Titolo pagina: Nuova integrazione e "sussidiari moderni"
Solo se la scuola saprà vincere la sfida delle moderne tecnologie,
si potrà arrivare ad una reale integrazione delle persone con disabilità
e a una crescita effettiva della loro autonomia personale.
Si tratterebbe infatti di un investimento lungimirante, che oltre a costruire
cittadinanza e a creare benessere personale e serenità familiare,
porterebbe anche a notevoli risparmi economici.
Uno degli elementi portanti delle politiche sull'integrazione scolastica è
il sostegno alla persona volto a garantire ad ognuno il diritto all'apprendimento
continuo e ad arginare i rischi di una vera e propria esclusione dalla
società della conoscenza, con inevitabili ripercussioni in termini
di sottoccupazione, disoccupazione, precarietà ed emarginazione sociale.
La maggiore attenzione verso la persona rappresenta oggi un'inversione di
tendenza rispetto al passato, nella misura in cui l'accento non cade solo
sull'educazione, l'istruzione e la formazione in quanto tali,
ma in quanto funzionali alla valorizzazione e alla crescita della persona,
in quanto strumenti rivolti ad accompagnarla per tutto l'arco della vita.
Naturalmente l'aspirazione all'efficienza e all'efficacia del sistema
impone logiche e scelte di differenziazione, specializzazione
e personalizzazione che se da un lato consentiranno di realizzare
concretamente le politiche di integrazione e di sostegno specie
per gli adolescenti e i giovani con disabilità, di prevenire gli
abbandoni scolastici e gli insuccessi formativi, dall'altro lato
potranno essere occasione per soddisfare esperienze di eccellenza.
Se tale finalità viene assunta, in modo convinto e coerente,
dalle istituzioni pubbliche, si pone però l'esigenza di definire
e rilanciare, in termini moderni, i contenuti e i percorsi che
sinteticamente indichiamo come "le politiche all'integrazione".
Alla luce delle gigantesche innovazioni e della diffusione delle enormi
opportunità, finora impensate, offerte dalle tecnologie, si pone
l'esigenza di una rivisitazione dei termini e delle modalità con le
quali si configura il diritto allo studio e, quindi, quali siano le condizioni
ottimali per approntare un nuovo sistema di opportunità indispensabili
per il successo scolastico e formativo. Oggi più che mai la precondizione
per sviluppare i processi di istruzione, apprendimento e formazione è
data dalla disponibilità e dalla piena fruizione dei dispositivi
elettronici e delle reti informatiche che vengono progressivamente considerati
come il sussidiario moderno, che pone a disposizione tutta la cultura e
la conoscenza mondiale. Se oggi ci poniamo l'obiettivo della promozione
umana e la costruzione del cosiddetto "cittadino globale", appare in
tutta evidenza la necessitàdell'utilizzo, e quindi della
disponibilità, di un "sussidiario" quale internet.
Ma questo grandioso e potentissimo strumento non è fruibile in
tutto il territorio nazionale per carenze infrastrutturali, non è
pienamente fruibile per incompatibilità fra dispositivi o
programmi informatici, non è fruibile perchè molti siti
informatici non sono accessibili o sono estremamente difficoltosi.
Non è qui il caso di esaminare gli aspetti di merito perchè
qui interessa sottolineare che l'indisponibilità e l'inaccessibilità,
ossia la presenza di barriere elettroniche, è causa di nuova
discriminazione, di esclusione sociale e di colpevole ostacolo per i
processi di integrazione e di istruzione.
Ciò pone una serie di problemi per cui è necessario, se condividiamo
l'analisi e le finalità, intraprendere nuove iniziative per l'aggiornamento
del personale docente curriculare e di sostegno, ma anche degli operatori
incaricati delle mansione di supporto. Esperienze in merito esistono,
ma sono legate alla sporadicità e alla motivazione volontaria dei singoli
piuttosto che ad un piano di interventi organici e territoriali.
Senza dimenticare che l'avvento di internet sta modificando in profondità
le stesse tecniche e metodologie della didattica, i tempi di istruzione e di
apprendimento e perfino gli stessi contenuti dei programmi scolastici.
L'erudizione, ad esempio, o meglio il nozionismo, oggi può essere un
aspetto da superare definitivamente, non solo perchè negativo, ma perchè
sempre meno proficuo nei processi di istruzione e di maturazione individuale,
per puntare decisamente verso l'elaborazione dell'informazione,
sviluppando la conoscenza e la costruzione delle competenze e quindi
della professionalità e dell'occupabilità. I giovani disabili,
in particolar modo gli allievi non vedenti, se non debitamente sostenuti
e supportati, saranno esclusi e quindi destinati ad essere ricacciati
nelle fasce sociali delle persone improduttive, inutili e in quanto
tali "sopportate", ma non protagoniste del proprio progetto di vita.
Ma anche quando le esigenze formative venissero affrontate, occorrerà
comunque ripensare e risolvere un altro condizionamento importante.
Le istituzioni scolastiche, infatti, spesso non posseggono le tecnologie
assistive che occorrono per sostenere le attività didattiche.
Sono rare le scuole fornite di tale strumentazione e anche quando ne
siano in possesso, la tecnologia non segue il percorso interscolastico dell'alunno.
La visione "proprietaria" delle dotazioni informatiche assistive costituisce
una rigidità burocratica e causa situazioni tali per cui la scuola che
possiede la tecnologia non annovera la presenza di alunni con disabilità che,
al contrario, si troveranno in scuole sprovviste degli ausili occorrenti.
Di qui la necessità di attivare centri o ausilioteche territoriali,
animati da personale specializzato, che consentano l’aggiornamento dei docenti
e che rendano dinamica e tempestiva la fruizione degli ausili da mettere a
disposizione in tutta la rete scolastica a livello provinciale. In questi
anni abbiamo sostenuto la battaglia per creare condizioni logistiche
favorevoli per gli alunni con disabilità. Abbiamo intrapreso grandi
iniziative per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Abbiamo
iniziato ultimamente la battaglia per l'abbattimento delle barriere
elettroniche e informatiche, tentando di concretizzare le conquiste sancite
dalla Legge 4/2004 ("Legge Stanca").
Ora assistiamo alla giusta e sacrosanta rivendicazione di scuole sicure, in
particolare dopo la tragedia dei bambini molisani di San Giuliano. Assistiamo
poi, se pur tardivamente, all'elaborazione di piani di intervento per l'ammodernamento
tecnologico negli edifici pubblici e nelle scuole. Pochi però si pongono il
problema che occorre dotare le scuole di tutti quei sistemi della domotica che
consentono agli allievi con disabilità una migliore fruizione degli ambienti
e attrezzature scolastiche. Proprio qui sta un punto decisivo per l'integrazione
scolastica e formativa. I sistemi domotici consentono un livello superiore
di autonomia e autosufficienza personale che consolida l'autostima e sviluppa
la pari dignità fra compagni di scuola.
Ma non solo! Le opportunità di maggiore autonomia e comportamenti
indipendenti riducono il ricorso all'aiuto degli operatori di sostegno.
Si ridurrebbe e ridimensionerebbe, di conseguenza, l'annosa rivendicazione
sulla disponibilità del personale che deve essere messo a disposizione
dai Comuni. Ad un'attenta analisi, quindi, non sfugge il fatto che la
realizzazione di condizioni favorevoli all'autonomia personale coincide,
in questo caso, con un risparmio economico.
Un buon investimento per l'ammodernamento tecnologico delle infrastrutture
scolastiche, infatti, dà luogo, concretamente e materialmente,
ad un risultato di livello superiore di integrazione, ma anche
a un riscontro finanziario positivo. Le istituzioni responsabili
prendano atto che siamo di fronte ad un'altra dimostrazione di investimenti
lungimiranti perché costruiscono cittadinanza e creano benessere personale
e serenità familiare.
Ne hanno bisogno i giovani allievi con disabilità, ma anche la
società attuale che intende avvalersi pienamente di tutte le diversità.
di Alfio Desogus
Presidente FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap)
Testo presentato alla Commissione Regionale della Sardegna per la Pubblica Istruzione, in occasione di un'audizione sul disegno di legge regionale per il diritto allo studio. Secondo l'Autore, "si tratta di un'attesa riforma che può dare nuove opportunità ai giovani disabili che abbiamo inteso rappresentare nella loro interezza. Il percorso prefigurato nella proposta mira a saldare strettamente l'istruzione e la formazione professionale, costituendo un interessante laboratorio di valenza nazionale e un'ottima occasione di innovazione ed estensione delle frontiere dell'integrazione. In un testo successivo verranno avanzate proposte e specifiche analisi riguardanti l'integrazione nella formazione professionale".
da "Superando.it"
10 Agosto 2007


