scrittura dei normali caratteri in nero con opportuni accorgimenti e adattamenti tecnico-strutturali (particolari modalità di presentazione, ingrandimento, uso di televisore a circuito chiuso, uso di pennarelli e quaderni a righe distanziate e/o con appoggi percettivi in colore).
Nell'area logico-matematica il bambino con disabilità visiva fruisce di un'ampia gamma di materiali e strumenti "normali" strutturati e non, nell'ambito di una metodologia focalizzata sulla manipolazione.
A livello specifico, invece, l'allievo non vedente utilizza, a partire dalla seconda elementare, come sussidi per il calcolo aritmetico con segnografia braille, la dattiloritmica a quattro punti e/o il cubaritmo; per la geometria, oltre ai già citati piano di gomma ed album tattili, il sussidio Geoméplan (composizione su piano magnetico dei diversi elementi e figure geometriche piane).
Nell'area espressivo-creativa si verranno consolidando, ampliando e articolando le diverse tecniche di produzione del tridimensionale e della grafica in rilievo (disegno con tecnica del contorno e/o relativa all'uso di tessiture e materiali diversi), mentre l'allievo ipovedente potrà essere in grado di utilizzare anche, con adattamenti in termini di uso del colore e di tratto grafico, le comuni tecniche grafo-pittoriche. Rientra progressivamente, infine, nella competenza del disabile visivo, nell'arco del 2º ciclo elementare, la tecnica di lettura delle cartine in rilievo e dei plastici geografici. A partire già dalla fine del 1º ciclo e comunque entro la fine della scolarizzazione elementare, l'allievo cieco acquisirà la tecnica di lettura tramite l'apparecchio Optacon (conversione dei normali caratteri in nero in corrispondenti configurazioni tattili percepibili attraverso il polpastrello del dito indice); tale ausilio potrà divenire, in integrazione alle altre tecniche di accesso alle informazioni scritte, strumento sempre più efficace nell'attività didattica nonché ausilio di grande valenza autonomizzante. Pari valenza, ad entrambi i livelli, acquisirà per molti allievi con residuo visivo utilizzabile, il ricorso ad ausili di tipo ottico e in particolare elettronico quale il televisore a circuito chiuso. Quest'ultimo, già eventuale strumento di metodologia di alfabetizzazione per l'ipovedente, sarà comunque tramite essenziale, per molte situazioni di disabilità, per un accesso significativo alle informazioni scritte e alla lettura in genere.

Scuola secondaria 1º grado

Nel passaggio dalle scuole elementari alle medie sono previsti incontri tra i genitori del bambino e gli insegnanti delle elementari e delle medie, in modo da aggiornare il piano educativo individualizzato e preparare favorevolmente il nuovo ambiente nel quale il bambino andrà a studiare.
Durante le medie è opportuno diminuire progressivamente il sostegno in classe per favorire le attività pomeridiane ed aumentare l'autonomia del ragazzo durante le lezioni. In presenza di un ragazzo non vedente o ipovedente le attività pratiche di disegno artistico e tecnico possono essere sostituite con attività di disegno a rilievo e con lo studio della storia dell'arte e della tecnica.
Per la geometria si potrà ricorrere a strumenti che consentono di disegnare in rilievo o a fotocopie ingrandite.
Per quanto riguarda lo studio delle scienze esistono delle tavole in rilievo reperibili presso la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi e l'Unione Italiana Ciechi.
Per gli ipovedenti si potrà sempre ricorrere alle fotocopie ingrandite prodotte dalla scuola o dalla Provincia nell'ambito delle attività di sostegno all'integrazione scolastica. Spesso le Province si appoggiano per tale attività alle associazioni dei ciechi.

Scuola superiore e università

Se il ragazzo non vedente o ipovedente non presenta particolari difficoltà di apprendimento è opportuno frequentare una scuola superiore, sia essa un liceo o un istituto tecnico. Nella scelta si dovranno tenere in debito conto le aspirazioni del ragazzo e le effettive possibilità di inserimento lavorativo una volta terminata la scuola.

L'assistenza scolastica degli alunni minorati della vista inseriti nelle scuole superiori e nell'università è affidata alle Province (in alcune regioni ai Comuni). È opportuno sostituire l'assistenza in classe con un intervento pomeridiano per facilitare lo svolgimento dei compiti a casa, riservando la presenza dell'educatore/ripetitore in classe al solo svolgimento delle prove scritte (temi di italiano, versioni di latino, esercitazioni di matematica, ecc.).

Conclusa la scuola superiore, è possibile accedere ad uno dei corsi professionali specifici per non vedenti oppure mettersi in cerca del lavoro, o ancora iscriversi all'università. L'’esperienza insegna che le università umanistiche e giuridiche sono più facilmente frequentabili da parte dei disabili visivi, ma non mancano casi di studenti che hanno frequentato con profitto le facoltà di ingegneria informatica o scienze delle telecomunicazioni.

La legge 104 del 1992 obbliga le università ad istituire dei servizi di assistenza che vanno dall'accompagnamento degli studenti disabili all'assistenza durante le prove d'esame. Spesso sono previste anche riduzioni delle tasse di iscrizione.

Gli enti di supporto agli studenti universitari creati dalle Regioni possono facilitare il reperimento di alloggi.

Non è da scartare a priori la possibilità di svolgere un periodo di studio all'estero tramite il progetto Erasmus, verificando preventivamente la disponibilità dell'università straniera ad accogliere un non vedente.

Attività extrascolastica

Per uno sviluppo armonico del bambino cieco o ipovedente si rende necessario affiancare alle attività di studio momenti ludici e sportivi: nuoto, danza, equitazione, judo si sono dimostrati alla portata dei disabili visivi, per non parlare dell'educazione musicale, sia attraverso il canto sia imparando a suonare uno strumento musicale.

Per quanto riguarda lo svolgimento di attività sportive, ci si può rivolgere ai gruppi sportivi istituiti dalle associazioni di categoria, oppure direttamente alle palestre, alle piscine, ai maneggi, eccetera. Naturalmente l'istruttore dovrà farsi carico di spiegare personalmente al non vedente i movimenti da compiere.

L'apprendimento di uno strumento musicale o di un canto può essere effettuato memorizzando la melodia. Tuttavia esiste un alfabeto braille musicale per i ciechi, mentre gli ipovedenti possono ricorrere a fotocopie ingrandite degli spartiti musicali. Ancora una volta vi invitiamo a rivolgervi alle associazioni di categoria, che potranno fornirvi cataloghi di spartiti musicali, corsi su audiocassetta e software che consentono di leggere e scrivere i pentagrammi.

Anche la partecipazione a gruppi parrocchiali, scout e altri gruppi giovanili, nonché l'inserimento in un gruppo di amici favoriscono la piena maturazione della personalità. Purtroppo, specie nella fase adolescenziale, è difficile far accettare in un gruppo spontaneo la presenza di un disabile. In questi casi l'appartenenza anche a gruppi formali (scuola, parrocchia, società sportiva) potrà favorire l'inserimento anche nei cosiddetti gruppi informali.

Integrazione scolastica e confronto con altri ciechi

Fino al 1976 i ciechi e gli ipovedenti dovevano frequentare le scuole elementari e talvolta anche le medie all'interno di istituti speciali. Questi istituti fornivano personale specializzato, sussidi didattici adeguati e la possibilità di confrontarsi continuamente con altri ragazzi affetti dalla stessa minorazione, ma comportavano lo sradicamento del bambino cieco o ipovedente dall'ambiente familiare e sociale in cui era nato e la pressoché totale assenza di confronto con i coetanei vedenti, se si eccettua il fatto che gli studenti più meritevoli erano ammessi a frequentare gli istituti superiori presenti nella città sede dell'istituto speciale.

Per questi motivi negli anni Settanta si iniziò a sperimentare l'inserimento dei bambini ciechi nelle scuole comuni ed oggi è normale che i bambini ciechi frequentino le scuole nel comune di residenza assieme ai coetanei vedenti. Sono state tentate anche esperienze inverse, inserendo alcuni bambini vedenti nelle scuole presenti all'interno degli istituti speciali, ma senza ottenere risultati soddisfacenti.

Attualmente in Italia le uniche scuole speciali annesse ad istituti sono quella di Palermo e quella di Assisi, specializzata nell'educazione dei bambini ciechi con minorazioni aggiuntive. Gli altri istituti per ciechi si sono specializzati nell'organizzazione di corsi professionali, quali quello per centralinisti telefonici e per massofisioterapisti, nonché nello svolgimento di attività di supporto all'integrazione scolastica.

È importante che i genitori e gli insegnanti favoriscano la piena integrazione del bambino, lasciando che partecipi ai giochi con gli altri bambini ma anche aiutando i vedenti a cogliere la differenza di cui è portatore il non vedente, i suoi limiti e le sue potenzialità.

Per evitare che il bambino cieco abbia come unico modello di riferimento i coetanei vedenti è opportuno che vengano favorite delle occasioni di incontro con altri ragazzi non vedenti. Ciò può avvenire tramite l?Ufficio Scolastico Provinciale (ex Provveditorato), l'Amministrazione Provinciale e le associazioni dei ciechi.

Sussidi tecnici utili

La tecnologia mette a disposizione degli studenti molti strumenti che possono facilitare notevolmente le attività didattiche, dai tradizionali registratori a cassette ai computer.

Per la scrittura in Braille, oltre alle tradizionali tavolette, utili soprattutto nella prima fase di apprendimento di questa scrittura, che si basa su una serie di combinazioni di puntini incisi sulla carta, è bene introdurre fin dalla terza elementare l'uso della macchina dattilobraille.

Per gli ipovedenti è indispensabile anzitutto individuare all'interno della classe una posizione che faciliti la lettura della lavagna e che fornisca al banco la luce sufficiente per poter leggere e scrivere. Poiché l'ipovedente è costretto a tenere la testa molto vicina al foglio che sta leggendo, è opportuno prevedere l'uso di sedie e banchi ergonomici. Per facilitare la lettura della lavagna da lontano si potrà installare una telecamera con un monitor sul banco dell'alunno.

Il computer rappresenta uno strumento utilissimo sia per i ciechi assoluti che per gli ipovedenti, in quanto consente di organizzare in maniera logica ed ergonomica sia i compiti svolti dall'alunno che i libri di testo.
Tra gli ausili che possono agevolare l'attività degli studenti ve ne sono alcuni di piccole dimensioni, che possono essere acquistati dalla famiglia e trasportati di volta in volta in classe o a casa a seconda delle necessità.
Altri invece sono pesanti ed ingombranti: per questi sarà opportuno prevedere l'acquisto di un esemplare da parte della scuola e di uno da parte della famiglia.

La legge 104/1992 stanzia appositi fondi per consentire alle scuole di dotarsi degli strumenti atti a favorire l'integrazione degli alunni disabili. Gli strumenti così acquistati rimangono di proprietà della scuola.

Per quanto riguarda gli strumenti acquistati dalla famiglia, è da ricordare che essi sono soggetti alla detrazione IRPEF del 19% del loro prezzo e all'IVA agevolata del 4%.

Biblioteche e nastroteche

Quando il bambino frequenta la scuola elementare è importante che egli abbia a disposizione tutti i libri di testo. È fondamentale che i libri che vengono utilizzati per apprendere la lettura siano disponibili in braille o con caratteri ingranditi a seconda della modalità di lettura prescelta.
Per le trascrizioni ci si può rivolgere alle associazioni dei ciechi o ad altre associazioni che forniscono questo servizio. La più importante è sicuramente la Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita di Monza, che ha creato un consorzio di stamperie braille in tutta Italia.

È bene iniziare fin dalla terza elementare l'addestramento all'uso del registratore, poiché è impensabile che tutti i libri possano essere trascritti in braille o riprodotti a caratteri ingranditi. I libri possono essere registrati dall'insegnante di sostegno, oppure ci si può appoggiare ad una nastroteca. Segnaliamo:

Software didattico e programmi multimediali

Per agevolare l'uso del computer da parte degli alunni ciechi ed ipovedenti sono stati elaborati alcuni softwares specifici. In questo campo si distingue il Centro Territoriale per l'Integrazione scolastica del CSA di Vicenza, che propone alcuni software liberamente scaricabili o richiedibili su cd-rom.
Segnaliamo in particolare Erica, un programma per il sistema operativo MS-DOS pensato specificamente per i ciechi, e Omnibook, un'applicazione Windows che tiene maggiormente conto delle esigenze degli ipovedenti. Si tratta di veri e propri ambienti di lavoro, che integrano i quaderni, i libri, il diario e un sistema avanzato per svolgere gli esercizi di aritmetica.

È anche possibile scaricare un programma per l'apprendimento della tastiera e puntatori del mouse ingranditi per gli ipovedenti.
Il CSA di Vicenza partecipa anche al progetto LAMBDA, un progetto europeo che si prefigge lo sviluppo di un software Windows per fare matematica, fornendo strumenti che semplificano la manipolazione delle espressioni e la loro stampa in braille e a caratteri normali.
Anche l'Istituto Cavazza di Bologna ha realizzato un software per la gestione della matematica ed una tastiera Braille da collegare al computer, per semplificare il passaggio dal Braille su carta a quello informatico.

Non esistono dizionari o enciclopedie pensate specificamente per i disabili visivi ed i prodotti reperibili in commercio spesso si rivelano inutilizzabili, a causa dell'uso spinto della grafica. Il Centro Informatico per la Sperimentazione degli Ausili Didattici dell'Istituto Cavazza di Bologna offre un servizio di monitoraggio delle principali opere multimediali presenti sul mercato italiano, indicandone il livello di accessibilità ed eventuali trucchi per superare le difficoltà poste dall'interfaccia grafica.
Il CISAD ha anche sviluppato alcuni software didattici per l'apprendimento del braille e della matematica.

Fonti:
1. www.nonvedenti.it
2. www.optacon.calabria.it